Goffredo Degli Esposti è un musicista umbro, specializzato in ricerca, esecuzione ed insegnamento di musica antica e tradizionale con strumenti a fiato. La conoscenza e l’incontro nasce nell’ambito di un Convegno di etnomusicologia organizzato a Rossano, nello scorso mese di ottobre, dal Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza con il coordinamento del maestro Innocenzo Cosimo De Gaudio. Ci ritroviamo, mesi dopo, a Cosenza per un concerto sul Barocco veneziano; ed ancora, ad inizio di giugno, per la “Settimana di Musica Antica”, rassegna organizzata da Goffredo nell’ambito delle attività accademiche del Conservatorio. Un progetto ambizioso il cui obiettivo è il coinvolgimento di un pubblico più vasto di quello degli specialisti della materia. Concerti e conferenze in luoghi iconici della città vecchia, dal Conservatorio, sito in un antico convento (intensa la serata iniziale, con le armonie di Haendel nel chiostro, al tramonto) alle più importanti Chiese (e chiostri) del centro storico e nella sede di CivicAmica, associazione che da anni presidia il territorio della città vecchia. La rassegna si è appena conclusa con un ampio successo di pubblico: Cosenza è una città attenta e colta.
Il percorso artistico di Goffredo è singolare, poiché inizia con gli studi in flauto e flauto dolce, poi flauto traverso barocco, studiando con Susan Milan, Andras Adorjan, Bartold Kuijken, René Clemencic. Co-fondatore dell’Ensemble Micrologus, ha tenuto concerti in Italia ed all’estero nei maggiori Festival di Musica AnticaTra le collaborazioni per musiche di teatro, teatro-danza e cinema figura la colonna sonora del film “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores. Polistrumentista (flauti dritti, traversi e obliqui, oboi popolari, cornamuse e zampogne) e lavora a progetti sugli strumenti a fiato del Mediterraneo, con i gruppi Lirum Li Tronc (musica rinascimentale) e con i Principi di Galles (folk-rock). L’incisione di ventinove CD di musica medievale per Quadrivium, Stradivarius, Fonit Cetra, Zig-Zag Territoires e Opus 111 e di diciassette CD di musica tradizionale e di sperimentazione per Ricordi, Penta Music, SudNord Record, BMG, Il Manifesto e Alphamusic.
Decidiamo, così, di fare quattro chiacchiere, avvolti nel comfort di un Caffè d’antan. Cosenza, centro storico, Caffè Renzelli. Un tavolino tondo sulla terrazza. Profumo di tigli. L’estate qui inizia così. Di fronte a noi l’abside della Cattedrale. Sullo sfondo Colle Triglio e Palazzo Arnone; si vedono le grate del piano terra, dove furono imprigionati i fratelli Bandiera.

Buongiorno Goffredo e ben ritrovato in questo caffè che accoglie tanta storia di questa città ed i tuoi momenti di pausa nei soggiorni cosentini. Bello ritrovarsi e bello scambiarsi qualche riflessione da mettere in comune con i lettori di Finnegans. Mi piacerebbe iniziare subito la nostra conversazione con una domanda che credo molti si pongano. Cosa si intende esattamente per Musica Antica e qual è il suo ambito temporale?
Per Musica Antica si intende tutto quello che è precedente al periodo classico, per intenderci quello che dalla metà del Settecento risale indietro nel tempo fino all’incirca l’anno 1000. Questo è possibile perché solo a partire dal tardo Medioevo la musica è stata conservata attraverso la tecnica della scrittura in Codici musicali composti di fogli di pergamena (e perciò resistenti nel tempo).
Quindi con il termine di Musica Antica si comprende il periodo tardo medievale (sec. XI-XIV), che ha una prevalenza di musica vocale sia sacra che profana, il Rinascimento (sec. XV-XVI), che beneficia della tecnologia della stampa su carta con più rapida e facile diffusione di tante copie, e il periodo Barocco (sec. XVII-XVIII), di cui oggi c’è sicuramente la massima conoscenza, con i nomi di grandi compositori europei, come Corelli, Vivaldi, Bach, Haendel e, per il Meridione, Scarlatti, Vinci, Porpora, Leo e tanti altri, periodo che beneficia di una più approfondita coscienza con l’esecuzione su copie di strumenti storici.
Ti occupi di musica antica ormai da decenni. Quando nasce questa tua passione? Di solito per la nostra generazione il primo amore è stato il rock; poi abbiamo scoperto il blues e, per il suo tramite, il jazz. La musica classica, che pure avevamo attraversato nelle sue configurazioni rock – penso a Pictures at an exhibition di Emerson, Lake and Palmer, a Bourrée di Jan Anderson – arriva decisamente più tardi. Com’è andata per te?
Esattamente come stai dicendo: l’accorgersi da giovani di altri universi musicali, come il jazz e il rock, al di là della grande tradizione della musica classica, anche per me è stato di apertura mentale. Il rock, il blues e il jazz degli anni ’60-’70 sono arrivati a me prima della musica antica. Basti pensare che nella mia regione, l’Umbria, c’è il più grande festival europeo di jazz, di cui sono stato e sono tutt’ora frequentatore. Per la musica medievale, invece, alla fine degli anni ’70 ho incominciato a frequentare una festa, la rievocazione storica medievale del Calendimaggio di Assisi, in cui incominciavano a suonare i primi gruppi che fondevano la ricerca storico-musicologica con quella etnica, sulla scia di gruppi come lo Studio der frühen Musik, David Munrow e il suo Early Music Consort di Londra, il Clemencic Consort. Quando parliamo di Musica Antica bisogna ricordare che questa è arrivata prima con il Medioevo e a seguire il Rinascimento e il Barocco. Preciso che, essendo cresciuto nella città di Assisi, dove questa festa veniva e viene ancora tenuta con grande successo, tutto quello che riguarda il Medioevo si percepiva facilmente, così come in tutta l’Umbria, regione con una forte impronta medievale.
Eppure mi sembra che il rock non ti sia tanto indifferente. Tra le tue esperienze musicali leggo un’importante presenza in un gruppo che suona folk-rock.
Diciamo che l’importanza del rock, o meglio del folk-rock è stata sempre presente nel mio passato. Non il rock-blues, più americano, ma il folk-rock più europeo, così come il genere progressive, in cui si sono sempre intrecciati influenze celtiche, classiche, antiche e mediterranee. Per questo in passato ho collaborato con alcuni artisti italiani, del cosiddetto genere cantautoriale, che oggi sono soprattutto legati alla cosiddetta word music: Giuliano Gabriele, Raffaello Simeoni, Ambrogio Sparagna e ci aggiungo anche Vinicio Capossela. Inoltre, per il progressive ho fatto una bellissima collaborazione con il Banco del Mutuo Soccorso e altri gruppi. Le altre collaborazioni, con gruppi della mia zona, come i Principi di Galles (ho registrato 2 CD), e L’Estate di San Martino (un CD), sono più un piacere personale in cui metto in gioco anche le mie competenze con la parte elettronica e amplificata dei numerosi flauti e cornamuse/zampogne che suono (per intenderci computer, campionamenti, pedaliera con effetti, cornamusa MIDI, microfoni speciali per fiati).
Torniamo alla musica antica, che convenzionalmente facciamo originare nel Medioevo e che trova poi una evoluzione nel passaggio al Rinascimento. Dalla musica di corte alle basse danse e madrigali. Come possiamo definire la musica medievale e come cambia il profilo negli anni a cavallo tra il XIV ed il XV secolo? L’ homo novus della transizione al Rinascimento, l’uomo che finalmente si appropria senza intermediari dei saperi dell’antichità grazie alla stampa a caratteri mobili, come si rappresenta in ambito musicale? Penso alla perfezione formale della basse danse con i suoi movimenti eleganti e lenti in contrapposizione alle danze “saltate” del passato. E mi sovvengono antiche arie di madrigali, raffigurazione sonora di sentimenti in versi, così lontane dagli stereotipi medievali.
Tutta la musica più antica scaturisce da una rinascita dell’Europa, che dopo i periodi più bui del Medioevo vede il fiorire della poesia in musica nelle nuove lingue elaborate dell’antico latino. Poeti nel Sud della Francia come i Trovatori, nel Nord della Francia come i Trovieri, in Germania i Minnesinger e così via, si fondono con l’arte dei menestrelli e dei giullari, professionisti ma di rango inferiore, che diffondono la nuova musica con i nuovi strumenti musicali in tutta Europa. Questo avviene prima nelle corti e poi nelle città medievali; basti ricordare la prestigiosa corte di Federico II di Svevia qui nel Sud Italia, che precede quella degli Angiò e i successivi Aragonesi e Spagnoli.
Sono tutti promotori dell’incontro culturale nel Mediterraneo, così come in Spagna, nel XIII secolo con il Re Alfonso X detto il Savio, perché promotore della pace e della cultura, che ospitò nella sua corte i diversi artisti e poeti nelle varie lingue europee, inclusi gli ebrei e gli arabi andalusi presenti da secoli in Spagna. Per quanto riguarda la Musica Medievale europea possiamo avere questo spartiacque tra il XII e XIII secolo, in cui la musica è prevalente monodica (ad eccezione della Chiesa in cui c’è la polifonia), e il passaggio nel XIV secolo, definito dell’Ars Nova, con la polifonia sviluppata anche in ambito profano. Per polifonia intendo quella a partire da due voci, di soprano e tenore, a cui segue la terza voce di contralto, per arrivare con la metà del XV secolo all’aggiunta della voce di basso. Siamo tra il XIV e il XV secolo, ma questo è già in effetti un Rinascimento.
Viaggiamo ancora nel tempo ed arriviamo alla lunga stagione del Barocco. Uno degli incontri del Festival è stato dedicato alle opere per organo e coro di Girolamo Frescobaldi. E la serata iniziale ha visto, nella magia del chiostro della Sanità al tramonto, l’orchestra Barokos cimentarsi con la potenza espressiva di Haendel. Possiamo dire che l’irruzione del Barocco cambia ancora la visione del mondo? Da un paradigma di perfezione formale all’esplosione di una nuova rappresentazione del mondo e di una creazione musicale che la sottende ed interpreta in tutte le sue mille ridondanze.
Nella sostanza musicale il Barocco si distingue dai secoli precedenti per la completa assunzione del fare musica sul Basso Continuo, cioè di utilizzare una o più linee melodiche superiori accompagnate da un Basso con gli accordi, realizzato dagli strumenti a tastiera (l’organo e il clavicembalo), o a corde pizzicate (il liuto, l’arpa, la chitarra), e ad arco (il violoncello e la viola da gamba). Questa è la rivoluzione formale ed estetica che si differenzia dal Rinascimento in cui era sempre utilizzato il Contrappunto, una tecnica complessa di muovere indipendentemente le parti musicali creando architetture sonore complicatissime. Nel Barocco tutto questo si semplifica per il prevalere dello stile lineare vocale sul Basso Continuo. Ma soprattutto nel Barocco si afferma l’idea del Concerto: un gruppo di strumenti organizzati che esplorano le possibilità timbriche e dinamiche, il virtuosismo del solista, la ricerca di una musica piacevole ed emozionante da ascoltare, in teatro, con l’Opera, e nelle feste, con i Concerti. Prima, nel Rinascimento e nel Medioevo, c’era ugualmente la musica, ma sempre finalizzata ad un uso pratico, funzionale: la celebrazione di un importante evento politico, il matrimonio, il ballo, un funerale, nei riti religiosi del Natale, della Pasqua e altri (esattamente come oggi, dove però viene considerata minore).

È corretto pensare che il Barocco segna, forse, l’affermazione anche di un nuovo canone musicale liturgico, superando il paradigma compositivo ed esecutivo del canto gregoriano? E di una abbondante produzione che trova nei testi sacri la sua fonte di ispirazione.
No, in questo caso nel periodo Barocco si continua con l’utilizzo della musica nella liturgia; il canto gregoriano rimane in alcuni momenti, ma i compositori sono tutti più liberi di creare intere Messe, Mottetti e singole parti di queste Messe, appunto nel nuovo stile sul Basso Continuo. A mio parere, è un grande stile celebrativo, in cui si perde, in generale ma non sempre, la profondità spirituale. Il Barocco funziona sicuramente per il mondo laico, meno nella ricerca interiore della spiritualità religiosa. Intendo che, ovviamente ci sono eccezioni, ma proprio per questo ci sarà la Riforma Protestante Luterana. La reazione della Controriforma imporrà un’arte più misurata, ma fino ad un certo punto. Al contrario, ma solo nella parte europea protestante, si manterrà uno stile ancora più sobrio e meditativo/introspettivo (vedasi tutta la produzione di J. S. Bach, e di altri della sua scuola: oggi apprezzatissima, il contrario al loro tempo). Questo perché lo stile melodico esalta la bellezza e sensualità della melodia, quindi la commozione diventa più estetica e formale. In una parola: teatrale.
Qualche curiosità, ancora, sul tuo navigare tra le armonie del Mediterraneo. Hai partecipato alla registrazione della colonna sonora del film Mediterraneo, me ne racconti le emozioni? E da tempo ti occupi di strumenti a fiato comuni alle sponde di questo mare tra le terre. Le storie del passato ci hanno raccontato una “koiné” ricca di relazioni, dove il mare si faceva “pontos” tra popoli e culture. È ancora così? Mi tornano in mente le note del “Raï” algerino nelle nostre discoteche anni fa. La magia dell’oud di Munir Bachir, di Vangheli Merkouris. Ed il suono antico della lira calabrese…
La partecipazione alla registrazione della colonna sonora del film Mediterraneo è arrivata, appunto, già dopo diversi anni di ricerche sugli strumenti musicali della tradizione del Sud Europa e Nord Africa. Questo perché, e mi piace specificarlo, nella musica europea più antica erano utilizzati gli strumenti musicali che in alcuni casi si sono ben conservati nella tradizione orale, o lentamente modificati. Nel mio caso si tratta di tutti i tipi di flauti, i flauti doppi, il flauto col tamburo, e poi le ciaramelle e le zampogne che hanno origine molta antiche, sicuramente a partire dal Medioevo. Li ho ritrovati, durante i miei viaggi, nei luoghi dove la velocità del cambiamento industriale e tecnologico era rallentata (intendo tutti gli anni ’80 fino inizio ’90). Frequento la Calabria dall’86 proprio perché, all’epoca, ho cercato di incontrare gli ultimi suonatori e costruttori di quella fase della tradizione orale, come i vecchi cantanti e suonatori di lira, flauto doppio, chitarra battente, per intenderci. Quando registrammo la colonna sonora del film Mediterraneo avevo già viaggiato in Turchia e Grecia, nel Dodecaneso e a Creta, dove mi ero ampiamente documentato direttamente dal vivo sulle tradizioni musicali di quei posti. Questa del viaggio è una differenza grande con l’approccio odierno dove tutto invece avviene tramite la mediazione di uno schermo in cui si guardano filmati, foto, si ascoltano registrazioni. Sicuramente si ha accesso a una quantità enorme di dati, ma l’approccio e l’assimilazione più lenta, come quella di una volta del viaggiatore, ti porta a un livello di coscienza superiore. Quando arrivò la chiamata per registrare questa colonna sonora, nel ’91, confesso che non conoscevo il regista Salvatores, pur seguendo con molto interesse il cinema in generale. Per cui, un po’ scettici, lavorammo sui temi che erano stati composti da Giancarlo Bigazzi e suonati da lui al pianoforte. Ma devo dire che l’elaborazione in studio di registrazione è stata rapida e fruttuosa. Ancora oggi ci chiedono in concerto di suonare la Suite dei temi di Mediterraneo. E ovviamente è stato un motivo di grande felicità e di orgoglio l’aver contribuito a vincere l’Oscar.

Parliamo dell’esperienza appena conclusa. Il “Festival di Musica Antica” a Cosenza. Una città che ti è cara perché qui dedichi – nel tuo insegnamento al Conservatorio S. Giacomantonio – le migliori energie alla formazione di giovani talenti che coinvolgi nelle tue iniziative. Una città che ho prima definito attenta e colta. Che ha accolto con grande afflato la tua modalità di far uscire la musica colta dai suoi ambiti tradizionali: penso all’incontro presso CivicAmica, associazione che si batte da anni per il recupero della Biblioteca Civica di Cosenza.
Il Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza è sicuramente una grande e prestigiosa istituzione. In questa, da diversi anni è attivo il Dipartimento di Musica Antica che, dopo la crisi del periodo del Covid, è ricominciato a crescere. Oggi siamo in grado di produrre una Settimana di Musica Antica che coinvolge, oltre i miei colleghi, molti degli allievi che studiano gli strumenti antichi. Questi strumenti sono, lo voglio ricordare, il flauto dolce, il violino barocco, il clavicembalo, l’organo, il canto rinascimentale e barocco, il violoncello barocco, la viola da gamba, e dal prossimo anno, il liuto. C’è un grande patrimonio storico, di cui l’Italia è sicuramente la prima nazione europea, fatto di arte e civiltà che dobbiamo conservare e diffondere il più possibile. Per questo ben vengano tutte le iniziative, come con CivicAmica, che portano fuori i risultati dell’insegnamento del Conservatorio.
Tempus fugit, Goffredo. Grazie per le riflessioni suggestive che mi/ci hai regalato. Ma non te la cavi così… So – e tu sai come – che stai riflettendo su un’ipotesi di lavoro che coniuga musica e solidarietà civile. Ci rivediamo quando l’ipotesi sarà divenuta progetto e potremo raccontarla nella sua realizzazione?
Si, con piacere. A presto allora.
Michele Andronico
Immagine di copertina
Goffredo Degli Esposti, foto di M.Damiani


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