“TERRITORIAL AGENCY: OCEANS IN TRASFORMATION”. A San Lorenzo il ritorno al mare grazie a Ocean Space, il nuovo polo di ricerca multidisciplinare dedicato agli oceani. Testo di Arianna Niero

Sorry, this entry is only available in Italian. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language.

Territorial Agency: Oceans in Transformation, Ocean Space, Chiesa di San Lorenzo, 2020. Territorial Agency: Oceans in Transformation è commissionata da TBA21−Academy e coprodotta insieme a Luma Foundation. Foto: Enrico Fiorese.

 

«The roads of man all lead to water» scrive Raymond Murray Schafer nel suo celeberrimo libroThe soundscape: Our sonic environment and the tuning of the world” ; la medesima sensazione si ha quando si cammina per Venezia, costeggiando le sue maestose e al contempo fragili architetture sapientemente e delicatamente posate sull’acqua.

Attraversando il sestiere di Castello ripenso al libro di Schafer «Tutte le strade ci riportano all’acqua. Noi ritorneremo al mare» ed è proprio quello il motivo del mio andare attraverso le strette calli veneziane in un soleggiato pomeriggio di ottobre. Quando arrivo in Campo San Lorenzo ad accogliermi è una sensazione di quiete monumentale, probabilmente derivante dalla facciata singolare della Chiesa, che porta lo stesso nome del campo, la cui incompiutezza lascia spazio a una molteplicità di impressioni contrastanti.

Enigmatica è la storia di questo edificio, unico e atipico nel panorama architettonico veneziano, che dopo più di 100 anni di inaccessibilità al pubblico, riapre le proprie porte proprio al mare. Nel corso della sua storia, San Lorenzo ha visto il passaggio di personaggi illustri come Marco Polo e Antonio Vivaldi, che nel XVII secolo lo trasforma in un importante centro per la musica.

E proprio alla musica è ritornato nel 1984 in occasione della prima esecuzione assoluta di “Prometeo, tragedia dell’ascolto” di Luigi Nono, nell’ambito della Biennale musica.
Strane le coincidenze se si pensa che la struttura dell’opera è organizzata secondo “Isole”, apparentemente autonome e frammentarie, ma inevitabilmente comunicanti grazie al mare di suoni.
Prometeo / alla fine è il tuo Nóstos / Se ti è dato essere eroe / Solo del Mare lo puoi”, recita l’inizio della quarta isola.
Nóstos” è il corrispondente greco di “viaggio”, non solo fisico, ma anche simbolico, di tensione, di conoscenza e ricerca; da esso origina anche la parola “nostalgia” ed implica quindi un continuo muoversi in avanti per tornare alle origini e ritrovare le proprie radici che affondano nell’acqua.

Territorial Agency: Oceans in Transformation, Ocean Space, Chiesa di San Lorenzo, 2020.
Territorial Agency: Oceans in Transformation è commissionata da TBA21−Academy e coprodotta insieme a Luma Foundation. Foto: Enrico Fiorese.

Una strana serie di coincidenze forse non casuali destina la Chiesa di San Lorenzo ad ospitare oggi Ocean Space, il nuovo centro di ricerca multidisciplinare dedicato allo studio degli oceani che ha aperto i battenti a marzo 2019, ispirato dai valori e dal pensiero di TBA21-Academy, una piattaforma collaborativa che coinvolge e unisce artisti, ricercatori, scienziati e pensatori provenienti da diversi campi del sapere. L’intento comune è quello di fornire risposte alle urgenti sfide ecologiche, ambientali, sociali ed economiche odierne, le quali richiedono nuovi modi di generare soluzioni attraverso un pensiero e un approccio sistemico e multidisciplinare.

Ocean Space promuove la conoscenza, la ricerca e la difesa degli oceani attraverso l’arte in dialogo con la scienza, al fine di esplorarne e stabilirne nuove pedagogie.
Territorial Agency: Oceans in trasformation” è la sua seconda stagione espositiva, inaugurata il 27 agosto 2020; avrebbe dovuto essere visitabile fino al 29 novembre 2020, ma a causa delle nuove restrizioni decretate dal governo per il contenimento della pandemia di Covid-19 in corso, ha dovuto purtroppo chiudere il proprio spazio anticipatamente e sospendere al momento tutte le attività fino a nuovo ordine.

La mostra, curata da Daniela Zyman, è il risultato di un progetto di ricerca pluriennale molto ampio, sviluppato, in collaborazione con TBA21-Academy, da Territorial Agency, un’organizzazione indipendente fondata dagli architetti Ann-Sofi Rönnskog e John Palmesino, che unisce architettura, analisi spaziale e forme di intervento concreto e sostenibile verso l’ambiente costruito.

Oceans in trasformation” nasce quindi dall’esigenza di promuovere una maggiore conoscenza degli oceani inseriti all’interno delle complesse dinamiche del sistema Terra e del sistema-mondo alla luce delle trasformazioni ambientali e climatiche in atto causate dall’attività antropica.

Salendo i gradini antecedenti l’ingresso della Chiesa si può già percepire la magnificenza e allo stesso tempo l’austerità degli spazi interni, spogliati nel corso della storia di tutte le decorazioni, ad unica eccezione dell’altare maggiore che divide in due l’ampio spazio.
Ad accogliermi due ragazzi, che con estrema gentilezza e disponibilità mi accompagnano ad esplorare le sette traiettorie in cui la mostra è articolata: dal Mare del Nord al Mar Rosso, la Corrente del Golfo, il Pacifico Equatoriale, il Medio Atlantico, il Vortice dell’Oceano Indiano, l’Asia Metropolitana e la Corrente di Humboldt.

Territorial Agency: Oceans in Transformation, Ocean Space, Chiesa di San Lorenzo, 2020.
Territorial Agency: Oceans in Transformation è commissionata da TBA21−Academy e coprodotta insieme a Luma Foundation. Foto: gerdastudio.

La complessità delle relazioni globali emerge immediatamente attraverso i 30 grandi schermi sui quali è possibile visualizzare in forma dinamica la portata dell’attività antropica sul dispiegarsi di ecosistemi oceanici e terrestri in continuo mutamento.
Non sono mappe, non segnano confini, ma esplorano e tracciano relazioni e non possono che essere in continuo divenire. Sembrano far vibrare l’intera architettura attraverso la policromia e polifonia del mare. E l’intento di Ocean Space è proprio quello di cogliere queste oscillazioni per ripristinarne gli equilibri.

Queste composizioni dinamiche e complesse, realizzate unendo set di dati raccolti attraverso tecnologie di telerilevamento e provenienti da vari istituti di ricerca, rendono evidente il mutamento epocale in corso negli oceani, la cui energia, circolazione, chimica e intera vita stanno cambiando irreversibilmente.
Esiste un grande sbilanciamento energetico tra mare e terra, dovuto al fatto che l’oceano assorbe più del 90% del calore in eccesso sulla Terra e solo questo è sufficiente a far capire il suo ruolo essenziale nel preservare la vita sulla Terra, ma non si sa per quanto ancora potrà continuare a farlo senza causare inevitabili eventi estremi.

Territorial Agency: Oceans in trasformation, Ocean Space, Chiesa di San Lorenzo, Venezia.
Foto: Enrico Fiorese

La meraviglia, la connessione e la fragilità di ecosistemi apparentemente lontani e profondamente diversi tra loro è messa in luce fin dalla prima traiettoria che si incontra nello scoprire lo spazio interno della Chiesa, ovvero quella che unisce continente africano e Sud America.

Enormi quantità di polvere minerale, visibile sotto forma di nubi in movimento sugli schermi, ricca di sostanze nutrienti, in particolare fosforo, proveniente dal deserto del Sahara, viene trasportata dalle correnti, e sorvolando l’intero Oceano Atlantico, in gran parte giunge e precipita nel Bacino dell’Amazzonia, contribuendo alla sua fertilizzazione.
Un fenomeno sorprendente quanto delicato, minacciato sempre più dal cambiamento climatico che ne trasforma il naturale sviluppo.

Questo è solo un esempio e letteralmente un granello di sabbia che concorre alle complesse interrelazioni presentate lungo l’ambizioso quanto necessario progetto di studio multidisciplinare, che si pone come un invito a collaborare, a contribuire insieme a salvaguardare il futuro degli oceani e della vita.
La ricerca si avvale infatti della cooperazione di centinaia di scienziati, studiosi, attivisti, politici, artisti e ricercatori.
Proprio tra quest’ultimi si inseriscono i ragazzi che, con grande gentilezza e preparazione, mi hanno accompagnata ad esplorare questo stupefacente e intricatissimo sistema-mondo.

Oltre alle tantissime attività ed eventi collaterali realizzati ad Ocean Space, come contributo all’attuale mostra, vi è anche un programma di ricerca trimestrale chiamato Ocean Fellowship, che si svolge in residenza ad Ocean Space e che invita otto ricercatori e due mentori a svolgere attività di ricerca trasversale inerenti le tematiche oceaniche ed espositive, contribuendo così ad ampliare il curriculum oceanico.

L’oceano è un sensorio”, si legge nella parete di fondo dell’edificio, una volta superato l’altare maggiore, un testo frammentario di Territorial Agency che proietta frasi e interrogativi per “pensare a partire da e con gli oceani”.
In questo senso si può pensare all’oceano come un diapason su cui si accordano tutti gli altri strumenti; se la sua intonazione è sbilanciata, le conseguenze sono inevitabilmente disastrose per l’intera orchestra.
Le sette traiettorie individuate dalla ricerca formano un’unica complessa partitura globale, di cui l’uomo sta inesorabilmente e a suo piacimento modificando consonanze e dissonanze, dimenticando che l’armonia si basa su un delicato bilanciamento di esse.

“Territorial Agency: Oceans in trasformation”, Ocean Space, Chiesa di San Lorenzo, Venezia.
Foto: Enrico Fiorese

Dopo aver ringraziato gli “Ocean Fellows”, continuo la mia esplorazione in solitaria attraverso lo spazio che non è soltanto espositivo, ma fa esso stesso parte di quel mare di cui ancora poco si conosce se non per quei pochi metri di spiaggia che si frequentano d’estate.
L’impatto antropogenico sugli oceani nel corso del tempo ha evidenziato indubitabili mutamenti riguardo l’innalzamento del livello del mare, l’urbanizzazione e la trasformazione delle coste, aumentandone la subsidenza, l’incremento di clorofilla e alghe, con il conseguente aumento di zone morte, senza dimenticare l’inquinamento non direttamente visibile, ovvero quello acustico dei mari, che causa gravi danni agli organismi marini, se non la morte stessa.
La lista delle attività condotte dall’uomo in maniera assolutamente distruttiva sarebbe molto lunga e complessa, e invito ad esplorarne le interconnessioni attraverso lo studio proposto da “Territorial Agency: Oceans in trasformation”.

Mentre mi avvio verso l’uscita, ripenso al “Nóstos”, rendendomi sempre più conto di quanto questo epico viaggio via mare sia solo all’inizio. Il mio passo è accompagnato da un mormorio di basse frequenze, quasi stessi riemergendo in superficie dopo essere stata in apnea, ed effettivamente l’installazione di una luce led presente sulla facciata della Chiesa indica il livello di innalzamento del mare che verrà raggiunto entro la fine del secolo in Laguna.
Ecco spiegata la mia sensazione, eppure non avevo avvertito una mancanza d’ossigeno, il ritorno al mare era stato perfettamente naturale.

Tutto il materiale della ricerca è accessibile e consultabile su www.ocean-archive.org.

Ocean Space
Chiesa di San Lorenzo
Campo San Lorenzo, Castello 5069
30122 Venezia
www.ocean-space.org

Territorial Agency: Oceans in Transformation
A cura di Daniela Zyman
Commissionata da TBA21–Academy e coprodotta insieme Luma Foundation

 

Territorial Agency: Oceans in Transformation è commissionata da TBA21–Academy.
Tracce di antropocene nell’Oceano Pacifico: dati sulla pesca e sui trasbordi nei pressi del Parco Marino di Nazca-Desventuradas al largo delle coste del Cile.
© Territorial Agency


CONOSCERE E ABITARE GLI OCEANI ATTRAVERSO
LA DANZA

Di ritorno a“Territorial Agency: Oceans in trasformation”, questa volta per conoscere nuove e inaspettate risonanze tra discipline che quotidianamente si è abituati a vedere distanti tra loro come possono essere, ad esempio, danza e architettura.
Contrariamente a quanto si pensa comunemente, esse hanno molto in comune, entrambe disegnano e organizzano lo spazio attraverso forme plastiche e coreografie di corpi.
Lo spazio può essere costruito dall’architettura, così come dalla danza, dalla drammaturgia e dalla musica, le cui linee di indagine e sperimentazione si possono fondere per generare inedite ricerche sulla sua struttura, sulla sua percezione e sulla sua funzione ideologica e sociale.

«Inhabiting Ocean», Elisa Giuliano, Ocean Space, Venezia, Ottobre 2020. TBA21–Academy. Foto: Arianna Ferraretto

Proprio la danza e l’architettura convivono nella ricerca di Elisa Giuliano, borsista di Ocean Fellowship, dando vita a nuovi modi di intendere il corpo e la sua gestualità in relazione allo spazio. Come nel caso di “Haenyeo (lit. sea woman)”, la performance presentata ad Ocean Space lo scorso 24 ottobre 2020, il cui progetto di ricerca ha esplorato la comunità di pescatrici coreane dell’isola di Jeju, da cui deriva il nome della performance.

Attraverso lo studio del corpo, dei gesti, delle espressioni, e dell’immaginario di gruppi di lavoratrici, ho cercato di identificare visivamente le modalità con cui il capitalismo agisce sul corpo delle donne, esaminando allo stesso tempo il ruolo dell’architettura nel contesto di produzione capitalistica come dispositivo per il controllo dei corpi dei lavoratori”, spiega la giovane danzatrice, architetto e exhibition designer.

La performance si avvale del metodo del re-enactment, ovvero della reinterpretazione, attraverso l’uso del corpo, di un’immagine, un momento, una situazione o un evento specifico.
Una pratica che ha permesso ad Elisa Giuliano di esplorare in maniera del tutto innovativa anche la ricerca di “Territorial Agency: Oceans in trasformation” attraverso l’ideazione di “Inhabiting ocean”, un workshop di tre giorni svoltosi ad Ocean Space lo scorso ottobre, per il quale è stata utilizzata una selezione di immagini, video e suoni presenti all’interno di Ocean Archive, la piattaforma digitale creata da TBA21- Academy per raccogliere e divulgare le conoscenze raggiunte in campo oceanico attraverso le ricerche.

Territorial Agency: Oceans in Transformation è commissionata da TBA21–Academy.
Le piattaforme continentali europee sono tra le aree più sfruttate dell’oceano globale. Attività di trasporto aggregato e licenze petrolifere. Dati EMODnet. © Territorial Agency

Alcune di queste immagini ritraggono inevitabilmente Venezia e il suo fragile ecosistema, così come altri luoghi emblematici del pianeta in cui il cambiamento climatico risulta particolarmente evidente.

La decisione da parte mia di prendere parte a questa esperienza è stata immediata, spinta dalla curiosità di capire come la danza potesse farsi interprete delle dinamiche oceaniche.
Durante i tre giorni di workshop e attraverso la performance finale è stato possibile praticare lo spazio facendo esperienza del movimento, della gestualità e del peso di ogni singola parte della propria architettura corporea in maniera del tutto nuova, trasformandola in materiale fluido, dinamico, talvolta imprevedibile come le onde del mare, talvolta statico e lento come la marea che inesorabilmente sale fino a diventare impetuosa.

Personalmente, è stato sorprendente trovarmi in questa nuova consapevolezza che può scaturire dal pensare diversamente il proprio corpo e i propri movimenti in relazione ad un’idea, un’immagine, un suono, liberato dalla mera funzionalità pratica o dagli stereotipi che la quotidianità impone.

L’ascolto del proprio corpo e di quello degli altri si è rivelato essenziale per trovare il giusto equilibrio dinamico finale, come un perfetto ecosistema di corpi: i movimenti del singolo innescavano immediatamente ed inevitabilmente la risposta collettiva. Non eravamo più corpi isolati nel proprio mare ma abitanti di un unico vasto oceano.

A testimonianza di come la ricerca artistica unita a quella scientifica possa generare un nuovo grado di consapevolezza e contribuisca a creare nuovi modi di pensare rispetto al sistema-Terra e al sistema-mondo che ci circonda.
Oggi più che mai, in questo periodo incerto e difficile, la ricerca scientifica richiede il coinvolgimento dell’arte per una più completa e profonda conoscenza delle complesse relazioni e dinamiche globali.

 

Foto di copertina
“When above…”, Territorial Agency: Oceans in trasformation, Ocean Space, Venice, 2020.
Un’installazione luminosa sulla facciata di Ocean Space, Chiesa di San Lorenzo, segna il futuro livello del mare bloccato dal riscaldamento globale – +6m nel prossimo secolo – e richiama l’attenzione sulla vulnerabilità degli oceani e delle comunità umane che dipendono dal suo benessere. Territorial Agency: Oceans in Transformation è commissionata da TBA21–Academy e coprodotta insieme a Luma Foundation. Foto: Marco Cappelletti. 

 _____________________________

 

Arianna Niero è laureanda in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Attraverso la sua ricerca artistica unisce la passione per la musica e la conoscenza scientifica indagando le relazioni tra la dimensione visiva e acustica dell’esperienza, con una particolare attenzione agli studi sul Paesaggio Sonoro realizzati da R. M. Schafer.

 

© finnegans. Tutti i diritti riservati