Francesca Gargallo (1956-2022). «Che cada come un’ancora la vita». Versioni di Stefano Strazzabosco  

 


Che cada come un’ancora la vita.
Purché non s’incagli e non rompa
fragili equilibri marini
né trascini coralli conchiglie anemoni
che salga e scenda mille volte
dalle profondità alla plancia.
Tu, mio piccolo fiore di mare, non temerla,
stai al gioco.

 

Que caiga como ancla la vida.
Mientras no encalle y rompa
frágiles equilibrios marinos
ni arrastre corales conchas y anemonas
que suba y baje mil veces
de las honduras a cubierta.
Tú, mi pequeña flor de mar, no le temas,
síguele el juego.

*

 

La strada è di chi la cammina

 

Sono nata viandante
        ombra di un treno sulle more e i rovi
           scia di una nave.
Mi vive ciò che ancora non conosco e che ho percorso
l’aria briosa delle Ande
                      il mare dei Caraibi
                           la notte in una città d’inverno.
Allora prendo la mano che tinge le strade,
le ordino una scritta che si veda da molto lontano:
La strada è di chi la cammina,
                                       ogni frontiera è un’assassina.
Risparmio un peso dopo l’altro e una prima mattina
giro la maniglia, chiudo piano la porta
e me ne vado con il tempo del passo
sul suolo che è di tutte.

 

La calle es de quien la camina

 

Nací viajera
           sombra de un tren sobre las zarzamoras
                              huella de barco.
Me vive lo que todavía desconozco y lo ya recorrido
el aire brioso de los Andes
                  el mar Caribe
                      la noche en una ciudad de invierno.
Entonces tomo la mano que pinta las calles,
le ordeno un cartel que se vea desde muy lejos:
La calle es de quien la camina,
                                   las fronteras son asesinas.
Ahorro peso sobre peso y una primera mañana
giro la manija, cierro despacio la puerta
y me voy con el tiempo del paso
sobre el suelo de todas.

*

 

 

 

Per Alma Karla

 

Che passione per lo specchio e l’ira attenta
il tuo sguardo
rifrange la violenza impudica
                   ostile
                            quotidiana dell’assassino prezzolato.
Hanno picchiato tuo padre
         la sua voce trema e nel tremare si fa forte
vince il vissuto
abbraccia la tua testa.
L’abuso
         – lo sa ogni corpo di terra calda –
                 non è mai personale.
Ti avventi a grandi passi sopra la parola
interno esterno e reale il tuo dire è già un atto.

 

Para Alma Karla

 

Qué pasión la del espejo y la ira atenta
tu mirada
refracta la violencia impúdica
           hostil
                       cotidiana del asesino a sueldo.
Han golpeado a tu padre
           su voz tiembla y en el temblor se hace fuerte
vence lo vivido
se abraza a tu cabeza.
El abuso
         – lo sabe todo cuerpo de tierra caliente –
                 nunca es personal.
Te abalanzas a zancadas sobre la palabra
interno externo y real tu decir es ya un acto.

*

 

Bosnia, Congo, Ciudad Juárez

 

La morte è una scarpa vuota
nel deserto indifferente
siccità di sogni
una madre che grida.
La volenza è il grido
il dovere del grido
la ragnatela di menzogne che soffoca il grido.
È la trappola in cui cade
la donna che perde la sua scarpa
lavora dodici ore senza affetto
e non può abortire nonostante l’eclampsìa
                             lo stupro
                                     l’abbandono
                  la fame stessa.
Una scarpa senza donna è il testimone
un pezzo di calza
                 i capelli neri sparsi nel deserto che piange
che geme contro la morte.
La madre raccoglie la scarpa
la strappa dalla mano di un poliziotto indifferente
la legge.
Solleva il volto
vede sua sorella.
La guarda, si guardano, sognano piantando i piedi nella terra.

 

Bosnia, Congo, Ciudad Juárez

 

La muerte es un zapato vacío
en el desierto indiferente
sequía de sueños
una madre que grita.
La violencia es el grito
el deber del grito
la telaraña de mentiras que sofoca el grito.
Es la trampa donde cae
la mujer que pierde el zapato
trabaja doce horas sin afecto
y no puede abortar a pesar de la eclampsia
                     la violación
                          el abandono
          el hambre mismo.
Un zapato sin mujer es testigo
un trozo de media
           el pelo negro desparramado en el desierto que llora
que gime como la muerte.
La madre recoge el zapato
lo arranca de la mano de un policía indiferente
lo lee.
Levanta el rostro
ve a la hermana.
La mira, se miran, sueñan plantando sus pies en la tierra.

*

 

Francesca Gargallo con il giornalista, scrittore e poeta Hermann Bellinghausen, 2017. Foto di Maria Luisa Severiano

 

Negli occhi dell’insonne

 

Le ore quando le stelle perdono la rotta negli occhi dell’insonne
sono tempo di via lattea inarcata
                            nel calore del tropico.
Sanno di addio e rum amaro alle gengive.

 

En los ojos del insomne

 

Las horas cuando las estrellas extravían su ruta en los ojos del insomne
son tiempo de vía láctea abovedada
                             en el calor del trópico.
Saben a despedida y a ron amargo en las encías.

*

 

Sette e mezzo del mattino: hanno
assassinato un’altra donna a Oaxaca
zittito la sua voce con ottantotto colpi
brutali come il furto e la censura.
Nove e un quarto: esplode un’auto a Baghdad
nel mercato in cui gli uomini comprano quello che non c’è
e i bambini corrono
centinaia di morti, poi la calma.
Le dieci e mezzo sono l’ora in cui escono i caporali a licenziare
operai nelle strade di Coatzacoalcos
il petrolio ha bisogno di macchine senza diritti.

Le undici e la borsa di valori cade

tutto questo mentre la tua lontananza sa di
silenzio
di niente
di limone su una ferita.

 

Siete treinta de la madrugada: han
asesinado a otra mujer en Oaxaca
callado su voz de ochenta y ocho tiros
brutales como el robo y la censura.
Nueve y cuarto: estalla un auto en Bagdad
en el mercado donde los hombres compran lo que no hay
y los niños corren
cientos de muertos, luego la calma.
Diez y media es la hora en que salen los capataces a despedir
obreros por las calles de Coatzacoalcos
el petróleo necesita máquinas sin derechos.

Once y la bolsa de valores cae

todo ello mientras tu lejanía sabe a
silencio
a nada
a limón sobre una herida.

*


Quando non sai che dire
ometto che ho innalzato all’altezza della mia passione
urli
         Tu da me vuoi solo sesso!
       Illuso:
io da te voglio tutto.
E non sarà abbastanza.

 

Cuando no sabes qué decir
hombrecito que he elevado a la altura de mi pasión
gritas
         ¡Tú de mí sólo quieres sexo!
        Iluso:
yo de ti lo pretendo todo.
Y no va a ser suficiente.

*

 

 

 

Per Helena, l’amore che mi accompagna

 

Il Petén è l’aria densa che respiri
mentre attraversi la sua alba
di saraguato irato, 400 voci di cenzontle,
guacamaya eccitate.1
E io che ti vorrei difendere con la forza di un magnifico giaguaro
io vado insieme a te.

È quel sapore in bocca di foglie cadute
il mogano e la ceiba
che senza liane sostengono un mondo di insetti.

Prima della carne e del cavallo
molto prima del coltello e dei pirati
quando il mare verde era una nebbia dopo ogni pioggia
c’erano già il tacchino blu e la pantera
le ombre del fiume Belize
la treccia spessa cui si attaccano le code di mille scimmie.
C’era in attesa anche il serpente corallo.

Di selva sono i sentieri che biforcano i cammini di ogni vita.
Piumaggi
svolazzano intorno alla nera orchidea di un pino rovente
e la filigrana di un ragno attraversa il tuo viso.
Sudi al mattino fra grosse gocce di piogge estive
e feroci pantani.
Il vento si ferma
un ululato insistente perfora la tenerezza dei tuoi pensieri.
E io con te.
         Con te, io.

 

 

Para Helena, el amor que me acompaña

 

Petén es el aire que denso respiras
mientras atraviesas su amanecer
de saraguato iracundo, 400 voces de cenzontle,
guacamayas alborotadas.
Y yo que quisiera defenderte con la fuerza de un jaguar poderoso
yo voy contigo.

Es el sabor a boca de las hojas caídas
la caoba y la ceiba
que sin lianas sostienen un mundo de insectos.

Antes de la carne y el caballo
mucho antes del cuchillo y los piratas
cuando el mar verde era neblina tras la lluvia
ya estaba el guajolote azul y la pantera
las sombras del río Belice
la trenza gruesa por donde se sostiene la cola de mil monos.
Ya estaba coralillo a la espera.

De selva son las veredas que bifurcan el destino de todas las vidas.
Plumajes
revolotean por la orquídea negra de un pino caliente
y la filigrana de una araña se cruza por tu cara.
Sudas la madrugada entre goterones de lluvias veraniegas
y feroces lodazales.
El viento se detiene
un aullido persistente horada la ternura de tus pensamientos.
Y yo contigo.
        Contigo yo.

 

Note
1. Petén: Il Petén è uno dei 22 dipartimenti del Guatemala, e si estende anche nell’entroterra del Belize. Francesca Gargallo passava lunghi periodi in questa zona, nella cui selva aveva comprato una casetta. Il clima è subtropicale, con abbondanza di acque, vegetazione e animali di ogni tipo, tra cui il saraguato (la scimmia urlatrice), il cenzontle (il tordo americano, famoso per il canto che riesce a imitare qualsiasi suono, dai versi di altri uccelli ai rumori cittadini), la guacamaya (un grande pappagallo dai colori sgargianti).

*

 

Scrittrice, camminante, madre di Helena, partecipe di reti di amiche e di amici, Francesca Gargallo (Francesca Isabella Gargallo di Castel Lentini Celentani, Siracusa, 25 novembre 1956 – Città del Messico, 3 marzo 2022) è stata una femminista autonoma che a partire dall’incontro con altre donne in dialogo ha cercato di promuovere azioni per la buona vita delle donne in diversi luoghi del mondo. Laureata in Filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, professoressa e dottoressa di ricerca in Studi Latinoamericani presso la Universidad Nacional Autónoma de México, si è occupata di storia delle idee femministe per capire quali siano gli elementi propri di ogni cultura nel processo di costruzione del femminismo, inteso come azione politica “fra donne”. Residente in Messico dal 1979, ha adottato lo spagnolo e pubblicato romanzi come Estar en el mundo (1994; traduzione tedesca Schwestern, 1996 e 1998), Marcha seca (1999), Al paso de los días (2013); racconti (Verano con lluvia, 2003); i volumi di saggi Tan derechas y tan humanas. Manual ético de derechos humanos de las mujeres (2000), Ideas feministas latinoamericanas (2004 e 2006), Saharauis: la sonrisa del sol (2006), Garífuna, garínagu, caribe. Historia de una nación libertaria (2012), Feminismos desde Abya Yala. Ideas y proposiciones de las mujeres de 607 pueblos en nuestra América (2014); raccolte poetiche come Se prepara a la lluvia la tarde (2010) e Se posso partecipo (traduzione di V. Manca, introduzione di M. Martínez Pérsico, Aracne, Roma 2020); libri per bambini come Los amigos de la coyota risueña y loca / Tu’kue bene nha bayix nna bekw’ya nholh xhill’lhall (edizione bilingue spagnolo-zapoteco, illustrazioni di Guillermo Scully, 1996). Il giorno prima che Francesca morisse, a Roma è stato presentato il suo libro La strada è di chi la cammina (Kairos, Roma 2022). Innamorata delle arti plastiche, ha scritto soprattutto su artiste latinoamericane, cercando sempre punti di vista non misogini sulla realtà. Quasi tutte le sue opere si possono leggere e scaricare gratuitamente nel blog https://francescagargallo.wordpress.com.

Le poesie che pubblichiamo sono tratte da Se prepara a la lluvia la tarde (2010).

 

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