“Tra tradizione e modernità nella musica contemporanea Persiano-Iraniana”, di Fuad Ahmadvand

Mehraein Ensemble, Left to Right: Karen Keyhani (santour), Saman Samimi (kamanche), Milad Mohammadi (tar), Mohammadreza Raeesi (Iranian Percussions: daf, tombak, dayereh, kuzeh, bendir),Venice Biennale 2016, Photographer: Andrea Avezzu
Mehraein Ensemble, Left to Right: Karen Keyhani (santour), Saman Samimi (kamanche), Milad Mohammadi (tar), Mohammadreza Raeesi (Iranian Percussions: daf, tombak, dayereh, kuzeh, bendir), Venice Biennale 2016, Photographer: Andrea Avezzu

Nell’ambito del 60 Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale Musica 2016 il concerto di chiusura di domenica 16 ottobre 2016 è stato dedicato alla Musica iraniana fra presente e passato, con una particolare doppia formula che ha visto nella prima parte la realizzazione di due prime esecuzioni assolute e di una prima esecuzione italiana di opere di compositori quarantenni di origine iraniana, Alireza Farhang (1976) Sabā per tar e ensemble , Karen Keyhani (1979) con As Far As Possible per santur e ensemble, e Mehdi Khayami (1980) con Kamanche concerto per kamanche e ensemble ad opera del Divertimento Ensemble di Milano e del Mehraein Ensemble diretti da Sandro Gorli.

In questa prima parte del concerto le tre nuove opere dei compositori iraniani hanno fatto interagire i principali strumenti tradizionali iraniani con un nutrito gruppo di strumenti della tradizione occidentale: dal flauto, all’oboe, clarinetto, trombone (per i fiati), chitarra, arpa, percussioni, violino, viola, violoncello, contrabbasso e pianoforte mentre la seconda parte è stata dedicata a musiche tradizionali iraniane con il Mehraein Ensemble composto da Saman Samimi al Kamanche (kamānche o kamāncha, strumento ad arco persiano antenato del Rebab), Karen Keyhani al santur (cetra o salterio a percussione persiana) e Milad Mohammadi al Tar (un specie di liuto persiano a manico lungo con sei corde-tre doppie-con cassa armonica doppia intagliato in legno) e Mohammadreza Raeesi alle percussioni tradizionali iraniane ( Daf, Tombak, Dayereh, Bendir, Kouzeh).

Il musicista iraniano Fuad Ahmadvand, da tempo attivo in Veneto, ha seguito il concerto per conto di Finnegans ed ha incontrato prima del concerto i musicisti iraniani con i quali ha realizzato alcune interviste.

 

Cogliendo l’occasione della presenza di tre compositori iraniani nella programmazione de La Biennale di Musica di Venezia edizione 2016 e della loro venuta in città, è stato interessante intrattenersi con loro e parlare dell’attuale musica persiana sia nella tradizione che nella contemporaneità, e della relazione di questi due mondi nella musica iraniana di oggi, come viene presentato dalle due sezioni in cui è diviso il concerto.

Quanto l’attuale musica iraniana è vicina alla sensibilità contemporanea e quanto essa risponda ai sentimenti ed alle aspirazioni di futuro presenti negli ascoltatori, soprattutto delle fasce giovanili, nella nostra epoca moderna in quel paese? E soprattutto, c’è una via di rinnovamento nella nuova musica iraniana nel solco della tradizione oppure gli schemi di riferimento culturali di quell’area sono del tutto saltati a favore di una completa adesione ai modelli, anche musicali, occidentali?

Nella prima parte del concerto sono state eseguite le composizioni di tre compositori quarantenni ben differenti per la loro formazione e storia musicale: Alireza Farhang, compositore iraniano-francese che vive in Francia, Karen Keyhani nato in Iran, suonatore di Santur (Salterio a percussione persiano/iraniano) e compositore che vive in Iran, Mehdi Khayami, compositore nato in Iran e che da dieci anni vive in Italia. Tutti i tre compositori sono attivi e protagonisti nell’ambito della musica contemporanea iraniana ed europea.

Alireza Farhang
Alireza Farhang

I tre brani eseguiti da musicisti iraniani del Mehraein Ensemble e dal Divertimento Ensemble, avevano delle caratterizzazioni e delle differenze sul piano linguistico, ma anche strumentale e timbrico, ben riconoscibili.

Per As far as possible di Karen Keyhani si può ad esempio certamente dire che forse è stato, fra i tre brani, quello più riconoscibile e riconducibile ad un suono iraniano, dovuto forse soprattutto all’uso più melodico del Santur, senza voler con questo attribuire alla cantabilità e riconoscibilità del brano una sorta di patente di appartenenza ad uno stilema o clichè della musica iraniana. Il nostro sforzo infatti non è volto a rinchiudere in definizioni scontate il suono della musica iraniana odierna come ciò che è più vicino alla tradizione rispetto a ciò che non lo è, quanto piuttosto quello di capire, attraverso le due parti del concerto, a che stato è la ricerca – attraverso le tre composizioni dei giovani musicisti iraniani – di un suono nuovo, che a mio parere è in attesa di nascere.

La seconda parte del concerto, della durata di circa mezz’ora, ha visto eseguire con grande abilità tecnico-interpretativa da parte del Mehraein Ensemble, alcuni brani fra i più rappresentativi del repertorio di musica tradizionale persiana del radif, opere di maestri di musica tradizionale persiana del ‘900.

Karen Keyhani a sx, Sandro Gorli direttore del Divertimento Ensemble a Dx (Biennale di Venezia 2016, foto di Andrea Avezzu)
Karen Keyhani a sx, Sandro Gorli direttore del Divertimento Ensemble a Dx (Biennale di Venezia 2016, foto di Andrea Avezzu)

 

Interviste

Fuad Ahmadvand La presenza di tre musicisti compositori Iraniani di musica contemporanea nella programmazione de La Biennale Musica di Venezia in questa edizione 2016 pone innanzitutto una sottolineatura dell’importanza di questo evento e al tempo stesso la domanda: come mai fino ad oggi l’Iran non era stata ancora protagonista ad una simile manifestazione internazionale sulla musica d’oggi?

Mehdi Khayami (compositore) In realtà non sapevo che è la prima volta che i musicisti iraniani partecipano alla Biennale Musica di Venezia e non so dirti veramente perché prima ciò non era accaduto. Però nel 2013 uno di miei brani era quasi vicino ad essere eseguito nella Biennale Musica di Venezia con l’Orchestra Europea composta da trentatre musicisti della Francia, Belgio e dell’ Olanda; purtroppo, in quell’occasione, per mancanza di fondi e la crisi economica su scala europea, il progetto fu annullato. Anche quella volta non sapevo che sarebbe stata la prima partecipazione di un musicista iraniano, pur in un contesto produttivo europeo, alla Biennale di Venezia.

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Mehdi Khayami (Hausmann Award 2013)

Alireza Farhang (compositore) Credo che la risposta potrebbe stare nel fatto che siamo in un momento un po’ speciale, direi storico, per la musica e la cultura iraniana, in cui c’é un numero notevole di compositori iraniani che sono attivi in vari ambiti a livello internazionale. Qualche anno fa era diverso, e questo concerto rileva proprio l’esistenza e la vitalità di una musica contemporanea in Iran. Da considerare comunque che già in passato abbiamo avuto certamente importanti compositori di musica contemporanea come Alireza Mashayekhi (musicista compositore iraniano nato a Tehran nel 1940 ) da citare fra i maestri quando si parla di musica contemporanea in Iran. Comunque non si può dire che sia l’Iran in quanto espressione istituzionale e musicale a partecipare a questo evento, bensì, praticamente è stato dedicato questo concerto ad alcuni protagonisti della scena musicale iraniana contemporanea, evento che, ripeto, è molto importante. Ora è il momento giusto e noi tre compositori possiamo essere considerati, assieme a diversi altri, come espressione della musica d’oggi in Iran. Attualmente vediamo che ci sono tanti compositori giovani sia in Iran, ma anche iraniani all’estero, che stanno lavorando intensamente e le cui composizioni, diversamente dal passato, vengono eseguite abbastanza regolarmente sia in Iran ma anche in altri paesi e dieci anni fa non era certamente così. Ed ora per la prima volta siamo presenti con la musica dell’Iran in qualche modo alla Biennale Musica.

Fuad Ahmadvand È possibile fare oggi una descrizione della musica contemporanea iraniana e come si differenzia dalla musica contemporanea europea? Per esempio, le composizioni e la tecnica esecutiva di maestro Faramarz Payvar (Tehran 1933 – 2009, compositore e suonatore di Santur) nel suo tempo era contemporanea per la musica persiana rispetto ad altri suonatori di Santur del passato come Hassan Santuri, Sama Hozour e Habib Samai e che ancora oggi questo percorso si continua grazie agli altri musicisti e compositori come Parviz Meshkatian (Nishapur, Iran 1955 – Tehran 2009), Ardavan Kamkar ( Sanandaj, Iran 1968), Alan Kushan (Mahabad, Iran 1960, stile avanguardia di Santur moderno), ecc.

Karen Keyhani (compositore) È interessante questa domanda e questo punto di vista. La nostra musica tradizionale antica ha avuto un suo itinerario che l’ha portata ad arrivare ai nostri giorni conservandosi abbastanza integra nelle sue modalità compositive ed esecutive. Ma ad esempio proprio per il Santur, osserviamo che in questo processo ci sono stati cambiamenti molto significativi nella tecnica esecutiva, come le modifiche con l’aggiunta dei feltri alle bacchette (Mezrab) e anche la modifica delle dimensioni degli strumenti e così altre innovazioni strumentali che continuano. Oggi molti giovani musicisti iraniani, come quelli che suoneranno stasera nella seconda parte del concerto dedicata al repertorio tradizionale, mostrano di adottare nuove modalità esecutive e interpretative rispetto ai canoni tradizionali esecutivi della musica tradizionale persiana del passato. Si creano anche nuovi Modi musicali (scale di riferimento del linguaggio musicale) diversi dai Modi e dalle scale della tradizione musicale persiana.

D’altra parte questo è quello che si verifica anche nella musica contemporanea europea che è la diretta continuazione della tradizionale musica classica europea.

Dalla metà di ventesimo secolo si è aggiunto anche la musica etnica a la musica contemporanea occidentale, come ad esempio per il Giappone quella di Toru Takemitsu (Tokyo 1930 – 1996) in cui, in molte composizioni, gli strumenti musicali giapponesi vengono usati nell’orchestra e con ensemble occidentali. Anche in Iran gli strumenti iraniani sono stati usati in orchestra, ma in questi casi non si è trattato di vera musica contemporanea con nuovi stilemi, quanto piuttosto di musica persiana arrangiata per l’orchestra.

Fuad Ahmadvand Voi compositori sentite di appartenere comunque a una scuola precisa? e nelle vostre composizioni da quali musicisti, stili o correnti musicali siete ispirati e influenzati?

Mehdi Khayami No, per me è diverso; in realtà non mi sento di appartenere ad un specifica scuola, forse sarebbe meglio dire che faccio parte come un anello della catena della musica contemporanea sviluppatasi negli ultimi 50 anni nel contesto europeo, pur essendo stato certamente influenzato dalla musica persiana in tutte le mie composizioni.

Alireza Farhang Ognuno è ispirato da altri musicisti ed amici, ma è anche influenzato da tante sollecitazioni ed esperienze della propria vita. Nel mio caso, comunque, non posso specificare e nominare esatte persone ma, naturalmente, sarebbe ideale per ogni musicista o compositore avere un stile personale proprio che non sia completamente sotto l’ombra di propri maestri.

Karen Keyhani Sono d’accordo con Alireza Farhang. Certamente nel mio percorso di studio in musica contemporanea sarò stato in qualche modo influenzato da altri compositori che a vario modo hanno condizionato comunque, in modo generale, le nostre composizioni . Però se uno non trova un proprio stile e ricerca un proprio linguaggio, in futuro avrà certamente dei problemi nel suo percorso musicale. Per quanto riguarda invece gli influssi della musica persiana su miei lavori, personalmente sono molto legato a quella di Abolhassan Saba (1902 – 1957) . Il Radif (che in persiano significa ordine, è una serie di antiche figure melodiche trasmessa attraverso svariate generazioni per mezzo della tradizione orale e sulle cui melodie si basa la musica tradizionale-nazionale persiana-iraniana) del maestro Saba è la dimostrazione della sua capacità e genialità nella composizione perché ha creato dei brani e delle melodie meravigliose. Io come suonatore di Santur sono della sua scuola e certamente ho assorbito tutte le sue influenze. Per esempio nella parte finale del concerto, nel secondo Movimento, c’è una melodia che ero convinto fosse la mia, invece è tratta dal “Radif “di Saba. Inconsapevolmente avevo scritto io questa melodia, la dimostrazione che nell’ambito del Santur sono stato fortemente influenzato dal Maestro Saba.

Fuad Ahmadvand Maestro Farhang, perché lei ha usato il Tar nel suo brano? Cosa le interessava principalmente, il colore e il suono di questo strumento o le sue varie possibilità tecniche ed esecutive?

Alireza Farhang La ragione sta nei miei studi e nelle ricerche di integrazione da me ricercate fra varie culture musicali . Ad esempio il mio brano “Saba” , l’ho composto nove anni fa utilizzando il Barbat/Ud (un cordofono a pizzico persiano [liuto] a manico lungo) e il Kamanche (strumento ad arco persiano discendente del Rebab); in questa nuova versione, commissionata proprio per questo concerto ho scelto il Tar che era più appropriato al contesto generale. Nel nostro ensemble abbiamo strumenti a pizzico come l’Arpa e la Chitarra, per cui penso che si inserisca bene il Tar che è un strumento con ampie potenzialità esecutive, e questo per me è risultato essere molto interessante ,cioè abbinare il suono e il colore musicale di questi tre strumenti diversi ma che hanno la stessa natura sonora a pizzico.

Fuad Ahmadvand Maestro Khayami, lei perché ha usato il Kamancheh ?

Mehdi Khayami Più di un anno fa, dopo una serie di incontri con il maestro Sandro Gorli del Divertimento Ensemble, abbiamo elaborato questo progetto il cui tema era quello di usare un strumento tradizionale persiano insieme agli strumenti musicali occidentali, ed io ho scelto il Kamancheh con un concerto per il Kamanche e ensemble. La mia passione per gli strumenti ad arco è stato il motivo per il quale ho scelto il Kamancheh e anche perché il Kamancheh è un strumento antico ed ha delle sue caratteristiche sonore speciali. La tecnica esecutiva necessaria per questo brano è complesso e grazie all’abilità del maestro Samimi si è riusciti a realizzarlo. Diciamo che la mia idea della composizione in qualche modo era pienamente realizzabile grazie a il suono di Kamancheh.

Fuad Ahmadvand   La musica contemporanea europea è il prodotto dell’Europa e della cultura europea. In questo ambito la musica contemporanea è nata ed ha avuto il suo complesso processo di elaborazione giungendo oggi alle tante sue sfaccettature più o meno storicizzate e identificabili. Anche voi avete seguito questi canoni per comporre o vi siete ispirati ad altri modelli?

Karen Keyhani La musica europea ha avuto il suo percorso fin dal Rinascimento ad oggi e dal Rinascimento in poi l’Italia e gli altri paesi europei, compresa la Russia, hanno costruito quella che viene identificata come la musica occidentale. E’ vero che il contesto e le aree geografiche dove questa musica è nata e si è sviluppata è quello del continente europeo, però gli altri paesi del mondo hanno condiviso questo tipo di percorso storico e musicale per cui oggi non si può dire che questa appartenga solo all’occidente.

In Iran noi abbiamo avuto la nostra musica di tradizione che, naturalmente, era quella principale e più diffusa, per cui quella occidentale veniva considerata come secondaria. In questo io non sento di aver composto musica contemporanea occidentale, anche se ho usato gli strumenti musicali occidentali.

Fuad Ahmadvand Come la musica contemporanea è il frutto della cultura occidentale, credete sia possibile che anche la musica iraniana di oggi arrivi a un risultato in qualche modo paragonabile, anche se non proprio con le stesse caratterizzazioni, qualcosa di parallelo che nel contesto della musica tradizionale o nazionale dell’Iran si apra cioè dalla sua struttura tradizionale verso nuovi suoni e nuovi linguaggi? Lo considerate come un processo necessario ed importante?

Alireza Farhang Dunque, è da un po’ di tempo che questa domanda si pone ed è certamente una questione interessante. Non credo sia importante che la nostra musica faccia una strada uguale a quella che ha percorso la musica in occidente, altrimenti dovremmo aspettare qualche secolo e comunque, in questa visione evolutiva, l’occidente sarà più avanti. Sta di fatto che l’occidente ha avuto la sua storia che dalla monodia ha generato la polifonia, il Barocco, il Romanticismo, ecc.; tutto ha una sua storia e ragione determinata dai contesti sociali e culturali dal Barocco, al Classicismo, Romanticismo ed Espressionismo.

Però la nostra musica non ha avuto questa storia e non è neanche necessario che succeda la stessa cosa, per cui la musica persiana è altra materia determinata da altra storia e non avrà lo stesso percorso. Però, nel confronto culturale, la questione importante da porre è se l’uomo di oggi, l’uomo contemporaneo che vive in questa era ed ha necessità di riflettere su tutto ciò che accade intorno a sé, vive il linguaggio musicale come proprio, pieno di questa consapevolezza storica. Dall’altro lato c’è la nostra tradizione musicale che certamente non possiamo non considerare , ma che non può restare nello stesso punto, quindi il risultato di questa via complessa deve essere un nuovo suono che abbia solidarietà e unità. Questo questione del nuovo suono specialmente per me e per i compositori di origine orientale è molto importante; per noi che proveniamo da un’altra cultura è una questione molto complessa poiché la musica persiana o, in generale, la musica orientale ha una filosofia che è differente da quella occidentale. La Musica, l’ Arte è per l’Oriente innanzitutto un fenomeno sacro di per sé, qualcosa che quando viene concepita da un artista, e la inizia a creare e a trasmetterla, non è una sua creazione assoluta o soggettiva. Nel pensiero occidentale invece, il centro della concezione per l’uomo è che la creazione è sua, frutto solo della immaginazione e creazione umana dell’individuo. Comunque si possono usare tutte le tecniche nuove nella composizione anche per la musica tradizionale, l’importante è però che non cambi il suo nucleo, l’origine sacra dell’atto creativo che non deve avere alcuna modifica.

Karen Keyhani Anche secondo me la tradizione deve essere fedele ai sui principi. Secondo me ci sono tante vie nuove e mai percorse per la musica persiana per arrivare a un nuovo linguaggio; si possono creare nuovi modi rispettando gli intervalli e i canoni di musica tradizionale nel quale suonare il repertorio contemporaneo persiano. Questo potrà rappresentare un nuovo suono che si potrà definire anche come musica contemporanea persiana in un contesto internazionale.

Mehdi Khayami La prima domanda è se la musica persiana può seguire lo stesso percorso che ha sviluppato la musica occidentale per arrivare a quella che oggi definiamo musica contemporanea o se invece deve averne uno proprio; credo che siano due domande da tenere distinte. Guardando dal punto di vista della musica contemporanea europea, la musica tradizionale persiana non può avere gli stessi risultati di quella occidentale. La nostra musica tradizionale ha mantenuto salde le proprie radici. Dalla storia musicale europea abbiamo una grande distanza storica e se volessimo percorrere lo stesso iter ci vorrebbe qualche secolo per arrivare allo stesso punto; dovremmo prendere atto di un grande distacco nel percorso evolutivo dei due modelli musicali. Seguendo una simile prospettiva di divisione dovremmo forse dire che nel concerto di questa sera, mettendo a confronto le sue due parti, vediamo che la seconda parte, quella dedicata alla musica tradizionale, è musica persiana, mentre usando gli stessi strumenti nella prima parte del concerto non lo è più?

Ora in Iran, avendo tanti compositori che lavorano nell’ambito della musica contemporanea occidentale, possiamo dire che questa musica esiste anche in Iran e sta percorrendo la sua strada in un modo parallelo con l’Occidente e come vediamo ora, nel 2016, tre compositori iraniani partecipano alla Biennale Musica di Venezia.

Fuad Ahmadvand

 

Divertimento Ensemble
Divertimento Ensemble