IL REPORTAGE NEGLI SCRITTORI VENETI DEL ‘900, di Antonio Barzaghi

Giovanni Comisso davanti alla sua abitazione trevigiana

La letteratura veneta fin dagli esordi si segnala come scrittura di viaggio: basti pensare alla narrazione ricca di stupore dei viaggi di Marco Polo e ai resoconti sui più lontani Paesi che gli ambasciatori della Serenissima leggevano dinanzi al Doge e al Senato.

È naturale, quindi, che nel Veneto nel secolo scorso vi sia stata una fioritura di grandi scrittori capaci di essere, al tempo stesso, giornalisti e straordinari viaggiatori.

Giovanni Comisso, Guido Piovene e Goffredo Parise, autentici giramondo, vere e proprie “penne vagabonde”, ne sono una felice testimonianza con l’immutato fascino dei loro numerosi reportage. Autori indocili, ribelli alle mode, attraversati dall’irrequietezza e dal dubbio, mai dal conformismo e dal militarismo ideologico.

Il vicino e l’estremo Oriente tra fine Ottocento e Novecento sono le mete preferite degli europei che ambiscono a una forma di liberazione rintracciabile in luoghi dove è possibile trasgredire e incrociare disponibilità erotiche inimmaginabili presso di noi.

Per Comisso, uomo per il quale il mondo è una meraviglia visiva, un’immersione totale nei sensi, il viaggio in Oriente è una inaspettata occasione che gli offre la sorte. Ma Comisso vive anche di paesaggio e in esso riconosce la fonte del suo sangue. “Penetra per i miei occhi e mi incrementa di forza. Forse la ragione dei miei viaggi per il mondo non è stata altro che una ricerca di paesaggi, i quali funzionavano come potenti richiami”.

I suoi viaggi nel Sud Italia raccontano, invece, l’attrazione fatale tra lo scrittore trevigiano e il nostro meridione. Luoghi attraversati quando l’Italia era ancora il Bel Paese e questo fa di lui l’ultimo cantore di un’Italia scomparsa. “Terra senza tregua bella, senza pause pronta a sorprendere e incantare”.

Il viaggio in Italia di Guido Piovene, realizzato alle soglie del boom economico tra maggio 1953 e ottobre 1956, potrebbe apparire a uno sguardo poco attento lontano e antico, quasi un’operazione di “antiquariato letterario”, un vero e proprio tuffo nella nostalgia. Al contrario sono le italiche virtù ad apparire decadute, scomparse, delle quali è molto difficile rinvenire una traccia. Il suo è un reportage che non ha eguali nella nostra tradizione giornalistica, dal quale emerge il carattere nazionale, immutabile, che resiste alle mode e ai rovesci della storia.

Nelle sue conclusioni al viaggio, Piovene affermò che “l’Italia è diventato il paese d’Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il denaro e per il successo…con una classe dirigente esigua e attaccata al potere… con gli stessi problemi che ritornano con le stesse formule”.

Una vera e propria “guida” che è fondamentale documento letterario e antropologico, opportunamente definito “scrupoloso come censimento, fedele come una fotografia e circostanziato come un atto d’accusa”.

Colpisce anche la profetica caratura del viaggio, una capacità di vedere prima, già sperimentata dallo scrittore vicentino durante un’analoga missione negli Stati Uniti qualche anno prima per il Corriere della Sera. Il suo De America, infatti, si segnala anche per gli indizi su sentimenti e derive del popolo americano che, col tempo, diventeranno concreti.

Quella di Parise è una vita decisamente mobile, a volte rischiosa in mezzo a guerre e rivoluzioni. Spinto da un’inestinguibile sete di conoscenza, lucidissimo osservatore di eventi cruciali, sempre fedele alla sua indipendenza di giudizio, si rivela un testimone scomodo e controcorrente.

Le sue numerose incursioni nei luoghi eruttivi, nei punti di emergenza degli orrori del mondo, dal Vietnam al Laos, al Biafra al Cile, negli anni in cui si discuteva sul ruolo dell’intellettuale di fronte ai grandi cambiamenti della società occidentale, sulla funzione alternativa degli stati socialisti, sui problemi sollevati dal terzo mondo, testimoniano il suo impegno per la ricerca di verità non retoriche e la voglia di verificare sul campo ciò che altri chiamano “ideologia”.

Nei suoi reportage di guerra, Parise – come sentenziò Alberto Ronchey – si pone dinanzi al cumulo dei fatti e li mostra come chi descriva la forma che assume una montagna ai suoi occhi, senza escludere che possa presentare altre forme. Anzi, usando il dialogo e interrogando, moltiplica i punti di vista. L’”amoroso tocco” è la qualità rarissima di Parise che lo porta ad affermare: “Quando uno scrittore decide di partire verso un paese sconvolto da avvenimenti politici e da azioni militari, ciò che lo spinge al viaggio non è la passione politica o la passione militare, è la passione umana.

Goffredo Parise a Cortina d’Ampezzo

La passione umana è una specie di fame fisica e mentale che porta a confondere il proprio sangue con quello degli altri, in luoghi o paesi che non siano soltanto quelli della propria origine… Il fine è quello di partecipare, come per una trasfusione, di quel sentimento molto più confuso, molto meno schematico, ma certamente più “eterno” che, nell’insieme delle sue componenti, domina il popolo di quel paese sconvolto”.    

Il suo ultimo, straordinario reportage sul Giappone agli inizi dell’autunno del 1980, pochi anni prima della morte, che ispirò una serie di articoli per il Corriere della Sera e poi il libro L’eleganza è frigida di eccezionale smalto letterario, è un rarissimo esempio di pellegrinaggio estetico.

Un’esperienza intensa, unica per approfondire quell’universo dell’irrisolto, dell’asimmetrico, della dissimulazione, dell’essenzialità. Un paese che Parise stabilì essere “pianeta ruotante nel silenzio e nella solitudine della volta celeste”, il solo di cui sarebbe diventato con gioia il figlio adottivo.

A svelarne i vari volti è un doppio dell’autore, in fuga da un paese, l’Italia, “sconvolto per millenni da furti, ricatti e assassinii”.

Attraverso il Giappone lo scrittore racconta indirettamente l’Italia con le sue ataviche carenze che acquistano risalto da questo confronto. Differenze che pur giocando a sfavore dell’Italia, non lo inducono però ad affermare una superiorità nipponica.

Note
Antonio Barzaghi è ideatore e direttore artistico del Premio Goffredo Parise per il Reportage

  

Goffredo Parise, 1970

Premio Goffredo Parise per il
Reportage 2021

Ideato e organizzato da Antonio Barzaghi e Maria Rosaria Nevola, la quinta edizione del premio vuole ricordare il grande scrittore veneto autore di indimenticabili reportage, attraverso il lavoro di chi ha documentato eventi, luoghi o situazioni della contemporaneità con parole e immagini.

La giuria è composta da Attilio Bolzoni, Toni Capuozzo, Aldo Cazzullo, Marcello Sorgi e, presieduta dalla professoressa Ilaria Crotti, sarà chiamata a scegliere i vincitori delle due sezioni, ognuno dei quali riceverà un premio in denaro del valore di tremila euro. La cerimonia pubblica si svolgerà sabato 25 settembre 2021 al Teatro Comunale Mario del Monaco, con la conduzione affidata a Andrea Delogu, attrice, scrittrice e conduttrice radiofonica e televisiva, che sarà affiancata da Antonio Barzaghi.

La prima sezione è riservata a reportage televisivi, su carta stampata e online, trasmessi o pubblicati tra giugno 2020 e maggio 2021, o a giornalisti che con i loro reportage conferiscono particolare connotazione a questo genere. La seconda sezione è riservata a giornalisti vittime di intimidazioni e abusi, in collaborazione con l’Associazione Ossigeno per l’Informazione, fondata dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa. Per quanto riguarda la sezione speciale Riconoscimenti, su iniziativa degli organizzatori del Premio e d’intesa con la Presidenza del Premio e della Giuria, sarà conferita una targa a una personalità che si è particolarmente distinta nell’ambito della comunicazione facendo conoscere rilevanti aspetti della realtà contemporanea spesso poco esplorati.

Presieduto da Andrea Favaretto, sindaco del Comune di Salgareda, il Premio ha come presidente onorario l’artista Giosetta Fioroni, celebre pittrice romana, compagna di Parise dal 1964 fino alla scomparsa dello scrittore avvenuta nel 1986. Sostenuta dai Comuni di Salgareda, Ponte di Piave e Treviso, dalla Provincia di Treviso e dalla Regione del Veneto, l’iniziativa ha anche quest’anno il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto e dell’Associazione Ossigeno per l’Informazione. 

Importante novità di quest’anno è la presenza, in qualità di partner del premio, del Soroptimist International-Club di Treviso che, in occasione del 60° anniversario della sua fondazioneassegnerà il Premio Soroptimist International – Club di Treviso “Professione giornalista”.

Il Club di Treviso sarà inoltre al fianco della Scuola di Reportage Goffredo Parise, dedicata al grande scrittore grazie al placet di Giosetta Fioroni, per supportare concretamente la formazione dei giovani. Dopo un’esperienza pilota dello scorso anno, la scuola, rivolta alle ragazze e ai ragazzi degli Istituti Superiori del trevigiano, troverà il suo assetto definitivo nella sede del complesso museale di Santa Caterina.

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Antonio Barzaghi partenopeo di nascita, è laureato in Scienze Politiche all’Università di Napoli e ha frequentato l’Istituto Superiore di Scienze Sociali di Trento; è stato direttore dell’Ente Provinciale per il Turismo di Treviso dal 1970 al 1986 e in questa veste ha ideato e organizzato in Italia e all’estero importanti mostre d’arte e convegni scientifici. Si è poi occupato di comunicazione istituzionale, editoria, organizzazione e promozione di eventi culturali. Autore di saggi e articoli sulle arti minori e sulla storia del costume, è ideatore, direttore artistico e segretario del Premio Goffredo Parise per il Reportage.

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