“Sovrane. L’autorità femminile al governo”, di Annarosa Buttarelli. Commento critico di Emiliana Losma

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Sovrane. L’autorità femminile al governo

 

Ritrovare le radici perdute della convivenza femminile, fare emergere pensieri e pratiche politiche di donne nella storia e nell’attualità, superare le distorsioni del dominio patriarcale, questi sono gli obiettivi che si pone il libro Sovrane. L’autorità femminile al governo della filosofa Annarosa Buttarelli (2013, Il Saggiatore).

 


Per l’autrice nessuna riforma politica, economica e sociale darà buoni frutti se non si riprendono dalla radice i motivi e le pratiche con cui rendere immaginabile una nuova convivenza tra uomini e donne. Nello stesso tempo la potenza liberatrice della sovranità femminile viene vista come fondamento e matrice generativa di una libertà intesa come ritrovamento della priorità politica ed esistenziale delle relazioni.

Per costruire questo nuovo ordine simbolico e politico, Annarosa Buttarelli cita alcune intellettuali che possono aiutarci in questo percorso:

La grecista francese Nicole Loraux ne La città divisa svela come la democrazia di Atene, dopo la cacciata dei trenta tiranni, sia stata creata attraverso un patto che ha imposto per legge ai cittadini maschi di dimenticare la guerra civile, ovvero l’origine sanguinosa della propria città. La vita della città greca è politica – perché gli uomini si riuniscono in assemblea – e militare – perché si fa la guerra – ma si tratta sempre di una storia di uomini perché della vita, delle azioni e delle parole delle donne, degli stranieri e degli schiavi la polis greca non sa che farsene. La democrazia ateniese viene vista da Nicole Loraux come una politica fatta per un mondo di soli uomini, tutti fratelli, nati direttamente dalla Madre Terra, i quali, per contenere la propria violenza, si appellano alla forza della legge invece che alla costruzione di relazioni.

 


Carole Pateman ne Il contratto sessuale spiega come all’origine del contratto sociale illuminista che regola le democrazie occidentali ancora oggi, ci sia un rimosso – il contratto sessuale – con la conseguenza per le donne di non essere considerate soggette per natura ma assoggettate agli uomini. Nel contratto sociale, ossia nella sfera pubblica, la fraternità civile o uguaglianza si estende a tutti gli uomini in quanto uomini, mentre nella sfera privata il contratto sessuale subordina le donne in quanto femmine agli uomini in quanto maschi.

 


In un contesto simile, basato sulla violenza, la prevaricazione e l’esclusione, può esistere una sovranità differente? Annarosa Buttarelli risponde in modo affermativo dichiarando che una sovranità differente esiste da sempre e ha radici femminili.

La convinzione della naturalità della violenza sanguinaria è stata messa in crisi definitivamente dagli studi dell’archeomitologa Marija Gimbutas che ne La civiltà della dea dichiara l’esistenza di una società pacifica e afferma come il considerare l’economia di guerra un fattore connaturato alla condizione umana sia un’ipotesi priva di fondamento: “Io contesto la tesi che la civiltà si associ esclusivamente a società guerriere androcratiche. Il principio su cui si fonda ogni civiltà si trova al livello della sua creatività artistica, nei suoi progressi estetici, nella produzione di valori materiali e nella garanzia della libertà individuale che rendono significativa e piacevole la vita di tutti i cittadini”.

 


La filosofa spagnola Maria Zambrano in Persona e democrazia. La storia sacrificale considera la giustizia per le donne come anarché, ossia la scelta di essere guidate da un orientamento cosmologico, sapienziale e relazionale. La sovranità femminile sceglie di farsi orientare nell’agire da ciò che esiste da sempre e in cui la relazione è il principio ordinatore perché è la relazione e non la legge, il diritto, l’istituzione di potere che ci fa crescere e ci dà consapevolezza e coscienza. A un agire teso a dominare reale e realtà Maria Zambrano oppone un’obbedienza alla vita e alla realtà e un pensiero che nasce nell’esperienza del vivere quotidiano.

 


In La prima radice, la filosofa francese Simone Weil indica come ci sia bisogno di un ordine simbolico in discontinuità radicale con ciò che ha condotto il mondo a essere dominato dalla forza, dalla brama di potere e dal denaro. Per Simone Weil ciò che deve essere sovrano è la giustizia che si concretizza attraverso la nozione di obbligo inteso come un legarsi verso qualcuno/a o qualcosa. Da questo principio, per esempio, nasce l’obbligo verso ogni essere umano per il solo fatto che è un essere umano. E dal grado di consenso all’obbligo emerge il livello del progresso raggiunto da parte di una comunità.

 


Grazie a queste e ad altre pensatrici, Annarosa Buttarelli ci invita come donne a pretendere di più e meglio e a ricercare pratiche politiche in grado di generare nuova forza per le donne di oggi tenute in conto, ma nello stesso tempo disprezzate, esclusivamente come coloro che si prendono cura degli altri e come consumatrici.

Per creare un immaginario e un nuovo terreno favorevole alla sovranità femminile, l’autrice cita alcune figure della storia e del presente capaci di spostare la sovranità in un altro ordine simbolico: Cristina di Svezia, che dopo la Pace di Westfalia rinuncia alla corona del proprio regno, si converte al cattolicesimo e giunge a Roma dove fonda una serie di Accademie, creando inoltre la biblioteca personale più grande d’Europa; Elisabetta I d’Inghilterra, che autoproclamandosi Regina Vergine sottrae se stessa da ogni soggezione contrattuale tra le quali spicca quella matrimoniale; Elisabetta del Palatinato, che radica la propria vita pubblica e il proprio governo nell’esperienza del quotidiano; Ildegarda di Bingen, che si autodetermina appellandosi alla sovranità dell’ordine superiore, cosmologico e divino, che governa il mondo; Carla Lonzi, una delle figure di riferimento del femminismo italiano degli anni Settanta del Novecento, che riconosce nelle Preziose francesi il modello di costruzione di relazioni basate sul piacere dell’incontro, sulla finezza del pensiero e sulla delicatezza dei comportamenti.

 


Il volume si chiude con due esperienze di sovranità a matrice femminile contemporanee: le operaie tessili di Manerbio (Brescia) che hanno saputo trasformare la contrattazione aziendale dando valore alla qualità del lavoro invece che alla produttività e l’esperienza da sindaca di Ostiglia (Mantova) di Gabriella Borsatti riassunta in queste righe “la relazione con l’amica filosofa mi dà forza. Il nominare insieme permette a me, a noi, di agire in modo trasformato. […] Le mie uniche fonti di senso sono le relazioni tra le persone e ciò che parla autorevolmente dentro di me. Posso rischiare e dire secondo questa autorità. […] Il vero senso della politica è disfare il potere e agire il benessere, il non volere più le letture omologate del mondo”.

La conclusione a cui giunge l’autrice è che ciò che è accaduto a Manerbio e a Ostiglia, succede continuamente, perché nel mondo si stanno moltiplicando le esperienze di sovranità femminile, anche se troppo spesso ancora le donne non documentano ciò che hanno fatto o che stanno facendo. 

Con questa recensione si apre quindi una nuova rubrica all’interno di “Lilith e le Altre. Donne e Diritti”, una serie di interviste scritte alle sindache di diversi comuni proprio per indagare come incarnano l’autorità femminile al governo.

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Annarosa Buttarelli (Bozzolo, Mantova, 1956), filosofa, saggista, docente e ricercatrice italiana nell’ambito del Pensiero della Differenza sessuale e della Filosofia di trasformazione. Si laurea in Filosofia presso l’Università degli Studi di Verona diventando assistente di Luisa Muraro per l’insegnamento di Ermeneutica filosofica. Insegna Filosofia della Storia presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona. Partecipa alla Comunità Filosofica Diotima, e in seguito prende parte alla realizzazione di alcuni progetti culturali, tra cui la Scuola di Cultura Contemporanea di Mantova, il Festivaletteratura, le Accademie della Maestria femminile e la Fondazione Scuola di Alta Formazione per Donne di Governo. 

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Emiliana Losma, libera ricercatrice in Storia delle Donne. Dopo la laurea specialistica in Scienza delle Comunicazioni ha lavorato per dieci anni presso l’Archivio delle Donne in Piemonte e il Centro Studi e Documentazione del Pensiero Femminile di Torino, realizzando diverse ricerche sulla storia delle donne. Dal 2010 al 2015 è stata componente della Commissione Pari Opportunità della Regione Piemonte. Si dedica a ricerche sulla storia del cinema muto italiano in prospettiva di genere partecipando al progetto internazionale “Women and the Silent Screen”. Dal 2016 crea il Calendario Ginergico (ginergia = energia femminile) dedicato a artiste, scienziate e sportive. Collabora con diverse associazioni femminili/femministe creando progetti di Storia delle Donne.

 

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