Con la scomparsa di Carlo Petrini si chiude una pagina fondamentale della storia culturale e sociale contemporanea, una chiusura che aveva accompagnato negli ultimi anni, sia lasciando alcuni ruoli ad altri e altre attivisti/e di Slow Food, sia seminando continui richiami al fatto che la sua vita avrebbe avuto termine. “Carlin”, come tutti lo chiamavano, non è stato semplicemente un gastronomo o il fondatore di un movimento d’opinione anche se di livello globale; è stato un sociologo della terra, un filosofo della quotidianità e, soprattutto, un agitatore culturale che ha ridefinito il nostro rapporto con il pianeta, partendo da ciò che mettiamo nel piatto.
Spesso, riflettendo sul senso del limite e sul passaggio della vita, Petrini amava ricordare una verità tanto semplice quanto radicale, presa in prestito dalla saggezza popolare: «Ce ne andiamo da questo mondo senza soldi nelle tasche. Nessuno si porta via nulla».
In questa frase c’è tutta l’essenza della sua visione. Per decenni ha combattuto contro l’illusione dell’accumulo indefinito, contro un’economia predatrice che consuma il suolo, impoverisce i contadini e omologa i sapori in nome del profitto immediato. Ricordare che alla fine il bilancio non si misura in denaro, ma nella qualità delle relazioni e nello stato in cui lasciamo la Terra alle generazioni future, è stato il fulcro della sua intera esistenza.

Come ha inciso nella società: una rivoluzione globale
L’impatto di Petrini sulla società negli ultimi quarant’anni è stato profondo e sempre anticipatorio da visionario qual era. Quando nel 1986 nacque Slow Food — in coincidenza con l’apertura del primo fast food a Roma — l’idea dominante era che il progresso coincidesse con la velocità, l’industrializzazione forzata e la standardizzazione del cibo. Petrini ha invertito questa rotta, compiendo tre grandi rivoluzioni.
La prima politica, per cui il consumo di cibo è atto politico: Petrini ha tolto la gastronomia dalle stanze d’élite della critica culinaria per portarla nelle piazze, nelle strade e nei campi. Mangiare è diventato un atto agricolo e politico. Scegliere cosa acquistare significa decidere quale modello economico sostenere.

La seconda si ritrova nella trinità del “Buono, Pulito e Giusto”: Carlin ha codificato un nuovo paradigma in cui il piacere del cibo (il buono) non può prescindere dal rispetto dell’ambiente e della biodiversità (il pulito) e dalla giustizia sociale e remunerativa per chi lavora la terra (il giusto). I Presìdi Slow Food e i prodotti dell’Arca del Gusto hanno salvato dall’estinzione centinaia di prodotti tradizionali, dando dignità economica a comunità rurali marginalizzate.
La terza rivoluzione è quella della rete globale di Terra Madre: concependo l’alleanza mondiale tra le “Comunità della Terra” (contadini, pescatori, pastori, ristoratori, accademici), ha dato voce agli ultimi e alle ultime della filiera alimentare, dimostrando che la vera innovazione risiede spesso nel recupero consapevole dei saperi tradizionali e nella tutela degli ecosistemi locali.

Un’eredità che resta
Carlo Petrini lascia una società profondamente diversa da quella in cui ha iniziato a operare. Se oggi concetti come sostenibilità, biodiversità, chilometro zero e sovranità alimentare sono centrali nel dibattito politico, economico e nelle scelte quotidiane di milioni di persone, lo si deve in gran parte alla sua intuizione e alla sua straordinaria capacità di unire intelligenza affettiva, empatia e pragmatismo.
Se ne va un uomo che ha speso la vita a riempire le tasche degli altri di diritti, dignità e consapevolezza, lasciando le proprie intenzionalmente vuote, ma consegnandoci una terra un po’ più custodita e una bussola chiara per il futuro.
Come sottolinea il saluto dell’Associazione Slow Food Italia al suo padre fondatore, Carlo Petrini è stato “Uno degli intellettuali più vivaci e visionari della nostra epoca. Capace di dialogare con un re, un papa, un contadino, una pastora, un pescatore o uno studente senza mai cambiare registro. Capace di comunicare in tutte le lingue del mondo senza saperle. Capace di seminare gioia, entusiasmo e speranza in ogni angolo del pianeta”: chi come me ha speso, anzi investito, una vita in Slow Food e continua ad attivarsi, sente fino in fondo il valore, la potenza delle idee, dell’intelligenza, della creatività che stanno dietro alla nostra chiocciola e all’eredità che questo grande uomo del pianeta Terra ci ha lasciato.
Patrizia Loiola, vicepresidente di Slow Food Veneto e coordinatrice della Guida Slow Wine per il Veneto.
Immagine di copertina
Carlo Petrini davanti alla sede dell’Università di Pollenzo. Archivio fotografico di Tino Gerbaldo, fotografo


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