“CANOVA GLORIA TREVIGIANA. Dalla bellezza classica all’annuncio romantico”. Commento critico di Annarosa Tonin

John Jackson, Antonio Canova, olio su tela, 124,5×102,2 (1819-1820) – Yale Center for British Art, Collezione Paul Mellon (Wikimedia Commons)

Non crediate che io resti qui, che non mi vi tratterrei per tutto l’oro
del mondo […] veggo troppo chiaro che vale più la mia libertà,
la mia quiete, il mio studio, i miei amici, che tutti questi onori.
Antonio Canova a Antonio D’Este, 7 novembre 1802

 

 

Una vita divenuta mito quella di Antonio Canova (1757-1822), sommo artista trevigiano legato alla terra d’origine, alla dimensione solitaria dell’arte, ma al tempo stesso personalità al centro di committenze indissolubilmente legate alla Storia, ai suoi personaggi, alle rivoluzioni e restaurazioni che i secoli XVIII e XIX hanno recato con sé.

 

 

Una vita divenuta mito che, in occasione dei duecento anni dalla morte, è ripercorsa nell’esposizione “CANOVA GLORIA TREVIGIANA. Dalla bellezza classica all’annuncio romantico”, curata da Fabrizio Malachin, Giuseppe Pasinello e Nico Stringa, visitabile al Museo Civico Luigi Bailo di Treviso dal 14 maggio al 25 settembre 2022.

Il chiaro intento è da un lato affiancare alle grandi opere più conosciute di Canova opere inedite e riemerse, ponendo l’attenzione soprattutto sul patrimonio civico, dall’altro fornire al visitatore le chiavi d’accesso a un’epoca, attraverso ritratti, incisioni, reliquie, documenti necessari a dare l’idea della fama e della gloria raggiunte dal Canova e del suo rapporto con committenti, artisti e intellettuali. Tutto ciò in considerazione del fatto che a Treviso nascono il suo mito e la riscoperta dell’antico attraverso la sua opera.

 

Antonio Canova, Apollo del Belvedere e Perseo trionfante, 1806 – Ph. Annarosa Tonin

Ed è nel 1857, in occasione della prima grande esposizione monografica, che Luigi Coletti pone l’accento sulla distinzione fra la riscoperta e lo studio della classicità e la riflessione meditativa e poetica, annuncio del Romanticismo.

L’allestimento consta di centocinquanta opere, esposte in undici sezioni, a iniziare dalle sculture eroiche come Apollo del Belvedere e Perseo trionfante – per la prima volta sui basamenti originali, restaurati per l’occasione – Endimione dormiente – conservata nella collezione di William Cavendish, VI duca di Devonshire – e i due bassorilievi in gesso originali – patrimonio delle Assicurazioni Generali – i cui soggetti sono La morte di Priamo e Danza dei figli di Alcinoo.

Nulla è impossibile alla scultura quando l’artefice è Canova, il cantore della bellezza ideale. La produzione seriale delle sue opere è rivolta sia al pubblico che alla critica; da questo punto di vista è considerato il primo artista moderno.

 

Antonio Canova, Autoritratto, 1792 (Wikimedia Commons)

In Canova è sempre presente lo studio della classicità in rapporto alla grazia; egli sostiene che per gustare la bellezza bisogna conoscere disegno, anatomia e dignità, ma è anche necessario commuoversi del proprio affetto.

In questa direzione si muovono i gruppi gentili e amorosi. A Treviso ne sono testimoni i gessi Amore e Psiche stanti e Venere, esposti insieme ai dipinti Venere che scherza con due colombe di Francesco Hayez, Venere allo specchio con cagnolino di Natale Schiavoni, Diana cacciatrice di Pelagio Pelagi quali “echi della pittura romantica”.

Se Canova è il cantore della bellezza classica ideale, egli si avvicina anche alla modernità romantica, cogliendone le anticipazioni, attraverso la meditazione sulla figura femminile afflitta, come Maddalena penitente (1808). Appartenuta alla collezione di Giovan Battista Sommariva, la Maddalena consente all’artista di entrare nella gloria della Parigi napoleonica, rievocata nelle sale attigue del Museo Bailo da opere pittoriche, in bronzo e incisioni di altri artisti.

 

Allestimento della sezione dedicata a Venere e gli echi nella pittura romantica – Ph. Annarosa Tonin

Ma non solo: anche nella Treviso di Canova le soluzioni estetiche del tardo Settecento e le anticipazioni sociali del primo Ottocento sono ben documentate, per esempio, dalle decorazioni dei palazzi signorili.

La terra d’origine e la fama internazionale sempre legati, dunque. Come già negli anni romani e, dopo Parigi, a Londra e Vienna, Antonio Canova è una celebrità e come tale vive appieno la mondanità.

Per ricostruire quella temperie culturale e sentimentale assai ricca, l’epistolario rappresenta una fonte primaria. Le donne e gli amori, le committenze, l’evolversi della situazione politica dell’Europa dall’era napoleonica alla Restaurazione, l’incessante attività del Canova nel recupero e restituzione di opere d’arte rendono ancor più evidenti le ragioni del culto della sua persona e la nascita del mito a essa riferito.

 

Angelica Kauffmann, Ritratto di Antonio Canova, 1805 – Ph. Annarosa Tonin

A tal proposito, il corpus di lettere inedite – trentadue manoscritti patrimonio dei Civici Musei – racconta la corrispondenza personale insieme a lettere e documenti dal 1801 al 1823, riuniti da Luigi Bailo e Luigi Coletti. I soggiorni a Roma, Possagno, Treviso, Ferrara, Napoli, Parigi e Vienna svelano i retroscena sulla nascita dei capolavori. Numerosi personaggi si avvicendano sulla scena, non ultime le donne amate dall’artista.

Nella Galleria dell’Ottocento il visitatore scopre l’amore di Canova per Marianna Angeli Pascoli. Il busto della bellissima contessa trevigiana – opera di Luigi Zandomeneghi – reca un cameo con il ritratto di Canova che si adagia sul seno di lei.

La sezione riguardante le opere ottocentesche – “L’Ottocento svelato” – è arricchita, inoltre, dai dipinti di Appiani, Zandomeneghi, Quarena, Hayez, Caffi.

 

Andrea Appiani, Ritratto di Margherita Prati contessa Grimaldi, 1811 – (Wikimedia Commons)

A completare il percorso di visita, i quaranta scatti artistici del fotografo bassanese Fabio Zonta, “delicata e rigorosa operazione” in cui “fondamentale è la luce, in grado di costruire, reinventandola attraverso un puntuale lavoro di verifica e messa a punto che precede ogni scatto scelto, un’inedita esperienza creativa” scrive Paola Bonifacio.

Al di fuori delle opere in mostra al Museo Luigi Bailo, è possibile accedere alla sede di Assindustria Venetocentro in Piazza delle Istituzioni 11, dove sono esposte due opere in gesso, provenienti dalla Gipsoteca di Possagno: Venere che esce dal bagno (Venere Italica), sostituzione della Venere de’ Medici sottratta dai francesi, e Marte e Venere in relazione al marmo commissionato da Giorgio IV, principe reggente d’Inghilterra.

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CANOVA GLORIA TREVIGIANA. Dalla bellezza classica all’annuncio romantico.
Museo Luigi Bailo, Borgo Cavour, 24 Treviso
Per informazioni, prenotazioni e visite guidate:
info@museicivicitreviso.it
T 0422/658964
www.museicivicitreviso.it
Facebook: Musei Civici di Treviso
Instagram: @ museicivicitreviso
Orari: da martedì a domenica 10-18

 

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Immagine di copertina
Antonio Canova, Amore e Psiche stanti, 1796-1800 – Ph. Annarosa Tonin

 

 

Annarosa Maria Tonin è nata a Vittorio Veneto nel 1969. Laureata in Lettere moderne all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sugli inviati veneti alla corte di Rodolfo II d’Asburgo, è stata docente di Materie Letterarie e Storia dell’Arte nelle scuole medie e superiori. Curatrice di eventi culturali, collabora con la rivista trimestrale Digressioni e la libreria Tralerighe di Conegliano. Autrice di racconti, romanzi e saggi, ha pubblicato per Digressioni editore la raccolta di saggi “L’uomo nell’ombra. Storie d’arte, potere e società” (2019) e il romanzo “Anatolia” (2020).

 

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