Franco Battiato, un incontro ‘mistico’ e arcaico. Conversazione con Nicola Cisternino, di Diego Lorenzi

Sorry, this entry is only available in Italian. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language.

Nicola Cisternino, Franco Battiato Venezia-Istanbul, Tecniche miste a collage su carta, cm. 29,5×42 (2021)

 

Io non credo che la musica sia sentimentale…
Il mio ideale, anche se non è detto che riesca a raggiungerlo, è primigenio.
Cerco una forza di espressione pura, totale. (Franco Battiato, 1992)

 


(DL)  A poco più di un anno dalla morte di Franco Battiato verrà ripresa il prossimo luglio nell’edizione 2022 del Ravenna Festival la sua celebre Messa Arcaica, la composizione eseguita in prima assoluta nella Basilica di Assisi nel 1994 e composta su ‘richiesta’ dello stesso Giovanni Paolo II dopo il celebre concerto che Battiato tenne nella Sala Nervi nel Marzo del 1989. La ripresa della Messa Arcaica che vedrà protagonisti Alice, Simone Cristicchi, Juri Camisasca e la mezzosoprano Cristina Baggio, è stata promossa con due tue opere grafiche come immagini di riferimento. Ce ne puoi parlare?

(NC)  Per la ripresa del tutto nuova di questa importante composizione del Battiato ‘mistico’, la prima che non potrà vederlo protagonista, lo storico manager Franz Cattini che conosce i miei ritratti segnoiconici che vado realizzando nel ciclo dei Caminantes dopo la morte di Battiato, ha voluto utilizzarne due come loghi di promozione dell’evento: Venezia-Istanbul e il Battiato Caminantes in ascolto. Si tratta dell’adozione di particolari immagini artistiche che elaboro secondo principi iconici, che vanno ad interpretare una nuova fase, certamente storicizzata, ma non solo, in cui è entrata di fatto la creazione di Battiato dopo la sua scomparsa, e soprattutto la sua produzione allargata ad uno spettro creativo più articolato e complesso com’è l’intera creazione poliedrica di Battiato (ricordando sempre che fu anche fine pittore e regista, ma anche editore), oltre quella certamente più nota delle canzoni e della scena musicale rock, il tutto comunque generato da un germoglio di profonda natura e ricerca ‘mistica’ attraverso la creazione artistica.

 

Nicola Cisternino, Franco Battiato Caminantes in ascolto n. 25, tecniche miste a collage su carta, cm. 29,5×42 (2022)

 

       Tu hai avuto occasione di conoscere e collaborare con Battiato in alcune occasioni e te ne sei occupato anche scrivendone per Finnegans, come nel caso dell’Opera Telesio. Come lo hai conosciuto?

L’incontro con Battiato lo devo all’amicizia e alla generosa disponibilità di Giusto Pio, lo storico violinista e suo stretto collaboratore (senza dimenticare che Pio fu anche insegnante di violino per tre anni, a metà anni Settanta, di Battiato), che fece da tramite e mi procurò un incontro con lui a Milano nell’autunno del 1996. Avevo incrociato Giusto Pio durante un concerto in cui venne eseguito il suo Nefertiti e il mio brano per percussioni Exotic Song all’interno di una esposizione organizzata dalla critica d’arte Luigina Bortolato presso la Villa Franchetti a Treviso.

 

Pierre Albert Castanet e Nicola Cisternino, Viaggio al centro del suono, da sinistra la prima e la seconda edizione

 

Dopo qualche anno, nel settembre del 1996, ci rivedemmo nella Galleria Verifica 8+1 di Mestre all’inaugurazione di una mostra di una cara amica comune, Maria Pia Fanna Roncoroni. Fu in quest’occasione che parlammo lungamente e in cui gli donai una copia del mio libro pubblicato da qualche anno, Giacinto Scelsi Viaggio al centro del suono. Qualche settimana dopo lo andai a trovare nella sua casa di Castelfranco Veneto per parlargli del progetto Siddharta, un ciclo di incontri con le scuole superiori di Venezia e Mestre che stavo organizzando nell’ambito di Sonopolis sulle relazioni tra la musica d’Oriente e d’ Occidente, per il quale volevo coinvolgere Battiato in un incontro con tutti gli studenti, incontro che poi si tenne nel Teatro Toniolo a Mestre.

Passammo una mattinata assieme e Pio con la sua nota amabilità, mi raccontò, oltre ai numerosi riferimenti a Franco Battiato di cui ha lasciato numerose testimonianze, dei suoi studi veneziani già da brillante studente di violino nell’immediato dopoguerra, dei suoi studi e diploma di composizione con Malipiero con l’attitudine della curiosità innata non solo verso i repertori classici e romantici, ma anche, da vero pioniere, verso la musica antica.

Mi raccontò della lunga ‘gavetta’ nell’ambiente musicale classico degli anni Cinquanta a Milano e della sua vorticosa carriera nell’Orchestra Sinfonica della Rai di Milano e nelle orchestre da turnista molto ricercato nelle sale d’incisione per numerose formazioni. Mi parlò soprattutto dell’incontro con Papa Giovanni II che lo aveva segnato profondamente; quindi mi mostrò il suo studio facendomi ascoltare varie sue composizioni e sperimentazioni a cui si stava dedicando in quegli anni e ai suoi ultimi lavori compositivi. Mi donò anche il cd della sua Missa Populi dedicata a Giovanni Paolo II che aveva inciso da qualche anno per la Artis che conservo gelosamente con la sua dedica.

 

 

        A questo proposito ricordo bene il concerto di Battiato in Vaticano – con Giusto Pio che dirigeva l’orchestra davanti a Papa Giovanni Paolo II – impreziosito da quelle due canzoni sublimi, E ti vengo a cercare e Un oceano di silenzio. Era il 18 marzo del 1989 (dopo qualche mese, il 9 novembre, sarebbe crollato il muro di Berlino), un’anticipazione quasi profetica anche di un rinnovato “corso” religioso e spirituale, che avrebbe inciso fortemente nel nuovo assetto politico e interreligioso, con un’apertura importante anche nei confronti delle altre chiese al di là della “cortina di ferro”.

       Ma la mia curiosità si spinge oltre ed è relativa al rapporto religioso e spirituale tra Giusto Pio e Franco Battiato, che, a quanto sappiamo, si nutrivano di credi e convinzioni alquanto differenti, che hanno prodotto però un intreccio artistico geniale, dando vita ad opere di una qualità davvero eccelsa. Qual era il segreto secondo te di questa “amicizia stellare”, simile a quella Sternenfreundschaft nietzschiana di cui parla Massimo Cacciari riferita all’affinità profondissima tra Emilio Vedova e Luigi Nono, da te ricordata nel numero di Finnegans dedicato a Nono Vedova… Caminantes?

C’è certamente qualcosa dell’amicizia stellare nicciana citata da Cacciari per il rapporto simbiotico tra Nono e Vedova anche nell’affinità elettiva tra Battiato e Giusto Pio, ovvero della consapevolezza di orbite che pur essendo distinte sanno profondamente di appartenere ad un’orbita più grande che li contiene e li guida, soprattutto sul piano artistico e spirituale. Nel caso di Battiato e Giusto Pio c’è stata davvero una lunga fase, durata circa un ventennio, di strettissima collaborazione creativa che ha dato esiti da tutti conosciuti. Pensa che Giusto Pio mi parlò del rispetto e del pudore che c’era fra loro fino al punto che nonostante i decenni di stretta condivisione artistica e ideale, si davano ancora del lei e della prima battuta di Franco al loro primo incontro in cui gli chiese come si pronunciasse il suo nome: “Giusto Pio tutto attaccato?”.

Sono incontri e scambi dettati certamente da matrici stellari poiché rappresentano un nutrimento e scambio di reciproca avventura e crescita umana e spirituale. Credo che Giusto Pio per Franco sia sempre stato e rimasto un Maestro nel senso autenticamente maieutico del termine (come forse, in un certo senso lo è stato anche Sgalambro attraverso la parola e i testi in fasi successive) anche sul piano del rigore e dell’apertura professionale di un talentuoso professionista com’era Giusto Pio, pienamente immerso nella tradizione classica, ma aperto con gioco ed entusiasmo a nuove possibilità sonore, a nuove avventure creative. Un’amicizia stellare che ha certamente contribuito molto alla presa della ‘forma’ poliedrica e alla complessità dell’intero fenomeno Battiato. Questa dimensione di ‘scambio maieutico’ è particolarmente significativa a mio parere, poiché avviene proprio nella fase di ‘passaggio’ dal Battiato sperimentale della seconda metà degli anni settanta (su cui Battiato stesso ha molto riflettuto e raccontato) a La voce del Padrone. È la fase dell’immersione profonda e della scoperta delle meditazioni con il suono nell’iniziazione alla disciplina di Gurdjieff attraverso l’arrivo a Milano di Henri Thomasson in cui, a vario modo, entrambi erano avvolti, pienamente espressa in questa immagine.

Nicola Cisternino, Franco Battiato e Giusto Pio Caminantes, tecniche miste a collage su carta, cm 29,5×42 (2020)

 

        Ritornando alla tua richiesta di un incontro col Maestro siciliano…

In effetti fu in quell’occasione che Giusto Pio mi disse – in via del tutto eccezionale, poiché, nonostante le continue sollecitazioni non aveva mai fatto da tramite e non si era esposto per nessuno ad un contatto diretto con Battiato – visto che il progetto che proponevo era rivolto a giovani studenti con i quali sapeva che Franco amava confrontarsi, gliene avrebbe parlato al telefono. Fu così che nell’arco di qualche giorno risentii la voce di Pio al telefono che mi diceva che avrei potuto incontrare Battiato a Milano; ci andai la domenica 20 ottobre del ’96 con l’incontro fissato alle 12.

 

          … insomma, la telefonata ti aprì la grande “porta della conoscenza” verso l’artista siciliano… Sento in sottofondo l’eco della “via della comunicazione” di Raimon Panikkar, che se non erro è anche uno dei tuoi maestri, come anche di Battiato… , il quale, a proposito della domanda di poco fa, interpretava bene il pensiero religioso del filosofo-sacerdote indo-catalano, dove diceva che “i cristiani non possono avere il monopolio della conoscenza di Dio e che è necessario cercare Cristo in tutte le religioni”.

Sì, c’è quella bellissima conversazione tra Battiato e Panikkar… Il tema della Porta è quello dell’Invito al Viaggio e del Passaggio presente in forma archetipica direi in tutta la produzione di Battiato. Un invito al Cammino e non alla meta, per citare lo stesso Nono del Caminantes no hay camino hay que caminar. Un vero e proprio Viaggio dell’eroe in cammino sulla via curva della mistica più che su quella più lineare di un solo credo religioso. E Raimon Panikkar è una via maestra nell’intreccio tra Induismo e Cristianesimo, scolpito nella sua biografia, soprattutto per la lingua semplice e diretta con cui riesce a parlare al mondo occidentale come nella metafora della goccia: “Siamo goccia o l’acqua che sta nella goccia?”.

 

       Veniamo, quindi, al tuo incontro con Battiato…

Raggiunsi Franco nella sua casa di Milano, dove mi accolse con la sua gioviale umanità che nulla aveva della popstar. Seduti sui grandi divani, ci portarono un caffè e quando vide la copia del libro su Scelsi che gli avevo portato in dono fu molto sorpreso del fatto che fosse stato pubblicato un libro su un personaggio di cui lui, fra i pochi allora in Italia, aveva già sentito parlare, per cui si incuriosì molto. Raccontandogli in breve un po’ le vicissitudini scelsiane lui disse: “Ma noi non possiamo fare niente di Scelsi per il prossimo festival Il Violino e la selce che sto organizzando a Fano?”. Per me fu un invito del tutto inaspettato e lì per lì mi venne di proporgli qualcosa di unico, l’esecuzione integrale dei cinque quartetti di Scelsi con il Quartetto Arditti, la formazione strumentale più prestigiosa del panorama contemporaneo, che aveva da poco inciso su Cd l’integrale dei quartetti per la Salabert Actuels.

Franco mi lasciò con l’incarico di occuparmene, per cui nell’arco di qualche giorno contattai Rohan De Saram, il violoncellista del Quartetto Arditti col quale, in duo con il contrabbassista Stefano Scodanibbio, avevo organizzato un concerto a Venezia con Sonopolis. Seguirono i contatti con l’agente del Quartetto, ricordo un certo Baldrighi che misi in contatto con Francesco Cattini con cui ci conoscemmo allora, quindi, verifica delle data e conferma del concerto a Fano a stretto giro dall’incontro di Milano. Intanto Franco si rese disponibile, nonostante la promozione del suo nuovo disco appena pubblicato (si trattava nientemeno de L’imboscata che contiene La Cura e che segnava il suo rientro al rock) a partecipare all’incontro con gli studenti delle scuole superiori di Venezia, che avvenne con la sala gremita nel Teatro Toniolo di Mestre il mattino di sabato 31 maggio 1997.

 

Una curiosità: gli studenti lo conoscevano, o fu per loro una scoperta? E come hanno reagito difronte a questo cantautore che fondeva musica sperimentale – d’avanguardia per quell’epoca – con la canzone pop, innestandola con echi e suggestioni di carattere spirituale e metafisico, in una continua ricerca e tensione verso “nuovi orizzonti”, “mondi lontanissimi”, combinando l’umano con il divino, un’ascesi di tipo mistico, con molti riferimenti però anche al cammino materiale dell’uomo…? Un percorso quasi controcorrente rispetto ai canoni della canzone pop di quel periodo.

Battiato era già allora un mito per i giovani di quegli anni, come lo è sempre più intergenerazionalmente anche oggi, certamente per il Centro di Gravità permanente o per Bandiera Bianca, ma erano anche gli anni di Povera Patria e del Concerto di Baghdad, uno specifico artistico di Franco che ha sempre intercettato nelle sue canzoni, anticipandoli, movimenti profondi dell’animo umano di fronte alla realtà. In quella giornata mestrina Franco fu molto disponibile, arrivando nella prima mattinata direttamente da Catania per proseguire nel tardo pomeriggio per Milano. Andai a prenderlo in aeroporto al mattino e raggiungemmo il Teatro Toniolo già gremito di studenti che intrattenne per oltre un paio d’ore rispondendo con la sua amabile disponibilità alle numerose sollecitazioni e domande, anche delle più strane, degli studenti. Restammo a pranzo alla Locanda dei Veterani, uno storico locale risorgimentale e rustico mestrino, assieme a una decina di commensali, fra i quali anche l’amico Massimo Donà col quale qualche anno dopo ci ritrovammo nuovamente a Venezia assieme a Franco per un incontro in Accademia di Belle Arti, dove Donà aveva iniziato da qualche anno ad insegnare (io iniziai con i miei corsi qualche anno dopo), incontro che questa volta vide anche la partecipazione di Manlio Sgalambro. Quella sera a cena scoprii con il piacere della sorpresa che Sgalambro conosceva già il nostro libro su Scelsi di cui aveva una copia nella sua libreria.

 

        Accennavi all’inizio della conversazione del progetto Siddartha

Si trattava di una delle finestre di programmazione di Sonopolis il progetto sulla musica contemporanea che avevo creato tra Venezia e Mestre da qualche anno in collaborazione con il Teatro La Fenice, il Comune di Venezia, il mondo universitario e la Fondazione Cini. Con il ciclo di Siddharta si trattava di portare nelle scuole superiori veneziane con seminari, incontri e concerti uno sguardo comparativo tra le influenze della musica orientale e quella occidentale contemporanea. Successivamente Siddharta divenne il nome dell’Ensemble col quale eseguivamo ed abbiamo inciso solo musica di Scelsi.

 

Programma Siddharta Suoni e sguardi a Oriente, 1997-98

 

Ritornando alla giornata mestrina di Battiato ricordo che a fine pranzo ci recammo assieme presso il Municipio di Mestre dove era allestita la mia mostra dei Graffiti Sonori, che purtroppo non riuscii a mostrargli perché, con sorpresa anche da parte dei responsabili degli Itinerari Educativi del Comune che avevano organizzato l’incontro con gli studenti, trovammo le porte chiuse perché si era fatto troppo tardi. Così nel tardo pomeriggio lo accompagnai in aeroporto per il rientro a Milano.

 

        Poi fu la volta di Giacinto Scelsi, un tuo importante punto di riferimento…

Fu così che a distanza di qualche mese, nel luglio del 1997 nell’ambito della seconda edizione de Il Violino e la selce, fu realizzata la prima (e mi risulta essere ancora stata l’unica) esecuzione integrale dei quartetti di Scelsi nel chiostro di San Paterniano a Fano ad opera del Quartetto Arditti, preceduta al pomeriggio da una Tavola rotonda con la presentazione del libro Il Viaggio al centro del suono. La domenica precedente realizzai sempre nello stesso chiostro la lettura rituale Il giardino di pietre… di ritorno Scelsi… Il Sogno 101 con Stefano Scodanibbio che eseguì al contrabbasso, inframezzate nell’intera lettura del testo scelsiano allora disponibile, tutti i brani per strumenti gravi di Scelsi.

 

 

Omaggio a Giacinto Scelsi, Il violino e la selce, Festival di Musica Contemporanea (diretto da Franco Battiato) Fano, Luglio-Agosto 1997


L’attenzione di Franco per Scelsi crebbe sempre più nel tempo fino alla realizzazione dell’evento alla Città della musica di Roma, di quella serata “scelsi Scelsi” del 7 aprile 2011 in cui Franco (con al fianco Pino Pinaxa Pischetola) fece delle improvvisazioni al synth su alcuni estratti delle ‘improvvisazioni’ scelsiane realizzate all’Ondiolina, affiancate alle musiche di Gurdjieff.

 

“scelsi Scelsi, Franco Battiato e Pino ‘Pinaxa’ Pischetola, Parco della Musica Roma, 7 Aprile 2011

 

Franco Battiato omaggia Giacinto Scelsi (Video)

 

       A proposito del Maestro armeno Georges Ivanovič Gurdjieff, filosofo, musicista, mistico, una figura molto importante per molti artisti, pensatori e “caminantes”, che ha ispirato anche il “cammino” di Battiato, ci puoi parlare brevemente della personalità di questo personaggio esoterico e affascinante da cui Battiato ha attinto molta materia creativa per i suoi lavori, essendo attratto dalle filosofie orientali, dall’arte, dalla poesia araba antica, dalla mistica sufi… Ricordo quello straordinario spettacolo relativo a Diwan, l’essenza del reale (che, tra l’altro, io e te dovevamo organizzare a Venezia)…

Franco è stato molto segnato e formato dagli insegnamenti e dal sistema di Gurdjieff da lui considerato forse il più grande di tutti i Maestri e ne ha parlato anche molto (consiglierei la lettura delle pagine dedicate a Gurdjieff nel libro di Pulcini Tecnica mista su tappeto) poiché è stato ciò che ha determinato con una certa radicalità, la sua trasformazione non solo musicale della fine anni settanta, avendo partecipato col suo rigore assoluto alle attività del gruppo di Thomasson a Milano, insegnamenti che si ritrovano un po’ in tutto ciò che ha realizzato. Ad esempio la stessa modalità degli Chock addizionali con i quali è passato, sorprendendo sempre, da una fase all’altra della sua musica, ma anche nel dedicarsi a ciò in cui era stato scolasticamente assolutamente incapace (vedi la pittura), ma anche il cinema.

L’essere presenti a se stessi, in qualsiasi gesto o azione con l’esercizio rigoroso della volontà, anche con modalità crude e all’apparenza ciniche per conquistare un’armonia fra i vari centri in cui è suddiviso l’uomo (la celebre immagine della carrozza di Gurdjieff): centro emozionale, centro intellettuale, centro sessuale, centro istintivo ecc… Sono argomentazioni e conoscenze, come la Legge dell’Ottava dettate da un sapere antico e mistico di Gurdjieff che come Franco diceva: “Era soprattutto un maestro pratico di vita. I suoi discepoli dovevano fare i conti con la brutalità del suo insegnamento. Sbatteva in faccia tutti i difetti delle persone ed era così convincente in questo pragmatismo sorprendente, che tutti obiettivamente dovevano ammettere i limiti che lui rilevava” Curioso che anche Scelsi, per il quale però Gurdjieff ha un peso iniziatico diverso, accenni ad un suo viaggio nei dintorni di Le Priuré nei pressi di Parigi dove si trovava la comunità di Gurdjieff assieme ad un suo amico ed estimato, il dottor Pithchal,  in Rolls-Royce.

Naturalmente andrebbe ampiamente raccontato e analizzato il complesso viaggio di ricerca dell’Uomo mistico Battiato nelle sue varie fasi, oltre l’importante personaggio della scena musicale, come alcune pubblicazioni cominciano a fare. Sta di fatto che da Gurdjieff si aprirono tanti canali sensibili verso altri mondi, attraverso la meditazione e l’incontro con le Mistiche di varia provenienza, e non ultima, i rapporti con la fisica quantistica di cui Franco è stato un grande studioso e rigoroso ricercatore. E ciò che caratterizza questa scrupolosa ricerca interiore si è riversata interamente in ogni sua creazione, dalle più ‘disimpegnate’ o leggere a quelle più ‘ricercate’, portate tutte con piena consapevolezza e disciplina secondo vari piani di accesso, fino a grandi masse di una società mediatica.

 

Simbolo col quale Scelsi si identificava da quando, agli inizi degli anni cinquanta, non amò più farsi fotografare

 

Con Franco ci scrivemmo diverse volte per alcuni progetti (Un concerto di Diwan a Venezia, un allestimento di una sua mostra e proiezione dei suoi film in Accademia di Belle Arti negli spazi dell’Arsenale), purtroppo mai andati in porto ed anche una sollecitazione a comporre qualcosa per le percussioni quando dirigevo il Brake Drum Percussion, per poi rivederci a Venezia, all’hotel Baglioni dove alloggiava,  fra una prova e l’altra con l’orchestra, quando partecipò ad un concerto-omaggio a Charles Aznavour in Piazza S. Marco il 16 luglio 2010.

 

Fu in quell’occasione che parlammo dell’Isola di S. Michele, lo storico cimitero veneziano; Franco mi accennò al suo nuovo film su Händel chiedendomi se conoscevo il motivo per cui i cipressi dell’Isola di S. Michele fossero sempre con le punte tagliate, un dettaglio che non avevo avuto mai occasione di notare. Nel suo film avrebbe voluto ambientare la scena del funerale di Händel ispirandosi al celebre ciclo di dipinti L’Isola dei morti di Arnold Böcklin in cui i cipressi riprodotti sembrano essere quelli dell’Isola di S. Michele, mentre l’ambientazione rocciosa sembra ispirata ai faraglioni di Capri. Mi misi alla ricerca sulla questione dei cipressi di cui chiesi a Franco Gazzarri, artista e architetto responsabile di alcuni luoghi veneziani del Comune a Venezia, il quale mi raccontò di un rarissimo batterio, probabilmente dovuto all’acqua salmastra, che ha aggredito i cipressi dell’Isola, un fenomeno studiato, per la sua eccezionalità, dai botanici di tutto il mondo, a cui non si riesce a trovare una cura adeguata se non quella di tagliare regolarmente le giovani punte dei cipressi per arginarne gli effetti e limitare il contagio a tutta la pianta, evitando così fino ad ora l’abbattimento di tutti gli storici cipressi dell’intera isola.

Scrissi a Franco degli esiti della ricerca e gli inviai anche delle foto bellissime di Liuba Giro, una mia studentessa in Accademia che stava realizzando la sua tesi proprio sull’isola di S. Michele. Ne fu molto contento e sorpreso. In quella stessa occasione dell’Hotel Baglioni a Venezia Franco mi raccontò anche, sorridendoci sopra, di quando si era recato con qualche ‘cicerone’ a S. Michele per visitare la tomba di Strawinskij e Diaghilev, ma che non riuscirono ad orientarsi per trovarla, ed avendo fretta rientrarono velocemente in aeroporto. Restammo d’accordo che alla prima occasione che sarebbe tornato a Venezia saremmo andati assieme a S. Michele sulla tomba del grande maestro russo. Un proposito che purtroppo non siamo riusciti a realizzare.

 

Venezia, Isola di S. Michele dalla laguna sotto la pioggia, (Fto Liuba Giro)

 

Venezia, Isola di S. Michele, Tomba di Igor Stravinskij (Foto Liuba Giro)

 

Arnold Böcklin, L’isola dei morti (1880), primo dei cinque dipinti

 

       Chiudiamo questa interessante conversazione – che avrebbe necessità di uno spazio ben maggiore data la statura artistica e il respiro universale di Franco Battiato – affrontando la sua opera Telesio, che tu hai seguito in modo particolare raccontandola poi in Finnegans.

Fu con la realizzazione di Telesio che ci risentimmo per realizzare una conversazione che poi pubblicammo su Finnegans, La linea orizzontale porta alla materia quella verticale verso lo spirito. Credo che Telesio, realizzato nel 2011 su commissione della città di Cosenza per i cinquecento anni dalla nascita del filosofo naturale cosentino, rappresenti un punto ‘sospeso’ particolarmente significativo e di ‘congiunzione’ dell’intera ricerca di Franco, a partire dalla geniale intuizione dell’utilizzo integrale e per la prima volta sulla scena degli ologrammi, (una intuizione che a mio parere non a caso gli è arrivata durante un viaggio in aereo, sospeso nell’aria, come mi raccontò nella conversazione) con precisi rimandi alla realtà multidimensionale come olomovimento del fisico quantistico David Bohm. Come sempre in Franco non si assiste, come a volte si potrebbe pensare, a sole citazioni ‘dotte’ di frammenti di testi, ma ad una sorta di sigilli comunicativi ed espressivi che cristallizzano immagini-eidos evidenti che parlano a chiunque, dotti e ignoranti.

 

Nicola Cisternino e Franco Battiato,  7 Agosto 2011, Bisceglie (BAT) Foto di Adelaide De Cecco

Per realizzare la conversazione sul Telesio per Finnegans ci mettemmo d’accordo per incrociarci in una delle date del tour estivo in Puglia, a Bisceglie. Ci andai con mia moglie Ada, che Franco conosceva già, il 7 Agosto 2011 e fu straordinario. Lo raggiungemmo nel tardo pomeriggio nell’area del concerto mentre stavano effettuando il soundcheck. Subito dopo, sceso dal palco ci raggiunse salutandoci con la sua amabile gentilezza e si premurò lui stesso di procurarci due sedie nel retro del palco. Si era fatto tardi per la nostra conversazione, per cui ci propose di seguirlo in albergo invitandoci a cena per parlare con calma di Telesio. Ci ritrovammo di lì a poco ad essere commensali oltre che con lui anche con Pino Pinaxa, il suo geniale alter ego tecnico, Francesco Cattini suo storico manager che conoscevo già da Fano e con cui tenevo i contatti, e il suo autista. Una cena indimenticabile, anche per i suoi consigli a tavola quando, notando qualche incertezza sulla scelta del menù, ci raccomandò di gustare la bontà del suo amato riso basmati, raccontandoci della sua svolta vegetariana dovuta ad una sorta di intossicazione avuta in una sera a cena ad opera delle olive ascolane che lo fecero stare molto male. Franco aveva il dono di mettere sempre ognuno a proprio agio, con la sua straordinaria capacità e postura d’ascolto, per cui la conversazione oltre che di grandissimo interesse per il Telesio, fu anche molto piacevole e scherzosa, ricca di tanti aneddoti e continue battute.

Lo seguimmo al concerto, agganciandoci all’auto di rappresentanza e quando, sul viale affollatissimo di una serata estiva sul lungomare di Bisceglie, fra la lunga coda di giovani che stava raggiungendo l’area del concerto, la nostra auto fu fermata dai vigili addetti al controllo, fu Franco stesso che si preoccupò di abbassare il finestrino dai vetri oscurati per comunicare alla sicurezza che facevamo parte del team, portandoci con sé. Questo era Franco.

 

BATTI(a)TO D’ALI. L’Uomo gentile e cantore di Milo,
di Nicola Cisternino

 

Nicola Cisternino, Franco Battiato Caminantes n. 24, tecniche miste a collage su carta, cm. 29,45×42 (2021)

 

       Prima di salutarci, ringraziandoti per questa interessante e inedita conversazione – che svela molti tratti dell’essenza spirituale di cui si nutriva Battiato, in direzione della profondità di uno “spirito” che alimenta la vita di tutto l’universo – vorrei che ci parlassi della tua esperienza dello scorso anno a proposito del seminario che hai tenuto presso l’Incognita l’Advanced Creativity School Mind, creata da Franco Battiato e il filosofo e orientalista Gianluca Magi di Pesaro dal titolo proprio “Cerco un centro di gravità permanente – Suono e Conoscenza tra Giacinto Scelsi e Franco Battiato”.

 

Si è trattato di un’esperienza di studio molto intensa con un gruppo di ‘ricercatori’ dello “spirito” che da diversi anni seguono le attività di Incognita, una vera e propria ‘scuola’ transdisciplinare che rappresenta un altro fronte di azione formativa o ‘pedagogica’ di Franco, realizzata con l’orientalista e studioso delle religioni Gianluca Magi e la direzione scientifica di Grazia Marchianò. La messa a fuoco dell’esperienza mistica come ricerca di quel Centro attraverso la musica e il suono, che rimanda oltre all’ispirazione gurdjieffiana sulla coscienza di sé presente un po’ in tutto il raggio di azione di Battiato, che il veicolo fosse la canzone, il cinema, la pittura, ma anche al suono sferico di Giacinto Scelsi, l’uomo di una sola nota, che diceva: “Il suono è sferico, è rotondo. Invece lo si ascolta sempre come durata e altezza. Non va bene. Ogni cosa sferica ha un centro: lo si può dimostrare scientificamente. Bisogna arrivare al cuore del suono: solo allora si è musicisti, altrimenti si è solo artigiani. Un artigiano della musica è degno di rispetto, ma non è né un vero musicista né un vero artista”.

 

Una sorta di salto nella coscienza attraverso la vibrazione e il suono che permette l’accesso ad una verticalizzazione del proprio essere e di tutte le esperienze su altri mondi sottili. Orbite lontane, riprendendo l’amicizia stellare di cui parlavamo, su piani stilistici e di linguaggio, quelle di Battiato e Scelsi, che non a caso sono mosse però da una comune e lucida ricerca di una verticalizzazione su un centro sempre mobile che rimanda al Sé junghiano e dunque ad una ‘domanda’ della Coscienza che porti l’uomo su altri piani di consapevolezza di Sé, decantato dalla pesantezza del gravido materico.
E Dio sa quanto l’umanità ha urgente bisogno delle chiamate e ‘messaggi’ di questi Caminantes e ‘postini’, come Scelsi amava autodefinirsi, in quanto portatore di messaggi dal mondo dei Deva.

 

 

Franco Battiato – Mesopotamia (Video)

 

*

Nicola Cisternino (Italy 1957), compositore, direttore e artista, è autore di particolari scritture musicali definite Graffiti Sonori con le quali realizza le sue composizioni. Sue musiche e installazioni sono state eseguite e realizzate in vari festival e residenze artistiche nel mondo. Oltre a diversi Cd e a numerose pubblicazioni su varie riviste internazionali, ha curato, assieme a Pierre Albert Castanet, il volume “Giacinto Scelsi Viaggio al centro del suono” (Luna editore, 1993-2001) ideando e dirigendo varie iniziative scelsiane su richiesta di Franco Battiato per il Festival di Fano, per il Dipartimento Musica e Spettacolo CIMES dell’Università di Bologna, per la Societas Raffaello Sanzio, Nuova Consonanza di Roma, Società del Concerti di La Spezia e la Regione del Veneto. Ideatore e direttore del Progetto SONOPOLIS Percorsi integrati nella musica d’oggi in Veneto realizzato dal Gran Teatro La Fenice e dall’Associazione Sonopolis in collaborazione con il Comune e l’Università di Venezia è attualmente docente di Arti e Musica Contemporanee presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha pubblicato nel 2021 il volume: Luigi Nono Caminantes. Una vita per la musica. intrecci e testimonianze (Ed. Il Poligrafo).

 

© finnegans. Tutti i diritti riservati