Chiaro Scuro / Interviste sul presente di Delilah Gutman – Erkut Tokman, poeta dell’incontro nella pace dell’umanità (seconda parte)

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Libertà, foto di Maria Carla Cuccu

 

DELILAH Avverti mai un pericolo o una censura rispetto alla tua scrittura artistica dunque il tuo impegno civile rispetto al lavoro per Writers in Prison Committee (WiPC)?

ERKUT Sono coraggioso, in questo senso! Non censuro, ne adopero restrizioni per la mia scrittura e le interviste, o articoli, che elaboro. Sin dalla più giovane età sono stato attivista nella difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione. Nel mio viaggio poetico non ho mai espresso le mie idee politiche, sebbene i valori in cui credo emergano dalla mia scrittura, con questioni civili come il razzismo, il capitalismo e altri temi ancora. Nel mio libro “Lupoc” sottolineo questi problemi del mondo, come le questioni in Turchia, è un approccio politico naïve che trova espressione in un linguaggio esteticamente “intrecciato”. Nel passato, nei miei libri, ho sempre trattato questioni sociali.. Nel passato, nei miei libri, ho sempre trattato questioni sociali.

 

Erkut Tokman e Adonis, presso la sua casa di Parigi

Può la poesia costituire uno strumento per manifestare la libertà di pensiero ed educare un popolo a non crescere come schiavo dei servigi ad un potere forte? 

Certo. Io scrivo poesia quasi solo per questo. La poesia permette all’essere umano, alle poersone che leggono poesia, di elevarsi e comprendere, perché la poesia è parte di tutto e può mostrare i diversi profondi livelli della vita consentendo al lettore di compararli, discernere e, scegliendo il migliore, eliminare i pensieri cattivi di ciò che causa i disastri sociali, come la rabbia, il dolore, e altre condizioni dell’animo.

 

Tra le rocce, HG Studios

Che cosa incarna nella tua poetica la “parola”? 

Puoi diminuire la parola fino a ridurla al più piccolo elemento, la lettera. In “Lupoc” io opero sulla parola “diminuendola” in singoli elementi subatomici della lingua, che diventano simboli in un nuovo campo visivo. Ci sono parole, per me, che sempre stanno vivendo, con me. Quando un poeta cerca una parola per una poesia, è attento ad ascoltare la parola giusta, che disegna uno spazio nella mente e nella vita. Questa parola va creata come immagine, il cui spazio diventa la libertà del lettore.
I poeti dovrebbero essere archeologi delle parole, che ricercano la storia e le origini di esse, interpretano un linguaggio da far emergere alla superficie.

Erkut Tokman con Manrico Murzi, 2019

Quale importanza e ruolo ha esercitato la tua costante attività di traduzione nella composizione poetica?

In una traduzione, avviene un adattamento del testo che attraverso la sorgente del linguaggio compensa la differenza tra le due lingue, perché il segno poetico possa manifestarsi. Il traduttore è un mediatore.

La parola ci conduce alla nostra sorgente sonora. Le radici identitarie sono culla di una conoscenza. Cosa significa per te “Identità” e quale importanza hanno esercitato le tue radici identitarie e culturali nel personale percorso artistico?

L’identità ha sicuramente una fondamentale importanza a livello locale e nazionale. Allo stesso tempo, ho realizzato, negli anni, nel campo poetico e nel viaggio attraverso il mondo, che esiste un’identità internazionale, in cui io mi rifletto. È un’identità multiculturale e multireligiosa. Sono aperto alle altre lingue, alle altre culture e religioni. Ho vissuto in altri paesi, conoscendo la diversità e diventando un cittadino del mondo. Forte è in me l’identità dell’Anatolia e di Istanbul. Ma, io percepisco diversi livelli nella mia identità: i miei poemi londinesi, turchi, italiani, mostrano come l’identità si manifesta come una cultura del mondo.

 

Da sinistra, Domenico Brancale, Erkut Tokman e Giampiero Bellingeri

In “Cane in attesa del padrone”, come “In verità, dove siamo diretti?” accenni al tema dell’amore e della bugia in relazione alla solitudine – di una persona e di una società – che sorge dall’assenza di una di queste due condizioni, come se per sentirsi vivi inciampassimo nell’amore o nella bugia.

Che significato hanno l’amore e la bugia nella tua poetica e nel tuo percorso di vita?

Queste due poesie esprimono il paragone tra l’amore e la bugia, tra la verità e la bugia, tra la società e la bugia… sono i problemi della nostra epoca, del mio paese. In qualche modo, si fanno carico di un significato anche politico. Dove siamo diretti nella poesia? Nei problemi del mondo e nel nostro amore, perché la gente, quando in società, si presta alla finzione. Io cerco di commentare criticamente parole così usate come “amore”. In questi poemi cerco di creare un specchio perché le persone possano riflettersi e porsi alcune domande: sono autentiche o stanno fingendo di fronte a qualcuno? La sincerità rende reale una parola.

 

Piccoli abissi, foto di Maria Carla Cuccu

L’amore dovrebbe essere un’azione costante, una condizione interiore che si abita a prescindere dagli altri, in una verticalità che unisce i sensi e lo spirito, manifestandosi poi nell’amicizia, nell’amore romantico, nell’amore materno. Esiste forse una parola più potente della stessa parola “amore” che possa restituirci il significato più puro di amore? Abbiamo inquinato la parola, ora dobbiamo ripulirla come i nostri oceani, con l’azione.

Quando si adopera troppo spesso una parola, in una poesia, rischiamo di creare rumore e uccidere quella stessa parola.

Nel libro “In verità, dove siamo diretti?” il tema della terra è centrale. A quale terra tu sei diretto e a quale terra senti di appartenere?

La poesia stessa risponde per me. La terra è il mondo. Può essere parte del mondo che non è mai stato ancora.

 

Erkut Tokman con Wole Soyinka a Il Piccolo Teatro di Milano, 2019

Non v’è posto per l’anima appena avviene uno spostamento dell’essere”. Così scrivi in “Cafè Müller”. Puoi spiegarci che cosa intendi per “spostamento dell’essere”? 

“Cafè Müller” è per me una poesia molto speciale. È un tipo di espressione d’amore per la danza. La poesia stessa è per me una danza. Una poesia ibrida può adoperare più parametri, come in “Lupoc”, ed è un linguaggio poetico che indica una nuova direzione nel campo poetico in Turchia. Successivamente, è nato un progetto analogo nel movimento “Poesia aperta”, dove la parola diventa matrice di conversazione, di campo visivo, di generazioni, “Matrice Poem”.

Copertina del terzo libro di Erkut Tokman, Şehirlerle Yanar Dünya, 2017

Quali sono stati i movimenti più importanti nel percorso della poesia del Novecento in Turchia?

Nella poesia turca, nella storia della Repubblica fondata nel 1923, si trovano due movimenti importanti. “Birinci Yeni” – che tradurrei come “Primo novo” – chiamato anche “Garip” – che significa “strano” – rifiuta il ruolo della poesia classica donando libertà nella trattazione dei temi, accogliendo un linguaggio di strada e uno stile libero. “Prima novo” fu fondato da tre grandi maestri turchi: Oktay Rıfat Horozcu, Melih Cevdet Anday e Orhan Veli Kanık; hanno scritto anche un manifesto.
İkinci Yeni – “Secondo novo”  – non aveva un manifesto, ma aveva visto la partecipazione di un numero maggiore di poeti, tra cui Cemal Süreyya, Edip Cansever, Turgut Uyar, İlhan Berk; la poesia è astratta, i temi sono quelli delle minoranze turche (poco usati in “Garip”) e della la sessualità, dei sensi e delle forme. È una poesia di carattere popolare.

Oltre a questi due movimenti, intorno al 1940 inizia il movimento Social Realistico fondato da Nazim Hikmet e Toplumcu Gerçekçi Yazarlar, scrittori dei “sociali-realistici”. Oggi, la poesia turca moderna si nutre ancora dal movimento İkinci Yeni.

Quali scrittori e quali poeti annoveri tra i più grandi maestri della storia letteraria turca più recente?

Ci sono tanti poeti importanti. Ci sono poeti che hanno preferito lavorare al di fuori o anche al di fuori di ogni movimento, sono poeti indipendenti che per me sono stati grandi maestri, come Atilla İlhan, Fazıl Hüsnü Dağlarca, Melih Cevdet Anday, İlhan Berk, Turgut e Edip Cansever, Turgut Uyar.
Fazıl Hüsnü Dağlarca fu tradotto in lingue straniere, ma fu trascurato in Europa e nel mondo. Quando il poeta irlandese
Seamus Heaney vinse il Premio Nobel, egli affermò nel suo discorso che il premio sarebbe dovuto essere stato riconosciuto a Fazıl Hüsnü Dağlarca.

A quali movimenti o autori europei la letteratura turca si connette e si relaziona?

La poesia francese del Novecento, come quella di Charles Baudelaire, Paul Verlaine, Stéphane Mallarmé, è quella che maggiormente ha esercitato un’influenza sulla poesia turca. Poi, il movimento surrealista. Ma, anche, successivamente, la Beat Generation, la poesia mediterranea (italiana, spagnola e greca).

Il tuo prossimo progetto?

Un’antologia di poetesse italiane e rumene, la progettazione di alcune poesia-performance, nonché il nostro libro insieme, scritto a quattro mani!

 

DAL DIARIO DI UN SURREALISTA
da “Il fuoco dell’oblio”
Traduzione di Manrico Murzi


Di tanto in tanto rovino in piccoli abissi,
vieni a salvarmi!
Non guardo mica a quale colore ha la tua pelle,
giacché tu non hai razza,
né lingua, né nazione!

Zampetto giù in piccoli abissi, ogni tanto,
vieni a salvarmi!
Il mio cuore è sospeso sulla stanza del vuoto
e l’ambiente dentro di me non ha finestre,
né pareti, né porte!

Ora sono libero come Gandhi
e mi faccio strada da un paese all’altro.
In Italia visito Mussolini
nel freddo cuore di un dittatore, tempo congelato
anche oggi ancora vivo,
il mio cuore è nudo,
giacché un mondo di pace è lontano,
giacché remoto è il Mondo della pace,
il Mondo della pace è ancora troppo lontano.

In Germania scappo dai nazisti,
Einstein è negli Stati Uniti,
riformulo la teoria della relatività.
Il mondo può cambiare
se precipito giù in un abisso per afferrarti.
Così guadagno un po’ più di tempo.

Sto sorseggiando il tè con Salvator Dalì
in Spagna.
Ho un sacco di idee per cambiare tutta la storia dell’arte,
tutte le forme d’arte
distruggo e ricostruisco tutte le forme d’arte
proprio come te, mi dicono pazzo,
le tue mura, le chiamo,
che se stanno abbassandosi al livello della tua altezza
allora certo, sono un nuovo surrealista
che ha giurato di abbattere le tue barriere,
quel fiume ribollente sulle sue rive!

Con Martin Luther King sono in USA,
We shall overcome!
Ho un sogno anch’io
tanto remoto quanto la pace
Ascolto la poesia delle strade,
Gill Scott Heron, Nina Simone…
Sono fiero di essere nero:
Ciao, James Brown!
We shall overcome!

Dentro la stanza del vuoto Amore non ha spessore,
come se tutto crescerà di numero appena sfioro il tuo cuore.
Eppure lentamente sto morendo, eccoti un cuore!
Ciò nonostante, il mondo è bello, Amore è bello…
Ti prego, vieni davvero, qualche volta, giù nei piccoli abissi, io crollo.

Ora come Gandhi sono nudo, vieni, non sono raggelato
non riesco a stare al passo della conoscenza, poiché è infinita, vasta

l’Umanità è una menzogna caduta nell’abisso.
Siccome l’Umanità è stata rimossa dalla terra,
allora vieni, sdraiati al mio fianco
perché sto morendo lentamente,
Forse tu e io scopriremo un altro mondo,
potremmo chiamare ciò una nuova filosofia,
domani potremmo andare su un nuovo pianeta, vieni!
Se lo raggiungiamo, lasciami lì
Sono un umano, guarda! Precipito in piccoli abissi di tanto in tanto

Mai il mondo ha avuto una porta
e dunque per dove potrei entrarci?
Gli strati dell’universo, fino a che posso risalirli…
tutto è bello proprio come lo è in alto e nella coscienza,
Vieni! Di tanto in tanto precipito in piccoli abissi

 *

CANE IN ATTESA DEL PADRONE
da
“Il fuoco dell’oblio”
Traduzione di Manrico Murzi

 

Anche un albero può sentirsi solo
quando lascia cadere le sue foglie,
quando i suoi rami restano nudi

E altrettanto una persona
priva di amore o bugie,
trasparente

E se una società si sente sola
deviata da bugie, saccheggi, tradimenti?
Rovesciata, confusa e
bloccata da legacci
a un palo, in un angolo,
come un cane che aspetta il padrone.


*

Immagine di copertina
Memorie di carta, foto di Maria Carla Cuccu

 

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Erkut Tokmanpoeta, editore, traduttore, artista visivo e performer – è membro della The Poetry Society, Exlied Writers Ink. del Regno Unito, Turchia e Italia PEN Centers e lavora per Writers in Prison Committee.
È stato l’editore della famosa rivista di poesie “Yasakmeyve” di Istanbul e anche presidente dell’Accademia interculturale di poesia e traduzione in Turchia. Ha pubblicato cinque libri di poesie e cinque libri di traduzione di poesie (traduzioni dall’italiano, dal rumeno e dall’inglese ).
Il suo ultimo libro di poesie “Lupoc” ha suscitato discussioni nella scena poetica turca, più di 20 articoli e interviste sono state realizzate su quest’opera.
È il fondatore del movimento poetico Açik Şiir (poesia aperta) basato sulla performance.
Si è esibito al Poetry Cafe-Londra (con la performance: “L’alfabeto della liberta” per İlhan Sami Çomak), Venice Borders Art Festival (con L’Anatomia della liberta” e “Non sei arrivato ancora alla casa?” per İlhan Sami Çomak ), Izmir-Bi Nevi Sahne (con “Il paradosso della poesia turca tra burmout e morte”) LitVest-2022-Romania (con “Signor Cosmos”.) Ha intervistato Orhan Pamuk, Adonis, Alice Notley, Joyce Carol Oates, Asli Erdogan, Milo De Angelis, Burhan Sönmez e altri grandi tra scrittori e poeti.
Le sue opere sono pubblicate su importanti riviste letterarie internazionali come World Literature Today (USA), Italian PEN Review, The Poetry Review (Regno Unito) –  con le sue opere d’arte visiva e digitale – ed è stato accettato come uno degli artisti dell’espressionismo archetipico. È il destinatario del Premio di Poesia Salvador Quasimodo Jaci, Messina Città di Arte e del Premio Traduzione del Ministero della Cultura Italiano (con il libro di Sebastiano Grasso “Tu, in agguato sotto la palpebre”). Tokman ha tradotto i poeti italiani classici e moderni, pubblicando le traduzioni in riviste letterarie turche – G. Ungaretti, Alda Merini, Milo De Angelis, Majorini, Gabriella Sica, Domenico Brancale, Manrico Murzi, Franco Loi, Sebastiano Grasso, Antonella Doria e altri.
Ha tenuto seminari di poesia e traduzione preso l’Università di Boğaziçi e Mersin.

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Delilah Gutman è compositrice, pianista e cantante e svolge la sua attività di musicista in Italia e all’estero. Di origine Italo-Americana, con radici polacche e partenopee, è nata a Madrid e vive a Rimini. È docente di Composizione al Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza.
Compositrice, conta prime assolute in Italia ed all’estero, oltre a trasmissioni radio, e diverse incisioni discografiche. Pubblica con Stradivarius, Curci, Ut Orpheus e Sinfonica. Interprete pianista e cantante, svolge l’attività concertistica in Italia e all’estero, come solista e in formazioni cameristiche, esplorando nel contesto del suo personale progetto di ricerca musicale MAP – musica, arte e poesia – la frontiera tra arte, musica e repertorio etnico, in relazione al linguaggio della musica d’arte in Occidente. Al momento, si è esibita in Italia, Repubblica Ceca, Israele, Messico, Francia, U.S.A., India, Svizzera. Per il suo costante impegno nel dialogo interculturale è stata insignita nel 2012 “Ambasciatrice dell’amicizia Israele-Italia” in occasione di un suo concerto in Israele.
Poetessa, ha pubblicato con Raffaelli Editore i libri di poesie “Alfabeto d’amore”, con la prefazione di Manrico Murzi e la postfazione di Lucrezia De Domizio Durini, e  “Alfabeto degli opposti”, con la prefazione di Manrico Murzi. Di prossima pubblicazione con lo stesso editore è una raccolta di poesie in collaborazione con il poeta turco Erkut Tokman, con cui fa parte del movimento poetico Açik Şiir (poesia aperta).

È autrice delle Singing Sculpture #1 “Il seme genera la parola” – installazione permanente presso il Museo J.Beuys di Bolognano, nella Piantagione Paradise – e Singing Scuplture #2 “L’amore genera la terra”, installazione permanente presso la Fondazione Verità di Locarno. Si è diplomata in pianoforte, composizione e musica elettronica al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Ha studiato composizione con Bruno Zanolini, Niccolò Castiglioni e Alessandro Solbiati, musica elettronica con Riccardo Sinigaglia e pianoforte con Lidia Baldecchi Arcuri.
Ha conseguito la laurea in Discipline Musicali-Composizione Teatrale presso il Conservatorio “Gioachino Rossini” di Pesaro, Dipartimento di Alta Formazione Artistica e Musicale, relatore Filippo Maria Caramazza, con la presentazione della sua opera “Jeanne and Dedò” composta sul libretto di Manrico Murzi, e con la dissertazione sulla sua teoria musicale: Pericronismo – Perichronism, Music Theory.
Si è laureata all’Università di Urbino “Carlo Bo” nel Master di I livello in “DSA, BES e Disturbi dello Sviluppo. Psicopedagogia, Didattica, Comunicazione” e presso la stessa Università nel Master di II livello “Mediazione dei Conflitti” con la tesi “La voce immaginativa: strumento di formazione e azione terapeutica nella mediazione dei conflitti”, percorso in cui si sta perfezionando con il Prof. Franco Nanetti a Pesaro presso AIPAC.

 

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