RIVISTA DI CULTURA MEDITERRANEA

Il cuore è un guazzabuglio. Vita e capolavoro del rivoluzionario Manzoni, di Eleonora Mazzoni / Recensione e intervista a cura di Alberto Trentin

[Tempo di Lettura: 7 minuti]
Eleonora Mazzoni

Non so se oggi a scuola lo fanno ancora leggere; se avrete 
la fortuna di non doverlo studiare, quando sarete grandi 
provate a leggerlo per conto vostro. Ne vale la pena. 
Umberto Eco, tratto da un’intervista di Michele Fazioli

Ma noi uomini siam in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi 
contro i mali mezzani, e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi; 
sopportiamo, non rassegnati, ma stupidi, il colmo di ciò che da principio 
avevamo chiamato insopportabile. 
Alessandro Manzoni, I promessi sposi, XXVIII

ALBERTO Le segnalazioni degli amici della domenica – 82 quest’anno – sono anche occasione di recupero di libri disponibili già da diversi mesi e magari sfuggiti all’attenzione e alla lettura. È il caso del bel libro di Eleonora Mazzoni, “Il cuore è un guazzabuglio. Vita e capolavoro del rivoluzionario Manzoni“, uscito per Einaudi nella prima metà del 2023. Come anticipa il titolo, Mazzoni scrive un’opera che si muove tra biografia e analisi letteraria, mossa dalla consapevolezza che tra le pagine del grande romanzo si trovino sequenze, dati, riflessioni che affondano le proprie radici negli eventi più o meno importanti della vita famigliare e amicale dello scrittore milanese, e che valga la pena darne conto perché contribuiscono a determinarne la magnificenza.

ELEONORA È vero, le biografie non spiegano gli artisti e ciò che conta sono soltanto le opere, ma è altrettanto vero che gli artisti le contaminano con il corpo caldo dei loro legami profondi.

ALBERTO A questo livello di confidenza l’autrice è arrivata dopo aver letto e spulciato le oltre mille e ottocento lettere che compongono l’epistolario manzoniano, alla lettura delle quali ha aggiunto quella delle lettere delle persone a lui più vicine.
Il libro, che ha i tratti di un racconto più che di un saggio erudito, raggiunge l’obiettivo esplicitato dalla precisa scelta lessicale presente nel titolo, quel “guazzabuglio” che è termine manzoniano (si veda più sotto cosa dice l’autrice in una delle risposte dell’intervista che ci ha gentilmente concesso) nel duplice senso che ricorre nel romanzo con intenzione significante consapevole e che rispecchia l’esistenza e l’animo dello scrittore: quel suo vivere ed essere inquieto così ben rappresentato dagli innumerevoli e faticosi viaggi tra Milano, città paterna, città cattolica e provvidenziale, città della terra e degli affari; e Parigi, città della fuga materna, città dell’amico Claude Fauriel, città dei salotti intellettuali e della filosofia illuminista, e città dell’idea dell’uomo capace di uscire dallo stato di minorità.
Le due città sono i fuochi dell’ellisse che racchiude la biografia di Manzoni, la quale viene sapientemente rendicontata da Mazzoni che, mostrando una innegabile fascinazione letteraria e umana per lo scrittore, riesce a integrare in un unico racconto momenti, anche minuti, di vita; e riflessioni critiche, tese a sottolineare gli snodi drammatici del romanzo, i legami con altre opere della bibliografia manzoniana, gli spunti e le suggestioni provenienti dall’ambiente culturale contemporaneo.
Ne esce un ritratto accattivante che, grazie anche allo stile brillante dell’autrice, regala al lettore un Manzoni lontano da certe immagini paludate, ingiuste, ostili, che tanto ostacolano soprattutto nelle aule scolastiche quello che potrebbe essere un gioioso godimento di un grande romanzo, forse il maggiore della nostra storia letteraria.
Ma ne esce anche il tratteggio di un uomo legato strettamente ai famigliari e agli amici, dei quali riusciamo a figurarci la statura umana e intellettuale, così come ne “I promessi sposi” l’occhio dello scrittore è sempre attento a posarsi con cura narrativa e attenzione spirituale sui suoi personaggi. Ecco uno stralcio, ad esempio, dei passi in cui Mazzoni ci parla di Enrichetta: “Che sollievo, però, nel momento in cui tutti vanno a letto e può finalmente pregare. Quando si scioglie dentro all’umana felicità del salmo numero novanta, ad esempio, trova uno spazio tutto per sé. Sì, siamo come un sogno al mattino, come l’erba che fiorisce e germoglia e, alla sera, è falciata. Consumiamo i nostri anni, come pensieri fuggenti. Il nostro agitarci è fatica e delusione, passa presto e noi svaniamo. In un soffio”.
In conclusione, Eleonora Mazzoni punta sull’uomo, sullo scrittore e sull’opera, un riflettore che non acceca, né inganna, ma che grazie a una luce chiara e diffusa permette a noi lettori di rinfrescare alcuni motivi di storia italiana – il legame di Manzoni col Risorgimento e i circoli di intellettuali è stato forte seppure non gridato – e, più da vicino, di cogliere nella tessitura del testo i caratteri esemplari di un intellettuale e di un narratore che è stato in grado di muovere dalla (auto)biografia personale e nazionale per sublimarsi in un’opera d’arte totale.

Intervisto Eleonora e inizio con una domanda volutamente generica, provocatoria e personale. Che, poi, in realtà sono due. Come è nata l’idea di questo libro e cosa pensi che possa dire ai tuoi contemporanei una biografia su un autore che la scuola ci impone e difficilmente ci fa amare?

ELEONORA Da sempre ho l’idea di un mio libro su “I promessi sposi”, letto a dodici anni per caso, prima dell’obbligo scolastico, frugando nella biblioteca di mio padre, e amato subito follemente. La forma de Il cuore è un guazzabuglio, invece, con un intreccio estremamente calibrato tra vita dell’autore e opera, è nata lentamente. L’idea iniziale c’è stata nel momento in cui, lavorando sulla biografia di Alessandro Manzoni grazie al suo ricco epistolario e a quello di familiari e amici, ha preso corpo un personaggio inaspettato, molto distante da quello tramandatoci per tradizione e del tutto contemporaneo. Senza bisogno di alcuna forzatura, l’inquieto Manzoni e il suo capolavoro inquieto mi sono sembrati più che mai in dialogo con la nostra epoca inquieta, attraversata, come ne “I promessi sposi”, da guerre, epidemie, povertà, violenze, ingiustizie, regimi illiberali e arbitrari.

Eleonora Mazzoni, Il cuore è un guazzabuglio. Vita e capolavoro del rivoluzionario Manzoni, Einaudi 2023

ALBERTO Ora più che una domanda una riflessione che ti invita ad un approfondimento. Un aspetto che mi ha piacevolmente colpito del tuo libro è la sua stereofonia, frutto dell’attenzione che riesci a concedere, pur in un testo condensato, anche alle figure che stavano vicino a Manzoni. Mi è parso un movimento, il tuo, che ha raggiunto lo scopo di parlare indirettamente del romanzo stesso nel quale Manzoni, pur concedendo la ribalta ai due promessi sposi, riesce sempre a mostrare con vivacità ogni altro personaggio, fino all’ultima comparsa.

ELEONORA Ti ringrazio della riflessione, perché raggiungere questo risultato era uno dei miei obiettivi. Ho cercato di raccontare a tutto tondo e di rendere vivi, seppure a volte con rapide pennellate, tutti i personaggi, compresi quelli minori. Come ha fatto in maniera straordinaria Manzoni che, per quanto irraggiungibile, resta il mio maestro di scrittura. E come ho imparato anche recitando in teatro. D’altronde Stanislavskij diceva: “Non esistono piccoli ruoli, esistono solo piccoli attori”, per cui, anche un ruolo di poche battute può diventare memorabile grazie alla bravura di un attore. 

ALBERTO In un passaggio del testo racconti, cedendo tu stessa alla creatività della finzione narrativa, un momento di vita familiare (e paesana), che vede da un lato diffondersi la scarlattina tra piccoli e adulti di Brusuglio, e colpire due figli dei coniugi Manzoni, e dall’altro l’inclemenza del clima che rovina i raccolti. E scrivi: “Fanny!, chiama a gran voce Giulia, forza, aiutami! Stentano a farsi largo in mezzo al guazzabuglio di steli, alla marmaglia di piante, alla confusione di frutti. Eppure bisogna far presto. Ci vuole un attimo perché il caos, con la sua potenza disgregatrice, prenda possesso del luogo e lo aggredisca rapacemente”. 
Questo è, se ho ben spulciato, l’unico luogo in cui utilizzi la parola guazzabuglio, non così comune, e che dà il titolo al libro. Possiamo credere che hai in mente una scena di pericolo e confusione, come quella che descrivi, quando pensi al romanzo di Manzoni, alla sua vita, e forse anche agli effetti del cuore nelle relazioni umane?

ELEONORA Sì, è l’unico punto in cui uso guazzabuglio (oltre che nel titolo). Anche Manzoni utilizza questo spettacolare vocabolo “solo” quattro volte. Eppure è un termine iconicamente manzoniano. Vasto. Che racconta l’accozzaglia di cose, spesso contraddittorie e contrastanti, di cui è composta la realtà, anche quella del cuore umano. Guazzabuglio di steli è volutamente una citazione de I promessi sposi, così come marmaglia e confusione: tutte e tre le espressioni si trovano nella famosa descrizione della vigna distrutta di Renzo. Quella pagina, lungi dall’essere il virtuosismo erudito di uno scrittore, che fu per tutta la vita anche un agricoltore, è psicologicamente illuminante. E ci indica quanto vigore disgregatore hanno quelle forze aggressive, distruttive, regressive sempre in agguato, che possono prendere possesso di noi, rischiando di farci perdere il nostro baricentro. Le pesti e le guerre prima o poi arrivano sempre. Come i guai. Manzoni ci sprona ad accogliere l’imponderabile e, grazie alla competenza del botanico, la pazienza del contadino, la cura meticolosa del poeta, ci sprona ad attraversare i disastri dell’esistenza. Mettendoci in attesa di nuove fioriture.

ALBERTO Ho spesso percepito durante la lettura un sapiente lavoro di tessitura tra eventi importanti, punti nodali sia esistenziali sia letterari, e momenti minori, quotidiani. C’era forse il desiderio di rendere il grande scrittore un po’ meno Manzoni e un po’ più Alessandro?

ELEONORA Dopo la lettura delle sue quasi duemila lettere era inevitabile. Manzoni è capace di passare dal discorso politico alla richiesta di semi e innesti. Parla di libri e di donne. Discorre di amicizia, di nascite e lutti, di raffreddori e mal di pancia. E di Napoleone. Di viaggi e di difficoltà sia grandi che spicciole. Di soldi che mancano e di figli che deludono. Insomma, se stai in ascolto profondo delle sue parole, andando oltre alla grammatica formale, puoi percepire il suo spirito, la sua visione, il suo carattere. La sua esistenza, con squarci importanti di quotidianità. È vero che un’opera vale di per sé stessa e potresti non sapere nulla del suo autore. È anche vero che gli artisti, rielaborando elementi presi dalla realtà e trasformandoli in prodotti autonomi dell’immaginazione, contaminano sempre le loro opere con il corpo caldo dei loro legami profondi. E la vita, oltre a donare sangue, carne, ossa allo scrittore e sottrarlo a un’entità astratta, getta esili ponti tra lui e il lettore. Spingendo il lettore ad approfondire maggiormente l’opera.

Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Edizione Quarantana (illustrazione di Francesco Gonin), Milano 1840

ALBERTO Il tuo libro è uscito per Einaudi nel 2023, esattamente 40 anni dopo che Einaudi aveva pubblicato “La famiglia Manzoni”, di Natalia Ginzburg, un libro che ha riscontrato da subito e fino a ora un notevole successo di pubblico e critica. Nella stesura del tuo racconto, vista anche la posizione non accademica che hai mantenuto, hai tenuto presente, e se sì come, il libro della Ginzburg?

ELEONORA Il libro della Ginzburg l’ho letto quando uscì. L’ho poi riletto, mentre già scrivevo il mio. Continuo a trovare geniale l’idea di raccontare Manzoni attraverso capitoli dedicati alle figure più importanti della sua vita, sottraendo del tutto proprio lui, il protagonista. In un certo senso ho fatto l’opposto. Con audacia e forse incoscienza, ho preso di petto uno degli scrittori italiani più importanti di tutti i tempi, dopo essere stata per un po’ di tempo indecisa se utilizzare come punto di vista sua madre Giulia o sua moglie Enrichetta. Ma mi sembrava un escamotage narrativo ormai troppo abusato. E una scorciatoia. Ho optato per avere al centro proprio Manzoni, partendo dall’inizio e mettendo in scena addirittura la sua venuta al mondo. E se l’atteggiamento della Ginzburg, sotto sotto, è critico e giudicante, in me è prevalso l’amore, la stima, la simpatia.

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Immagine di copertina: Alessandro Manzoni, “Gli sposi promessi. Per la prima volta pubblicati nella loro integrità di sull’autografo da Giuseppe Lesca, con quattro facsimili” (pagina interna), Tomo I,  Napoli, Francesco Perrella, Società Anonima Editrice, 1916.  Wikimedia Commons

  • Eleonora Mazzoni

    Dopo la laurea a Bologna in Lettere e il diploma alla Scuola di Teatro di Alessandra Galante Garrone, fino al 2010 lavora come attrice. Esordisce nel 2012 con Le difettose (Einaudi), a oggi alla quarta ristampa, tradotto in francese e messo in scena da Serena Sinigaglia al Festival della Mente di Sarzana 2014. Nel 2015 esce Gli ipocriti (Chiarelettere). Nel 2016 il saggio In becco alla cicogna!, con postfazione del Prof. Carlo Flamigni e La testa sul tuo petto. Sulle tracce di San Giovanni (San Paolo edizioni). Alcuni suoi racconti e scritti sono apparsi in antologie sia italiane che straniere. Scrive drammaturgie per il teatro e soggetti e sceneggiature per il cinema e la Tv. Suoi articoli sono usciti sulle maggiori testate italiane. Dal 2022 è la direttrice artistica del Festival Caterina Sforza di Forlì. L’anticonformista. L’11 aprile 2023 esce per Einaudi Il cuore è un guazzabuglio. Vita e capolavoro del rivoluzionario Manzoni, arrivato ad oggi alla sesta edizione.

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  • Alberto Trentin

    Alberto Trentin (Treviso, 1979) ha un dottorato in filosofia, ha pubblicato La voce dei padri (2010), Quinteria (2015), L’estremo rimedio (2016), Vuoti d’ossa (2017), Gli attimi attigui (2022). Sue poesie sono uscite sulle riviste – «Soglie», «NeMla», «Gradiva», «Italian Poetry Review», «Versante Ripido» – e antologie. Collabora con la Casa Editrice Digressioni, per cui cura la collana Àncora, dedicata a scrittori italiani del Novecento. Ha scritto su Pound, Cattafi, Buzzati, Chiara. Tiene da anni corsi di scrittura narrativa e creativa e nel 2021 ha fondato con lo scrittore Paolo Malaguti la scuola di scrittura Alba Pratalia. Collabora con MinimaetMoralia, Finnegans.

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