A CIASCUNO LE SUE VERITÀ. “Scene da un matrimonio futurista”, di Lino Mannocci. Commento critico di Annarosa Maria Tonin

Se io credessi un solo istante ai miei istinti e ai miei affetti, in meno di un anno
rovinerei in me il Futurismo, il quale esige ogni giorno maggiori spese.
Il Futurismo al di sopra di tutto. Ti voglio molto bene, tengo a te come
a una delle maggiori forze del Futurismo, ma ciò che è impossibile è impossibile”.

Filippo Tommaso Marinetti, lettera a Gino Severini, 24 aprile 1914,
Mart, Archivio del ‘900, Rovereto

       Dai primi mesi del 1914 fino all’autunno dello stesso anno il pittore trentenne Gino Severini (1883-1966) compie un viaggio in Italia per far conoscere alla moglie sedicenne il suo paese d’origine. Si ammala e chiede agli amici del movimento futurista, in particolare a Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), un aiuto economico per provvedere alle cure. Egli, pur essendo stato testimone di nozze di Severini l’anno precedente, rifiuta, motivando la sua decisione come riportato dalla citazione iniziale.

       Cosa è accaduto?

       A questa e altre domande, legate al 1913, anno cruciale per la storia delle avanguardie artistiche e letterarie in Francia e in Italia, vuole dare una risposta Lino Mannocci nel suo saggio Scene da un matrimonio futurista (Piccola Biblioteca Neri Pozza). “Rivisitazione” del matrimonio fra Gino Severini e Jeanne Fort (1897-1992), il libro è anche un “omaggio alle vite di alcuni invitati” – da Apollinaire a Marinetti, da Paul Fort a Max Jacob – “e di altre forme di unioni e sodalizi che coinvolgono artisti e poeti” in quell’anno, con particolare riferimento al matrimonio mancato fra Cubismo e Futurismo. 

       Le fonti alle quali Mannocci attinge sono innanzitutto l’autobiografia di Severini, La vita di un pittore (1946), scritta a partire dall’estate del 1943, poi fotografie, documenti, lettere e articoli tratti da alcune riviste.

       L’autobiografia di Gino Severini è “affascinante e piena di commenti sul periodo più felice e febbrile dell’arte francese e italiana di quegli anni” afferma Mannocci. Leggendola, si è invitati a scavare di continuo e l’aspetto metodologico più problematico per l’autore è stato scegliere quale direzione prendere.

       Severini si rivela “un compagno affabile, aperto alle opinioni degli altri e alla complessità della vita” e il punto di vista di Mannocci è quello del narratore imparziale; a volte, però, ammette di aver dato voce alle passioni e spazio a considerazioni sulle conseguenze di una certa visione del mondo e della pittura, legate anche alla sua sensibilità.

Gino Severini, Ritratto di Madame S., 1913-1915, pastello su cartoncino su tela, 91×65 cm, Collezione L.F., Mart (Rovereto)

       Il punto di partenza sono, dunque, gli anni giovanili di Severini e il matrimonio con Jeanne Fort.

       È fondamentale, tuttavia, premettere che nell’autobiografia il pittore cortonese rievoca quel periodo, il suo radicamento a Parigi, con l’occhio della sedimentazione trentennale, ancora certo del dominio culturale francese nell’arte e nella poesia, del quale “si è nutrito e si sente un rappresentante”. Gli anni tra il 1909 e il 1914, soggetti ancora oggi a varie interpretazioni, diverse verità, si muovono tra scandali e turbamenti, interessi e stimoli per le menti più sensibili e dalle forti spinte creative, spesso di natura antitetica.

       Severini ricopre un ruolo centrale nello sviluppo del Futurismo, “unico rappresentante del movimento a Parigi, unico contatto continuo per Boccioni, Carrà e Russolo”, ma vive anche ai margini, sia per temperamento che geograficamente. La scelta di radicarsi a Parigi, vista a trent’anni di distanza, è dettata dal profondo e duraturo affetto nei confronti di una cultura che lo ha accolto “vagabondo di origini contadine”, formato e avviato alla carriera di pittore di fama internazionale.

       Il pittore è un “uomo tranquillo, poco dedito alle manifestazioni estreme”, in continuo intreccio fra pratica pittorica e studio teorico.
       Il 28 agosto 1913 sposa Jeanne Fort. Sono “due giovani eleganti”, realtà e simbolo di due culture. Un matrimonio felicissimo, che dura 53 anni.
       Si sono incontrati a La Cloiserie des Lilas, caffé letterario fondato nel 1903 dal padre di Jeanne, Paul Fort (1872-1960), il quale vi organizza serate letterarie.
       Dopo il matrimonio Severini e la moglie compiono il viaggio in Italia a cui si è fatto cenno in apertura.
       Per quali ragioni Marinetti non lo aiuta?

Matrimonio di Gino Severini e Jeanne Fort, Parigi, 28 agosto 1913

       Fino al 1914 il rapporto tra i due è di mutua collaborazione e ammirazione, poi Severini prende le distanze, a causa della spinta aggressiva del movimento, accentuatasi fra il 1913 e l’anno successivo. Mannocci evidenzia il punto di vista di Severini che indica un nesso di corresponsabilità tra la rivoluzione culturale futurista, l’adesione interventista e il proto-fascismo di Marinetti che favorisce, secondo Severini, la nascita della dittatura. “Il fascismo adotta tutti i mezzi d’azione marinettiani”. Severini in coscienza ritiene comunque complessa la ricostruzione cronologicamente esatta dei fatti, ma il nucleo problematico della sua testimonianza è chiaro: il Futurismo è un movimento di energia nel quale l’individuo è nulla, mentre la volontà di distruggere e rinnovare è tutto. 

       Se Cubismo e Futurismo si fossero uniti in matrimonio, le cose sarebbero andate diversamente, sarebbe nato qualcosa “di più alto e importante”, come nelle aspirazioni di Soffici? Egli aveva curato nel 1914 Cubismo e Futurismo, un volume con trentadue opere di artisti francesi e italiani. Secondo Severini, la rottura alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia era stata causata dal nazionalismo di Marinetti.

       Tuttavia, il libro di Mannocci ripercorre anche le tappe precedenti, che nel 1913 avevano fatto sperare nell’unione di due culture, grazie non solo al matrimonio del pittore, ma anche e soprattutto a un altro amico degli sposi, Guillaume Apollinaire (1880-1918), autore del Manifesto Antitradizionale Futurista (1913) con cui si era posto come ponte tra Cubismo e Futurismo, mentre Marinetti aveva interpretato il documento come un’adesione francese al Futurismo italiano. Un quasi-matrimonio quello di cui parla Severini, “pittore che più di ogni altro si era adoperato per dare forma e concretezza a questa fusione” ribadisce Mannocci. In realtà, il progetto non era decollato, poiché Apollinaire aveva compreso che i Francesi non amavano il disordine e il caos propugnati da Marinetti e i Futuristi italiani; tuttavia, il poeta aveva saputo “aggregare le persone”, secondo la testimonianza di Gertrude Stein. Dopo la sua morte nel 1918, però, gli amici sarebbero andati ciascuno per proprio conto, ciascuno con la sua verità.

       Severini lo aveva conosciuto, “uomo solare e pieno di entusiasmo” nel 1910 al Bateau-Lavoir, l’atelier di Pablo Picasso (1881-1973), luogo d’incontro fra scrittori e artisti, dove si era elaborata “non solo la rivoluzione pittorica cubista, ma anche una nuova estetica poetica”.

Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon, 1906-1907, olio su tela, 243,9×233,7 cm, Museum of Modern Art, New York

       André Salmon (1881-1969), anch’egli presente al matrimonio Severini-Fort, da lui indicato come “una svolta epocale”, considera Picasso il demiurgo di questo nuovo mondo. Nel 1916 organizza al Palais d’Antin una mostra in cui è esposto per la prima volta il dipinto Les demoiselles d’Avignon, per il quale Salmon stesso conia il titolo. Poeta, prosatore, critico d’arte e giornalista, attraversa tutti gli ambiti della creatività letteraria, ma, dopo la seconda guerra mondiale, gli sarà impedito di firmare articoli, poiché accusato di collaborazionismo. 

       Con riferimento all’occupazione nazista della Francia, Scene da un matrimonio futurista, all’interno della ricostruzione delle vicende biografiche e delle relazioni amorose, amicali e artistiche tra gli invitati al matrimonio di Severini, si sofferma con partecipe intensità sulla vicenda umana e artistica del poeta Max Jacob (1876-1944), emblematica per molti aspetti.

Amedeo Modigliani, Ritratto di Max Jacob, 1916, olio su tela, 73×60 cm, Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf

       Personalità complessa e non accostabile a un movimento in particolare, contenendoli tutti, “era sempre lui a consolare gli amici nei momenti di tristezza e dolore”; gli amici, però, non avrebbero risposto alle sue lettere, scritte sul treno che lo stava conducendo alla morte. La Gestapo, infatti, lo aveva arrestato nel suo ritiro a Saint-Benoît-sur-Loire per condurlo al campo di Drancy “sulla strada per Auschwitz, dove era stato destinato”.

       La forte carica umana di Max Jacob nei confronti di amicizie e affetti è quella di Gino Severini, che ama dello stesso amore tangibile la pittura. 

Autore: Lino Mannocci
Titolo: Scene da un matrimonio futurista
Anno di pubblicazione: 2021
Casa editrice: Neri Pozza
Collana: Piccola Biblioteca
Pagine: 256 – 13,50 euro

Foto di copertina: I Futuristi Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini, Parigi, inaugurazione della prima mostra alla Galleria Bernheim-Jeune, 5 febbraio 1912

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Lino Mannocci nasce a Viareggio nel 1945. Nel 1968 si trasferisce a Londra. Dal 1971 al 1976 studia al Camberwell College of Arts e alla Slade University. Nei primi anni Ottanta partecipa come cofondatore a tutte le mostre del gruppo la Metacosa. Nel 1984 la prima mostra in un museo, Hack Museum a Ludwighafen, in Germania. Seguono negli anni numerose mostre a San Francisco, New York, Londra, Bergamo e Firenze.

Annarosa Maria Tonin è nata a Vittorio Veneto nel 1969. Laureata in Lettere moderne all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sugli inviati veneti alla corte di Rodolfo II d’Asburgo, è stata docente di Materie Letterarie e Storia dell’Arte nelle scuole medie e superiori. Curatrice di eventi culturali, collabora con la rivista trimestrale Digressioni e la libreria Tralerighe di Conegliano. Autrice di racconti, romanzi e saggi, ha pubblicato per Digressioni editore la raccolta di saggi “L’uomo nell’ombra. Storie d’arte, potere e società” (2019) e il romanzo “Anatolia” (2020).

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