La creatività affonda le radici nella vita. È alla luce di una prospettiva che pone i sentimenti come i generatori fondamentali della cultura che Antonio Damasio – neurologo, neuroscienziato, psicologo e saggista portoghese, sostiene che la cultura, per l’appunto, è dotata di un preciso mandato: resistere e proiettarsi nel futuro.
Ne “Lo strano ordine delle cose”, infatti, Damasio, evidenzia l’importanza degli affetti umani e delle emozioni nell’impresa culturale umana, collegandosi alle radici biologiche e al principio di omeostasi, cioè la capacità degli organismi di regolare la propria vita e adattarsi all’ambiente. Nei meccanismi di omeostasi biologica e nei sentimenti è radicata anche la ricerca della felicità, che Damasio concepisce come una virtù, definita come il potere di liberarsi dalla tirannia delle emozioni negative. E come s’intreccia la felicità al linguaggio del teatro e dei suoni?
Una nuova intervista nasce in seguito all’incontro con Mauro Montalbetti, suscitato dall’opportunità di esplorare il tema “Musica e felicità”, scelto per la XII edizione del Laboratorio di Retorica Musicale, convegno che si è svolto lo scorso 13 aprile presso l’Auditorium del Carmine del Conservatorio “A. Boito” di Parma. Montalbetti è un compositore bresciano che ha ricevuto, nel corso della sua carriera musicale, commissioni da importanti istituzioni musicali internazionali fra le quali ricordo l’Orchestra Filarmonica della Scala, la Bremerhaven Philarmonisches Orchestra, la Biennale Musica di Venezia, Milano Musica, i Festival REC, ORT Toscana, Festival Aperto, Festival CreaMI, Festival Portogruaro, Gaudeamus Music Week, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Accademia Filarmonica Romana, I Pomeriggi musicali, Netherland Orchestra, Real Philarmonia di Galicia, Teatro di Monfalcone, Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, Cantiere Internazionale d’arte di Montepulciano, Festival Playit. Sul margine della storia, Montalbetti è una delle sette “voci” del presente che ho invitato a esprimersi sul tema di “Musica e felicità” nell’ambito della relazione presentata al Laboratorio di Retorica Musicale di Parma.

il Festival Monteverdi 2026 di Cremona
Cosa intendi per “felicità” e come la esprimi o manifesti in relazione al tuo linguaggio musicale?
Domanda difficilissima in questi anni della mia vita.
Posso tentare di risponderti rivelandoti come la felicità nel mio intimo risulta essere l’atto della condivisione.
Ampliando il discorso in senso più “politico”, la mia felicità risiede nell’esercizio della libertà creativa come forma di resistenza: è la gioia di trovare un linguaggio, una parola poetico-sonora, “necessari” in un mondo disorientato e frammentato.
Nel mio linguaggio esteticamente si manifesta in una trasparenza del materiale musicale dove il suono smette di essere pura materia e diventa un suono poetico, molto lirico, alla ricerca dell’altro.
Quale esempio musicale puoi proporci rispetto a tale esperienza e perché?
Citerei la mia opera lirica “Teodora” o alcuni passaggi dei miei lavori corali.
In particolare, quando la scrittura si apre a momenti di lirismo sospeso, è quel momento in cui percepisci di ottenere quell’equilibrio dove l’ascoltatore e l’esecutore si sentono parte di una stessa narrazione.
È una felicità che nasce dalla comprensione dell’altro.

“Teodora” è un’opera da camera per soprano, attrice, danzatrice, coro e strumenti (Edizioni Curci, Milano) su libretto e regia di Barbara Roganti – commissione Ravenna Festival in coproduzione con il XXX Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone – eseguita in prima assoluta alla Basilica di San Vitale nel 2021, in occasione del prestigioso Ravenna Festival.
Cinque anni dopo, l’opera “Teodora Imperatrice” viene realizzata lo scorso 14 giugno in prima esecuzione assoluta al Festival Monteverdi Cremona, definita “opera in forma di mosaico”.
La definizione “opera in forma di mosaico” riflette la struttura sia drammaturgica sia musicale ideata con la drammaturga e regista Barbara Roganti. Credo sia rilevante sottolineare che gli accostamenti timbrici molto particolari che la nuova orchestrazione ha richiesto esaltasse l’idea di mosaico sonoro, così come la drammaturgia non lineare del libretto ha nella forma mosaico il punto di riferimento più evidente.
La strumentazione di “Teodora Imperatrice” prevede un organico barocco, ma a differenza della prassi della tradizione esecutiva, tiorba, arpa ed organo non si limitano ad accompagnare il “basso continuo” e rivestono una precisa funzione espressiva. Esse sottolineano parole, emozioni, immagini del testo. Ad arricchire il colore dell’ensemble c’è la presenza di cornetti rinascimentali e di flauti dolci, e gli archi che fanno uso di corde di budello.
Sinceramente non sono in grado di rispondere in maniera esaustiva a questa domanda, nel caso della Teodora e in fondo in tutta la mia produzione non cerco la felicità come risultato personale o del pubblico, si tratta come dicevo prima di un aspetto più intimo, in questo periodo soprattutto con la sofferenza che ci circonda, essere felice, esternare questa condizione è per me davvero complicato.

Quando componi e/o sei performer delle tue o altrui opere, sei felice?
La composizione è un processo faticoso, uno “scontro” con il silenzio che genera spesso inquietudine. Tuttavia, nel mio caso penso di vivere una forma di felicità intensa nel momento della rivelazione: quando un’idea astratta prende finalmente corpo e diventa ‘necessaria’. Quando il suono che ho pensato viene condiviso insieme al pubblico, l’atto politico e quello estetico coincidono, e in quel riconoscimento reciproco trovo il senso del mio essere musicista.
Puoi anticiparci il tuo prossimo progetto creativo?
Ora ho necessità di riposare, a fine estate inizierò un trio per violino, violoncello e pianoforte omaggio a Beethoven.
Autore
Delilah Gutman
Immagine di copertina
Mauro Montalbetti


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