DEVIR / DAVAR: dalle rovine del Tempio alla perennità del Libro

VENICE GHETTO 500 (1516 – 2016)

“Per 2000 anni il popolo ebraico ha preservato il Libro, così come il Libro ha preservato il popolo ” (David Ben-Gurion)

Progetto presentato da
Associazione Euforia Costante
Finnegans Percorsi culturali – Padova

a cura di Luigi Viola e Massimo Donà
con la partecipazione di Regione Veneto, Comune di Venezia

Il progetto vuole ricordare i 500 anni dalla fondazione del Ghetto di Venezia proponendo due grandi metafore incardinate l’una nell’altra: quella spaziale del Mare di mezzo, inteso come “matria”, paesaggio liquido e luogo dell’abitare, tra dialogo e scontro, delle grandi culture monoteiste di cui Venezia, nella fluida mobilità delle sue forme e nei riflessi ancor oggi vivi della sua storia, è simbolo ed epifania e quella del Libro (Sefer HaTorah) dal quale derivano tutte le fondamentali ed eterne regole del vivere civile e comunitario, fuori dalla barbarie idolatrica, in un percorso nel Tempo reso ancor più vitale proprio dall’incontro con la tradizione “altra” e perfino ostile dell’Occidente ellenizzato.

Libro che sussume dunque tutta la complessità del cammino compiuto dalla Parola da Oriente ad Occidente, facendosi altresì esplicita testimonianza della Speranza (HaTikvah) che un popolo ha saputo conservare nei secoli attraverso le più drammatiche vicende, attingendo all’insegnamento (Torah) che dal Libro stesso viene.

La cultura contemporanea tutta, non solo quella ebraica, è infatti profondamente innervata da tali radici e abbeverata alle fonti ebraiche che scopertamente o sotterraneamente la nutrono, dalla kabbalah alla saggezza dei chachamim. Peraltro, se guardiamo appunto alle matrici della nostra complessità culturale esse sono sempre ispirate a principi pacifici, di rispetto per il prossimo, di regolazione e di ricomposizione del conflitto, né potrebbe essere diversamente nelle parole o nell’azione dei saggi. Ben diversamente dall’uso strumentale e spesso criminale che ne viene fatto da parte di chi predica la violenza, l’odio razziale e religioso, la cancellazione dell’altro come condizione per la propria affermazione. Per questo crediamo che possa essere opportuno profittare dell’occasione offerta dal ricordo della fondazione del Ghetto, evento in sé assolutamente infelice per gli ebrei, per trarre una lezione positiva che ci riconduca a considerare l’insegnamento che ci viene dai Maestri. In particolare mettendo in rapporto l’obbligo della riflessione filosofica e culturale con l’esperienza dell’arte.

L’arte infatti può rendere incontrovertibile testimonianza di come un messaggio di tolleranza e di reciprocità possa ancora essere praticato ed ascoltato, restituendo piena dignità alla relazione tra uomini e popoli che vivono insieme, sulla stessa benevola terra.

Il Mare di mezzo ci ha donato per mezzo dell’arte fin dall’antichità modelli di creatività e di socialità da condividere, ai quali ispirare le nostre azioni. Esso è oggi certamente anche un monito volto al futuro, che ci obbliga ad un’etica preoccupata della salvaguardia del suo ruolo, perché non abbia a perdersi nulla di tanta ricchezza.