Tag: mostra
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“Partenze” di Julian Barnes: l’esercizio del congedo. Di Alberto Trentin.
Truth uncompromisingly told will always have its ragged edges.Herman Melville, Billy Budd, sailor Con Departures (tradotto in italiano con Partenze, Einaudi 2026) Julian Barnes si congeda dal mondo della letteratura. Lo fa con un testo non finzionale, episodicamente narrativo, più incline alla riflessione, all’autobiografia, al memoir. Il libro non aggiunge molto dal punto di vista
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Il Tempo delle Meduse Immortali, di Luigi Viola
Durante il lungo e sofferto periodo di isolamento sociale provocato dalla pandemia di Covid-19, ho attraversato un’esperienza di solitudine profonda e di separazione fisica dal corpo sociale, trascorrendo intere giornate in osservazione e meditazione di fronte al mare. L’isolamento forzato e l’assenza di contatti umani favorivano la percezione di un tempo sospeso, in cui l’orizzonte
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“Quando la forza diventa legge, la sventura è inevitabile.” Intervista a Serena Nono e a Isabella Adinolfi, di Michelangelo Suma
La condizione del personaggio di Jaffier, protagonista di Venise sauvée, è visibile in molte altre vittime di oggi. È solo una dei tanti riscontri presenti nel libro Necessità e Bene, intorno al pensiero di Simone Weil pubblicato da Il Melangolo nel 2025 e curato da Isabella Adinolfi, Professoressa Associata di Filosofia della Storia all’Università Ca’
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Vincent, Anselm, Wim… e gli altri, di Antonio Costa
«“All’inizio” è il Campo di grano con volo di corvi». Prendeva avvio così l’introduzione di Massimo Cacciari al catalogo della Mostra Anselm Kiefer ordinata da Germano Celant per il Museo Correr di Venezia (1997). In questa parafrasi dell’incipit del Vangelo di Giovanni, troviamo prefigurata, con quasi trent’anni di anticipo, la linea scelta dalla mostra Kiefer/Van
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Il Cansiglio, relitto linguistico e reliquia arborea. Testo di Pier Franco Uliana
Non è un caso che la selva oscura sia stata assunta da Dante come allegoria del peccato. Nell’immaginario occidentale, fin dalle origini, il bosco (la hyle-sylva greco-latina) equivale all’indifferenziato, al caos primordiale, all’ambivalenza che fa coincidere i contrari; è la natura stessa che dispiega nella metamorfosi la sua possanza, dove sono assenti la luce del
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SEGNI IN DECOMPOSIZIONE: MORTE, CAOS E CHIARIFICAZIONE – SEMANTICA NELL’ ARTE DEL RESIDUO*, di Mei-Yuan Chen
La semiotica è un campo di studi molto complesso e specialistico; io non sono una studiosa di questo settore della ricerca, ma un’artista. Quello che posso condividere è dunque il mio percorso personale, le mie pratiche e il mio modo di intendere i segni che emergono dal residuo e dal tempo, segni di decomposizione e
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La Torre degli Anziani come dispositivo dello sguardo. Soglia, percezione e immaginario collettivo nella Padova contemporanea. Testo di Tania Gallinaro
La rappresentazione di Padova, nel 2026, prende ispirazione dagli affreschi del Trecento: una costellazione di immagini da Giusto de’ Menabuoi, Cappella del Beato Luca Belludi alla campagna di comunicazione per l’apertura della Torre degli Anziani, rotonda di Padova Nord. Un compendio visuale della città. Una città che oggi, come allora, vive nelle sue strade, nei
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Le vedute di Lisa Perini: un contro-dispositivo che si fa partitura. Testo di Luigi Viola
La veduta è spesso trattata come un genere: un modo di raffigurare città e luoghi in forma riconoscibile, descrittiva, “affidabile”. Essa è ben di più: è un patto tra immagine e mondo che promette riconoscibilità, orientamento, misura. Una tecnologia culturale che organizza lo sguardo e, di conseguenza, l’idea stessa di realtà. Ma, se la consideriamo
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Distillare “Una goccia di bene”, dentro la poesia di Paolo Steffan. Commento critico di Giuliano Galletti
La raccolta poetica di Paolo Steffan Una goccia di bene, recentemente uscita presso Interlinea con un’ampia postfazione di Rolando Damiani, è il risultato finale di un lavoro durato dal 2013 al 2020. In questo lungo periodo di tempo e negli anni subito successivi l’opera ha già conosciuto pubblicazioni parziali: in antologie (in particolare il Quattordicesimo
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Stanley Kubrick e la logica perversa delle guerre:
“Orizzonti di gloria”, “Il dottor Stranamore ”, “Full Metal Jacket ”. Commento critico di Fabrizio BorinGuerra e cinema: tra spettacolo catartico e documento Le diverse guerre in atto nel mondo contemporaneo hanno suggerito le seguenti pagine sulla cosiddetta “trilogia della guerra” nell’intento di ricordare uno dei maggiori registi cinematografici del Novecento che appunto alla guerra ha voluto dedicare parte della sua importante e straordinaria opera complessiva. E con lui ricordare
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Crac, racconto di Gianluca Ferrari
(seconda parte)La ragazza si era accorta di essere l’oggetto del dibattito. Lo capiva sempre che gli uomini parlavano di lei quando era presente. Forse persino quando non c’era. Anzi, soprattutto quando non c’era. La cosa l’annoiava. Si alzò dal posto e vi appoggiò uno zaino che teneva sotto i piedi. Poi si diresse verso l’entrata giocherellando
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“Crac”, racconto di Gianluca Ferrari
(prima parte)La corsa isterica di un autobus notturno, la musica trap nelle cuffie e l’attesa di un giudizio in tribunale. “Crac” è la storia di Paolino e di una generazione che cerca la propria strada tra i gate dell’aeroporto Marco Polo e i palazzoni della periferia. Un ritratto crudo e notturno firmato da Gianluca Ferrari.
