Proposte razionali: Guido Sartorelli, di Luigi Viola

 

Ho conosciuto Guido Sartorelli nei primi anni ’70, quando una molteplicità di esperienze tra loro intrecciate ci hanno dato la prima occasione per incontrarci: l’attività della Fondazione Bevilacqua La Masa, il Sindacato veneziano degli artisti a quell’epoca soggetto attivo e rappresentativo in tante battaglie culturali della città, la rivista Nac fondata da Francesco Vincitorio nel 1968 di cui ero lettore e cui Guido aveva iniziato a contribuire fin dal numero 3 del dicembre 1970 della seconda serie (meno casalinga e meglio distribuita ora che veniva editata da Dedalo), importante strumento per noi tutti di conoscenza e riflessione sull’attualità del dibattito artistico, infine, last but not least, la Galleria del Cavallino, con la quale abbiamo dal 1976 in poi, condiviso un percorso di collaborazione.

Questo permette di capire quale fosse lo spettro ampio entro il quale Guido Sartorelli agiva fin dall’inizio della sua attività, segnalandosi subito come uno spirito libero e critico. Mi sembra inoltre che siano già presenti qui gli elementi essenziali che hanno contraddistinto la sua esperienza d’artista: l’interesse operoso per la connotazione pubblica dell’arte e per le Istituzioni ad essa demandate come nel caso della Fondazione, allora Opera Bevilacqua La Masa, la tensione verso la ricerca e la sperimentazione dei linguaggi che trovava nell’attività della Galleria del Cavallino di Paolo e Gabriella Cardazzo un punto di riferimento significativo, la dimensione della scrittura, rivendicata come strumento proprio dell’artista, espressa in quel momento nella collaborazione con la rivista Nac, e successivamente diretta alla co-fondazione e redazione di altre riviste, in particolare mi riferisco, per quanto concerne la nostra condivisa esperienza, al periodico Informazioni Arti Visive, realizzato insieme agli amici Paolo Pennisi, Romano Perusini, Toni Toniato oltre al sottoscritto e diretto da Gea D’Este.

Ricordando ora le riunioni di redazione al Lido, a casa di Paolo Pennisi, le appassionate discussioni sull’impostazione da dare al numero, l’impegno volontaristico che solo ci permetteva di arrivare di volta in volta alla stampa, non posso non pensare a quel tempo come ad un tempo eroico e felice nonostante la criticità sociale e i turbamenti che ci attraversavano come artisti e sensibili protagonisti di quella temperie, ai quali pensavamo tuttavia fosse doveroso rispondere con l’impegno e l’azione culturale.
Mi piace qui rendere omaggio allo spirito di Guido, proprio citando la prima nota da lui pubblicata appunto su Nac n.3 del 1970, relativa all’attività espositiva dell’Opera che recitava: “Un altro turno insoddisfacente si è svolto nelle sale dell’Opera Bevilacqua La Masa. Non tanto per la qualità delle opere che non illustrano male la situazione, provinciale ma non inutile, della Venezia tra le due guerre (Seibezzi, Novati, Dalla Zorza, eccetera), ma perché i quadri erano proprietà di un privato che pare abbia realizzato un ottimo guadagno in barba allo statuto e allo spirito dell’Opera che vuole le sale destinate ai giovani e ad altri scopi. E questo è stato detto agli attuali responsabili della Bevilacqua La Masa anche dai rappresentanti dei sindacati degli artisti che stanno concludendo proprio ora i lavori per la revisione generale dello Statuto nel tentativo di fornire l’Opera di uno strumento che le permetta di recuperare il tempo perduto nei confronti della cultura contemporanea”.

Guido Sartorelli, Tempo – Spazio – Superficie. Doppia relazione n. 5, 1976

E’ evidente che non aveva peli sulla lingua e non difettava di coraggio. Certo i tempi lo aiutavano, ma questo spirito spesso irriverente e sempre sincero Guido, persona delicata, di grandissima educazione e civiltà, mai offensivo verso alcuno, ha saputo mantenerlo per tutta la vita, anche attraverso una sapiente e umanissima ironia.
L’esprit de geometrie cartesiano che lo ha accompagnato nel proprio lavoro di artista si univa infatti in lui alla corrosività dell’ironia e talvolta al divertimento trasgressivo e un po’ dada del gesto imprevisto, capace di sorprendere. Più di una volta mi è capitato di cadere nella trappola tesa per gioco. Un giornale in lettura che volava via con un piccolo colpo “sottobanco” e una risata liberatoria, forse un’utile compensazione alla serietà e al rigoroso illuminismo dell’assunto teorico da cui procedeva il suo lavoro.

Gli apparteneva la convinzione che la pittura fosse un sistema definitivamente compiuto, passibile solo di analisi e che l’artista avesse il dovere di confrontarsi con essa sulla base di questa nuova consapevolezza, che non consentiva romanticismi fuori luogo. Negli stessi termini analitici era necessario confrontarsi con i grandi sistemi contemporanei, con quegli insiemi semantici che rappresentavano lo sviluppo della civiltà urbana contemporanea, la città quindi in primo luogo e la nascita dei musei, come luoghi simbolici capaci di assorbire in sé ogni funzione, assumendo l’estetica dell’arte per farsi essi stessi opera compiuta ed unica.
L’architettura e l’urbanistica, come anche la comunicazione pubblicitaria, rappresentavano dunque il nuovo terreno di confronto anche per l’artista che volesse mantenere una ragione non velleitaria ed inutilmente sentimentale per il proprio fare. In questo senso Guido esprimeva una visione estrema ed utopica dell’arte, degna delle migliori avanguardie.
Io, che pur ho condiviso con lui la stagione del Concettuale, aderendo ad una concezione dell’arte in cui l’idea aveva un rilievo assoluto rispetto alla prassi esecutiva, nonché l’uso delle nuove tecnologie e di materiali freddi, non condividevo con lui il razionalismo intransigente che lo sosteneva, ritenendo fin dai primi anni ’70 che esistesse un diritto dell’immaginario a manifestarsi come antidoto alla sofferenza della ragione. Il che poi si è visto nel mio lavoro a partire dalla metà di quel decennio e negli anni ’80.

Guido Sartorelli, Nascita, sviluppo e morte dell’illusione – Video, 1981

Questa differenza è stata motivo di frequente dialogo nei nostri incontri come nelle amichevoli conversazioni telefoniche e mai di scontro. L’orizzonte delle nostre meditazioni è rimasto sempre problematico ed aperto, scevro da preclusioni.
Direi di più, c’era un tentativo sincero, che andava oltre l’amicizia e il rispetto, di comprendere davvero le ragioni e i sentimenti altrui, c’era soprattutto un piacere che tali differenze esistessero a reciproca garanzia.
In realtà Guido oscillava tra la scientificità del metodo che intendeva porre a fondamento del suo fare e l’impossibilità di non accogliere l’umano nelle sue complesse componenti, compresa quella apparente irrazionalità che egli sembrava dover escludere in quanto tale, nonostante, come tutti noi, la vedesse invece all’opera intorno a lui e nella storia.
La griglia ortogonale impiegata da Sartorelli nei propri lavori non sempre dunque era in grado di esaurire tale problematicità che traspare in forma evidente soprattutto in quei lavori dove accanto ai segni dell’architettura da lui esaminati entra in gioco l’imponderabilità dei fenomeni naturali, quel cielo appunto, quelle nuvole scure in movimento che in Dove la città diviene cielo del 2011 (ma già in Città nascosta del 1986), sembrano indicare un oltre non solo teorico ma sentimentale.
Qui infatti la geometria della griglia cede alla libertà compositiva degli archetipi d’aria, acqua, terra e fuoco, che tali sono i mattoni veneziani corrotti dal salso che egli ci mostra, cosicché quei frammenti, solo apparentemente ordinati, si propongono come segni eminentemente poetici e come simbolo di una città dell’anima.
Nella stessa luce itinerante vanno considerate le sue pubblicazioni, che sono parte integrante del cammino della sua arte, da Punto di vista del 1998 a Gli artisti della nuova Babilonia del 2012 fino a Artisti e arcimusei. Conflitti in corso del 2014. In esse analisi storica ed esperienza biografica si confrontano confluendo in un’unica pulsante materia che ci restituisce l’immagine viva, mai dimezzata, dell’artista e dell’intellettuale.

Guido Sartorelli, REWINDItalia, Macro Roma, 2012

Guido Sartorelli aveva studiato all’Istituto Nautico ed aveva iniziato a navigare come allievo ufficiale. Da allora non ha più smesso di navigare, pur abbandonando quella prima rotta e scegliendo quella, ben più perigliosa, dell’arte. Ora una cosa è certa, per navigare bisogna imparare a fare il punto, bisogna conoscere le tecniche della navigazione, saper leggere le carte nautiche, ma soprattutto devi possedere quell’inquietudine che ti spinge a staccarti dalla terraferma e dal noto. Questa qualità Guido la possedeva e l’ha mantenuta fino alla fine.

Luigi Viola
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Luigi Viola, artista multimediale e docente delle Accademie di Brera – Milano e Venezia. Ha insegnato alla Scuola di Specializzazione per l’insegnamento di Ca’ Foscari. Pioniere negli anni ‘70 della videoarte italiana delle origini, ha progressivamente posto la dimensione spirituale e culturale ebraica al centro del proprio lavoro negli ultimi vent’anni. Nato a Feltre nel 1949, l’artista lavora a Venezia.  Ha una formazione classica e una laurea magistralis in Lettere conseguita all’Università di Padova. E’ stato co-fondatore ed editore di numerose riviste d’arte: “Informazione Arti Visive” e “Qnst” di Venezia, “Creativa” di Genova e “Artivisive” di Roma. Esordisce all’inizio degli anni 70 nell’ambito delle avanguardie concettuali, con lavori di scrittura visuale, performance, video, fotografia, che affrontano in particolar modo la questione dell’identità. Intorno al 1976 approda a un linguaggio più lirico, neo-romantico, che lo riavvicina alla pittura e ai temi legati all’immaginario mitico-simbolico. Negli anni successivi, mantenendo sempre un approccio duttile verso l’utilizzo dei vari media, prosegue la sua ricerca analizzando temi connessi alla memoria, alla tradizione, alla morte, sempre attento alle caratteristiche intrinseche a ciascun mezzo d’espressione. Sue opere fanno parte degli archivi di Lux (Londra), Galleria del Cavallino (Venezia), M.o.M.A. (New York), Art Metropole (Toronto), A.S.A.C. (Venezia).
É direttore editoriale, con Nicola Cisternino, della rivista Finnegans.

Foto di copertina: Guido Sartorelli durante le riprese del video Da zero a zero, Motovun 1974. Da sinistra Peggy Stuffi, Paolo Cardazzo e Guido Sartorelli

 

GUIDO SARTORELLI Note biografiche

Artista veneziano dell’area concettuale, dopo un periodo di navigazione in Medio Oriente come Allievo Ufficiale in una nave passeggeri, entra all’Accademia di Belle Arti della sua città, che però abbandona dopo due anni. Realizza la sua prima esposizione personale alla Fondazione Bevilacqua-La Masa di Venezia nel 1964 dedicata alla Vita di Galileo di Bertold Brecht. Da allora ha realizzato una settantina di personali e moltissime mostre collettive e videorassegne nelle principali città italiane e in vari Paesi Europei ( Austria, Gran Bretagna, Slovenia, Francia …, oltre che in Brasile, Stati Uniti e Cina ). Nella sua lunga carriera artistica ha utilizzato varie tecniche, dalla pittura ad olio a quella industriale, dalla xerocopia alla fotografia. E’ stato uno dei pionieri in Italia della Videoarte nei primi anni Settanta. Oltre ai libri, ha scritto negli anni Settanta per varie Riviste quali NAC e D’ ARS di Milano, G/ Studio di Bologna e, più recentemente, per Nexus di Venezia. Per la Fondazione Bevilacqua La Masa è stato il curatore di Nuovi Media (1978), di Inter-mezzo-la Pubblicità nella scena urbana e di Bip Selection (a Sydney), nel 1986. E’ stato chiamato a tenere molte conferenze sul suo lavoro in vari spazi pubblici quali le Accademie di Genova e di Venezia, le Università di Venezia, Siena e Bologna, l’Istituto Nazionale di Architettura di Roma, l’Ateneo Veneto di Venezia, la New York University nel suo Master a Venezia, il Museo del Cinema di Torino, i musei d’arte contemporanea di Ferrara, Verona e Trento (MART), la Fondazione Mudima di Milano. Dal 2003 al 2009 ha insegnato Videoarte presso la Facoltà di Lettere all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sue esposizioni personali sono state presentate in catalogo da alcuni tra i maggiori critici quali, tra gli altri, Giuseppe Marchiori , Giulio C. Argan, Enrico Crispolti, Vittorio Fagone, Toni Toniato, Gillo Dorfles, Wilfried Skreiner, Viana Conti, Giuseppina Dal Canton, Riccardo Caldura, Angela Madesani.
Guido Sartorelli è scomparso nel mese di Ottobre 2016.