IL TALENTO DELLE UTILITARIE di Elisabetta Tiveron. Commento critico di Annarosa Tonin

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Viaggiare con una piccola automobile richiede di lasciare a casa la fretta e il “tutto previsto”. Una piccola auto è discreta, non invade lo spazio, stupisce, desta simpatia, mette in moto incontri. La piccola auto ama le strade secondarie, le tappe frequenti, i particolari. Una piccola auto è complice, amica, compagna. Riserva sorprese e scoperte. Viaggiare con una piccola auto è una filosofia.

La Pandina bianca dell’autrice e sullo sfondo il mare dell’Albania

I piccoli libri molto spesso racchiudono una tale messe di storie e riflessioni che non si finirebbe mai di scoprire nuove chiavi di lettura, nuove suggestioni da proporre a chi non li ha ancora letti o li ha letti in contesti e condizioni esistenziali differenti dalle proprie.
È questo il caso de “IL TALENTO DELLE UTILITARIE. Piccole automobili per viaggiare con gentilezza”, scritto da Elisabetta Tiveron e pubblicato di recente da Ediciclo Editore, in occasione del decimo compleanno della collana “Piccola filosofia di viaggio”.
L’autrice racconta e insieme riflette lungo l’intero testo; nel rapporto fra la memoria e il mondo che cambia cerca un equilibrio, mantenendo saldi alcuni valori, riferimenti, modi e strumenti del vivere con sé stessa, le persone, i luoghi.

Nata nel 1969, l’anno «della Topolino amaranto cantata da Paolo Conte», in un’Italia «piena di vita, gioia, forza, energia capacità di adattamento», Elisabetta Tiveron evoca la figura della madre, che avrà un ruolo fondamentale nell’accostarsi dei figli al viaggiare, fin dai primi spostamenti in motorino.
L’autrice allarga lo sguardo di ricercatrice storico-sociale, ricordando che «la storia dei viaggi in automobile è stata inaugurata da una madre di famiglia, Bertha Benz, moglie e collaboratrice dell’inventore della carrozza senza cavalli con motore a scoppio», la quale nel 1888 percorre con i figli i centonovantaquattro chilometri fra andata e ritorno da Mannheim a Pforzheim, dove viveva la madre.

Bertha Ringer-Benz, fotografata da Bülher a Mannheim nel 1871-72 circa, quando diventa socia in affari di Karl Benz, Ladenburg Automuseum Dr. Karl Benz

Dopo il motorino, arriva la 600 bianca, utilitaria di famiglia, «auto per famigliole in crescita». Dove ci si spostava? I tragitti erano sempre gli stessi: casa-lavoro per gli uomini, casa-negozi, casa-mercato, casa-scuola per le donne.
Dal Veneto la famigliola in crescita si trasferirà in Piemonte, nelle Langhe, dove colline boschi e vigneti consentono alla piccola auto di adattarsi «all’orografia dei luoghi non piatti». Fin da allora l’autrice impara che l’utilitaria «spinge a osare».
Nel viaggio dell’esistenza dalla giovinezza alla maturità Elisabetta Tiveron racconta e riflette attraverso il ricordo di altri luoghi particolarmente formativi: l’Alta Murgia, per esempio, che «ha tirato fuori dalle viscere profonde la percezione di Mediterraneo, un angolo di Puglia che poteva essere Grecia, Spagna centro-meridionale, Marocco».

Mappa tracciata dall’autrice prima di partire per il viaggio in solitaria nel Sud Italia. Foto di Elisabetta Tiveron

Viaggiare con una piccola automobile è soprattutto mettersi alla prova. La similitudine che scorre lungo tutto il libro è quella dell’utilitaria sentita e vissuta come un guscio di tartaruga. Grazie alla sua protezione, l’autrice percorre l’Italia da Venezia alla Calabria cosentina «lungo la costa adriatica e risalendo il versante tirrenico da sola con la Pandina bianca», che le ha insegnato a «guardare la vita dalla giusta distanza».
Nell’esperienza del viaggio non ha importanza il mezzo «ma ciò che si compie grazie a esso, il fatto stesso di viaggiare», mettendo in pratica la «filosofia dell’andare randagio, che lascia alle spalle la fretta».

Dove e quando inizia un viaggio?
«Il viaggio comincia appena abbiamo un’intuizione». Scegliere la meta, decidere di partire, accogliere il moltiplicarsi delle tappe è un procedimento che stimola a «indagare le nostre priorità, essere più consapevoli, nel rispetto dell’ambiente», in un tempo compresso e insieme dilatato, sull’esempio di Ryzard Kapuściński, «un tempo da riempire di contenuti».

Ryszard Kapuściński

Come viaggiare?
Il tempo e lo spazio del viaggio si nutrono di solitudine e condivisione; la pratica del car pooling, per esempio, consente «il dialogo tra generazioni, l’incontro con persone che capiscono le tue necessità e cercano di aiutarti». Offre l’opportunità di «essere pronti e disponibili a dare e ricevere».
Da questo punto di vista nel libro è fondamentale il rapporto con i luoghi in cui si vive e si trasformano continuamente e quelli in cui si è ospiti, l’abitare e l’uscire «dal proprio centro, del proprio mondo» che, nel caso dell’autrice e tantissime altre persone «da centro è diventato periferia di una città». In simili contesti, l’auto piccola è «in sintonia con le periferie, luoghi che permettono di rifiatare», lontani dal centro.

Strada deserta in Basilicata. Foto di Elisabetta Tiveron

«Cosa cerco nel viaggio? Qual è il significato, quale lo scopo?» si chiede Elisabetta Tiveron.
«Rivendicare una normalità, una forma di resistenza al pensiero dominante. Tutto, lungo la strada che percorriamo, merita di essere visto, di essere colto, catturato dagli occhi e dai ricettori che lo immagazzineranno nel nostro disco rigido interiore, anche il brutto – perché disarmonico, non aderente a determinati parametri – anche ciò che ha implicazioni negative, ciò che provoca dolore, il viaggio è l’incontro anche con la realtà che fa male», anche nel rispetto della sacralità dei luoghi.

IL TALENTO DELLE UTILITARIE” è un racconto razionale sui vantaggi di una filosofia di vita e di viaggio, ed emozionale, fondato sulla memoria, i ricordi, le eredità. Questo libro è un Manifesto della «gioia bambina», intesa come «poesia del piccolo». Elisabetta Tiveron non ha dimenticato dove è nato il rapporto tra viaggi e parole, dalle filastrocche della nonna, in cui sempre si raccontano «viaggi e spostamenti», dove il partire è un gioco e «ogni tappa una sorpresa».

Ecco, dunque che, la gioia bambina parla al passato e al presente, ma guarda a un futuro in cui «raccontare ai nipotini», sussurrando loro di «andare piano, sano e lontano». Come in un guscio di tartaruga.

Foto di copertina
Parco Nazionale dell’Alta Murgia- La vallata di Poggiorsini vista nel dettaglio

Autrice: Elisabetta Tiveron
Titolo: IL TALENTO DELLE UTILITARIE. Piccole automobili per viaggiare con gentilezza
Casa Editrice: Ediciclo Editore
Collana: Piccola filosofia di viaggio
Anno di pubblicazione: 2021
Pagine: 91 – 9,50 euro

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Elisabetta Tiveron, veneziana, di formazione storica, opera nel campo culturale come autrice, curatrice, consulente, comunicatrice, docente.
Ha pubblicato un cospicuo numero di libri per varie case editrici, occupandosi di cibo, viaggi, letteratura, storia sociale, ponendo sempre al centro le persone e i luoghi.

 

Annarosa Maria Tonin è nata a Vittorio Veneto nel 1969. Laureata in Lettere moderne all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sugli inviati veneti alla corte di Rodolfo II d’Asburgo, è stata docente di Materie Letterarie e Storia dell’Arte nelle scuole medie e superiori. Curatrice di eventi culturali, collabora con la rivista trimestrale Digressioni e la libreria Tralerighe di Conegliano. Autrice di racconti, romanzi e saggi, ha pubblicato per Digressioni editore la raccolta di saggi “L’uomo nell’ombra. Storie d’arte, potere e società” (2019) e il romanzo “Anatolia” (2020).

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