L’uomo delle isole. Al cuore dell’Impero, di Alessandra Necci. Commento critico di Annarosa Maria Tonin

L’UOMO DELLE ISOLE

Spasimavo dal desiderio di rivedere mio figlio; sarei andato
a riprenderlo in capo al mondo[…] Mai, mai si sarebbe
dovuto consentire che fosse condotto a Vienna”.
 

Napoleone Bonaparte, lettera al fratello Giuseppe, 16 marzo 1814

 

       Di un personaggio storico come Napoleone Bonaparte (1769-1821) si può ricostruire la vita partendo dall’apice, oppure dal momento più tragico, la caduta definitiva.
Alessandra Necci ne Al cuore dell’Impero. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere, edito da Marsilio, sceglie la seconda strada, rendendo partecipe fin dall’inizio il lettore.
Grazie a un felice artificio narrativo, infatti, il libro si apre con un dolente e accorato prologo-monologo, intitolato “N” e basato sul Memoriale di Sant’Elena, in cui il prigioniero, a capo chino davanti al mare, stringendo la miniatura del figlio, spiega le vele dei pensieri, rivolti a sé stesso e ai posteri.

Leopold Bucher, Franz, Duca di Reichstadt, 1832

       Le pagine del libro lasciano, poi, l’Io narrante per ripercorrere l’epopea napoleonica dagli anni del Consolato – “i più fecondi, i più pregni di realizzazioni durevoli, arrivando a plasmare quasi tutta l’Europa”, sottolinea Alessandra Necci – a cui seguiranno l’Impero – nato dal tragico errore di aver condannato a morte il duca di Enghien – e la caduta, culminata nell’esilio solitario.

       L’autrice fa emergere da una vasta bibliografia, da memorie e corrispondenze epistolari, opere letterarie, teatrali e cinematografiche, riviste storiche e articoli il filo rosso delle strategie geopolitiche, delle passioni, dei caratteri, delle ambizioni e delle miserie di un’epoca, focalizzando l’attenzione sulle figure femminili più importanti nella vita dell’imperatore: la madre Letizia, le sorelle Elisa, Carolina e Paolina, le mogli Giuseppina e Maria Luisa, Maria Walewska e, infine, in un capitolo-epilogo, splendido per la ricostruzione ambientale, Betsy Balcombe, che gli sarà vicina a Sant’Elena, isola che irrompe, imperiosa e cupa, all’inizio e alla fine, insieme alla Corsica e all’Elba.

       Le figure femminili di cui Alessandra Necci si è occupata sono associabili ad alcuni comportamenti che manterranno per tutta la vita nei confronti di N. La madre Letizia Ramolino (1749-1836) e la sorella Paolina (1780-1825), per esempio, sosterranno sempre l’imperatore, raggiungendolo anche all’isola d’Elba.
Elemento di unione e stabilità della famiglia”, modello di educazione per i figli e donna che ha affrontato le difficoltà a testa alta, dopo il 1815 Letizia scriverà lettere e appelli e invierà denaro per avere risposte, mai ottenute, sul destino di Nabulio, come chiama il figlio.
Inflessibile custode delle memorie, sarà La Vestale di Gaspare Spontini, “federatrice” del clan Bonaparte, anche se, nei fatti, la tesi che Alessandra Necci confuta è quella secondo cui Nabulio sarà sempre un uomo solo.

Joseph Beaume, Napoleone lascia l’isola d’Elba, 1836, olio su tela, Antibes, Musée Napoléonien

       Maria Paola (1780-1825), conosciuta come Paolina, “donna dalle molte contraddizioni”, a differenza dei fratelli e delle sorelle, sarà sempre grata a N per i benefici ricevuti. Lo incontra per la prima volta quando arriva in Francia, fuggitiva dalla Corsica; lui ha diciassette anni, lei cinque o sei. Consapevole delle proprie attrattive, unica vera principessa fra le figlie di Letizia, avendo sposato in seconde nozze il principe romano Camillo Borghese, parlerà il linguaggio della seduzione, come le sorelle Elisa e Carolina quello dell’ambizione. 

       Maria Annunziata (1782-1839), conosciuta come Carolina, tradirà il fratello, “divorata da una feroce smania di arrivare”.
Nel 1800 sposa Gioacchino Murat, che “ne condivide le aspirazioni ma non possiede le stesse capacità”, prima fra tutte quella di allearsi con chi può esserle utile; fin dai primissimi tempi dell’Impero, Carolina, regina di Napoli, si avvicinerà a Fouché, ministro della Polizia, e dal 1807 a Metternich, ambasciatore d’Austria, di cui diventerà l’amante. 

       Nei confronti delle donne che ha amato, N prova timore ed è “poco incline a farci affidamento”. Il modello, dunque, resta la madre, ma si innamora di Giuseppina “che è il contrario”.
N la amerà moltissimo; tuttavia, la vicenda del divorzio, sancito il 15 dicembre 1809, la condurrà ad allearsi con Fouché, al quale rivelerà tutti i segreti dei Bonaparte.

Claude-Marie Dubufe, Ritratto di Joseph Fouché, duca di Otranto, prima metà del XIX secolo, olio su tela, 130 x 98 cm, Museo Nazionale dei Castelli di Versailles e del Trianon

       Nel dare un quadro privato e pubblico dei rapporti interni al clan Bonaparte, Alessandra Necci analizza gli errori compiuti da N, non solo in seno alla famiglia. Da questo punto di vista il rapporto con Talleyrand e Fouché è fondamentale e attraversa ogni pagina del libro.

       L’autrice parte dal presupposto che N sia un “meritocratico ed estimatore del talento altrui”. Il fatto che non fermi in tempo i due “pericolosi doppiogiochisti” è stato considerato un gravissimo errore di valutazione. Fouché, a capo dei servizi segreti, sarà l’ispiratore e preparatore dell’arresto e della condanna del duca di Enghien nel 1804; Talleyrand avrà un ruolo decisivo anche negli anni in cui N conoscerà Maria Łączyńska Walewska (1786-1811), sacrificata inutilmente dal marito e dall’aristocrazia polacca sull’altare dell’indipendenza. Alessandra Necci evidenzia come la contessa abbia goduto “della stima e dell’apprezzamento dei contemporanei e dei posteri per la sua discrezione”.

Greta Garbo e Charles Boyer in Conquest, 1937

       A Maria Walewska e al periodo in cui N sposerà Maria Luisa d’Asburgo (1791-1847) Alessandra Necci dedica i capitoli più “geopolitici”, ricostruendo, sulla scorta di molteplici fonti, le ragioni della caduta dell’imperatore, favorita da Talleyrand, Fouché e dal “serpentesco” Metternich, favorevole al sacrificio di Maria Luisa d’Asburgo-Ifigenia sull’altare della pace, che avrebbe consentito all’Austria di riorganizzarsi. 

       Incapace di ogni gesto di affetto nei confronti del figlio Napoléon François (1811-1832), l’Aiglon, nel momento della disfatta l’ex imperatrice abbandonerà il marito, conducendo con sé il figlio a Vienna e condannandolo, così, alla morte prematura. «Il mio secondo matrimonio si è rivelato un precipizio dagli angoli bordati di fiori» ricorderà Napoleone. 

       Ai suoi errori penserà nel corso dei settantadue giorni di viaggio per raggiungere Sant’Elena, “prigione solitaria e dimenticata, che ricorda l’Averno degli antichi”.
Dal suo arrivo il 17 ottobre 1815 al trasferimento definitivo alla prigione di Longwood, trascorrerà sette mesi ospite di William Balcombe, titolare di una ditta che rifornisce le navi di passaggio. Nel cottage The Briars vivono anche la moglie e i figli di Balcombe, fra cui la quattordicenne Elisabeth, detta Betsy (1801-1881).  

       Alessandra Necci congeda il lettore rievocando la dolente, malinconica solitudine dello sconfitto, avvicinato dalla ragazzina che, sfrontata e timorosa insieme, gli renderà meno amara la quotidianità. N, infatti, “corregge i suoi compiti in francese”, le racconta la sua vita, le fa conoscere le persone che ha amato di più, guardando le miniature.
Quando arriverà Hudson Lowe in qualità di governatore dell’isola – aprile 1816 – inizierà davvero la prigionia di Nabulio, un regime carcerario durissimo.
«Il mio corpo è fragile ma la mia anima è fiera» dirà, oppresso e insultato, nel corso di una delle conversazioni con Lowe, che l’autrice riproduce fedelmente.

Antoine-Jean Gros, Napoleone Bonaparte, primo Console, 1802, olio su tela, 205 x 127 cm, Parigi, Museo della Legion d’onore

       Considerata nel suo significato complessivo, la ricostruzione di Alessandra Necci suscita nel lettore la percezione fisica ed emotiva della “grandiosa solitudine” e “profonda disperazione” di un uomo, nato, esiliato e morto in un’isola, ma che aveva saputo immaginare un’Europa accomunata da un’unica legge e un’unica moneta.
L’esilio solitario di Nabulio si staglia, dunque, come “l’ultima vittoria dell’Aquila”.

Autrice: Alessandra Necci
Titolo: AL CUORE DELL’IMPERO. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere
Editore: Marsilio
Collana: Specchi
Anno di pubblicazione: 2020
Pagine: 407 – 18,00 euro

Foto di copertinaNicolas-André Monsiau, La Consulta della Repubblica Cisalpina, riunita durante i Comizi di Lione attribuisce la presidenza a Napoleone, 1808, olio su tela, 319 x 483 cm, Museo del Castello di Versailles

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Alessandra Necci, nata a Roma, professoressa all’Università LUISS, si è laureata alla Sapienza per poi specializzarsi a Parigi. Ha lavorato a lungo nelle Istituzioni. Collabora con Rai Storia, vari quotidiani e riviste.

Annarosa Maria Tonin è nata a Vittorio Veneto nel 1969. Laureata in Lettere moderne all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sugli inviati veneti alla corte di Rodolfo II d’Asburgo, è stata docente di Materie Letterarie e Storia dell’Arte nelle scuole medie e superiori. Curatrice di eventi culturali, collabora con la rivista trimestrale Digressioni e la libreria Tralerighe di Conegliano. Autrice di racconti, romanzi e saggi, ha pubblicato per Digressioni editore la raccolta di saggi “L’uomo nell’ombra. Storie d’arte, potere e società” (2019) e il romanzo “Anatolia” (2020).

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