Carissime e carissimi,
Lo scorso anno si è celebrato il 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, uno degli astri più luminosi dell’universo culturale italiano e internazionale, un artista a tutto tondo, un uomo e un pensatore libero come pochi altri, che ha fatto del rigore e dell’onestà intellettuale la cifra stilistica più autentica e rigogliosa del suo pensiero e della sua azione.

Il suo ultimo romanzo: Petrolio
Il suo ultimo romanzo, Petrolio, rimasto incompiuto a causa della morte – che molti mettono in relazione al contenuto del libro, laddove ad esempio si fa riferimento ad alcune inchieste sull’ENI, all’uccisione di Enrico Mattei, alla nomina alquanto opaca del suo successore Eugenio Cefis e al legame affaristico-mafioso di molti spezzoni del mondo politico – è una chiara e indiscutibile denuncia degli intrighi dei potentati economico-finanziari che controllavano l’economia e la politica italiana di quel periodo, caratterizzato dalla cosiddetta “strategia della tensione”, un condensato diviolenze politiche e attentati terroristici.

È in quel periodo che nasce la famigerata Loggia massonica della P2, controllata dal Gran Maestro Licio Gelli, che contribuirà in maniera determinante ad alimentare la su citata “strategia della tensione”, attraverso attentati, stragi, depistaggi, disinformazione, eccetera. Pasolini, in Petrolio, aveva riservato a questo clima politico e sociale eversivo alcuni capitoli del libro, puntando l’indice contro alcuni personaggi del mondo politico e finanziario, compreso il presidente dell’ENI Eugenio Cefis, il quale poco dopo l’insediamento aveva scalato la Montedison, con fondi pubblici, diventandone presidente. Un’operazione poco chiara, che all’epoca aveva fatto parecchio scalpore, anche per alcune strane coincidenze criminose.
Pasolini in tutto questo intravide quella che poi definì, con formidabile intuito sociologico, una profonda “mutazione antropologica della classe dirigente”, ovvero “il passaggio da un potere di stampo clerico-fascista ad un nuovo potere multinazionale, tollerante e criminale-mafioso”. Ma, come raccontano le cronache giornalistiche dell’epoca, Pasolini fu fermato prima di poter pubblicare il romanzo (aveva comunque scritto più di 600 pagine), che sarà dato alle stampe solo nel 1992, ben 17 anni dopo. Il perché di tale rinvio è da ricercare con tutta probabilità in alcuni passaggi del libro, laddove si fa riferimento ad alcuni avvenimenti legati alle trame eversive di quel periodo e al ruolo controverso di Eugenio Cefis, eminenza grigia della finanza e del potere politico di buona parte degli anni ’60 e ’70.

Infatti, il libro uscì privo delle pagine che riguardavano Cefis (amputato ad esempio del capitolo Lampi sull’Eni) e l’accoglienza fu abilmente dirottata verso un approccio editoriale basato più che altro sulle tematiche sessuali “scabrose” del romanzo, definito da alcuni commentatori “un insieme di sconcezze d’autore”. Rimane comunque il fatto che Petrolio è uno dei romanzi più contundenti, incandescenti, autentici e autorevoli del ‘900, una “summa” come la descrive lo stesso Pasolini “di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie… Un romanzo molto politico sulla società dei consumi, una società che finisce col vendere gli uomini e col consumare sé stessa”.
L’era dei predatori
“Oggi le nostre democrazie sembrano solide. Ma non c’è dubbio che il peggio debba
ancora venire. Il nuovo presidente americano si è messo alla testa di un
variopinto corteo di autocrati disinibiti, di conquistadores tecnologici, di
reazionari e di complottisti impazienti di costruire un mondo nuovo.
Un’era di violenza illimitata si profila all’orizzonte e, come ai tempi
di Leonardo, i difensori della libertà sembrano particolarmente
impreparati al compito che li attende”.

La scorsa settimana abbiamo accennato brevemente al World Economic Forum 2026 di Davos, un evento caratterizzato dalla concentrazione internazionale dei potenti del pianeta e dominato da quelli che, con indubbia efficacia semantica, lo scrittore Giuliano da Empoli nel suo ultimo libro ha definito i moderni predatori come i nuovi Borgiani, pensando al Machiavelli de Il Principe e a Cesare Borgia, signore feudale per il quale quello che contava era solamente la forza, la crudeltà e l’astuzia). Ovvero “politici spregiudicati alleati con i conquistadores del digitale”. Tutti uniti e concordi nello spezzare ogni legame con la morale, l’etica, i principi, i diritti, le libertà democratiche.

Ovvio pensare al Trump che ebbe a dire “Non ho bisogno del diritto internazionale. I miei poteri sono limitati solo dalla mia morale personale, dalla mia mente. È l’unica cosa che possa fermarmi”. Ma anche ai maggiori autocrati in circolazione, da Putin a Lukašenko, da Xi a Kim Jong-un, da Erdogan al principe saudita Mohammed bin Salman (colui che per prendere il potere fece rinchiudere per settimane 300 principi e funzionari statali all’Hotel Ritz di Riyad, per poi arrestarli), da Abdel Fattah al-Sisi a Tamin bin Hamad, eccetera.
Ma qual è il filo rosso che tiene unite quasi tutte le autocrazie del mondo? Il petrolio, come sosteneva Pier Paolo Pasolini, così come molti autorevoli opinionisti, ad esempio Paolo Di Stefano, che nell’articolo che vi propongo segue fedelmente le tracce dell’oro nero, che partono appunto da Petrolio, passando attraverso l’omicidio del giornalista dell’Ora di Palermo Mauro di Mauro, avvenuto nel settembre del 1970 e collegato alle sue inchieste sulla morte di Enrico Mattei e ai complotti attribuiti a Eugenio Cefis. Per approdare all’odierno sfruttamento del greggio ad opera dei vecchi e nuovi predatori, per il quale si è disposti a qualunque azione, anche la più malvagia.
«Tutto si fa per il petrolio»: lo disse Pasolini
di Paolo Di Stefano
A 50 anni di distanza dal suo romanzo rimasto incompiuto, bisogna riconoscere a Pasolini una visionarietà: la persistente centralità del Petrolio negli appetiti mondiali e la sua importanza nel plasmare i torbidi destini geopolitici
Troppo spesso ci si chiede: cosa direbbe Pier Paolo Pasolini? In alcuni casi si può affermare inequivocabilmente: Pasolini l’aveva detto. Per esempio, aveva già intravisto l’onnipotenza assoluta del petrolio. Petrolio è il titolo del suo ultimo romanzo, rimasto incompiuto essendo probabilmente la causa del suo assassinio. Del resto, Pasolini non è l’unico a essere rimasto vittima delle verità sul petrolio. Il giornalista dell’Ora di Palermo, Mauro De Mauro, era scomparso cinque anni prima per essersi avvicinato ai misteri dell’eliminazione di Mattei legati al suo successore Cefis. Figurarsi che cosa doveva essere, nel 1975, una possibile rivelazione fatta dall’intellettuale più ascoltato del momento. Il romanzo è magmatico e fitto di allegorie sessuali, di sdoppiamenti, di intrecci e garbugli oscuri persino all’autore, ma il titolo previsto, nonostante le incertezze, era Petrolio, con il quale la lettura del libro si orientava verso la ferocia del potere politico-economico in nome dell’oro nero.
In una lettera a Moravia, Pasolini parlava del suo romanzo come del «preambolo di un testamento». E infatti, alla luce di quanto accade oggi, cinquant’anni dopo, non si può negare a Pasolini una visionarietà almeno su questo: la persistente centralità del Petrolio negli appetiti mondiali e la sua importanza nel plasmare i torbidi destini geopolitici. Non c’è altro, il motore del mondo è mosso sempre e ovunque dalla stessa ossessione, chimera o sirena: lo sfruttamento del greggio in Venezuela, le accresciute importazioni turche di petrolio in Israele, l’appello di Zelensky all’Europa sul petrolio russo, una petroliera-fantasma russa intercettata nel Mediterraneo tra Spagna e Algeria. E poi la Groenlandia e il petrolio, la Libia e il petrolio, l’Iran e il petrolio, la Cina e il petrolio, Cuba e il petrolio… Con o senza prove, Pasolini lo sapeva: tutte le strade portavano, portano e porteranno a quei pozzi neri.
Green News

Ed ora un po’ di notizie dal pianeta verde, un tema, quello ambientale, che sta progressivamente scomparendo dalle agende politiche e culturali dei vari Stati nazionali, ad iniziare da quelli che dettano legge in fatto di maggiori risorse naturali, economiche e tecnologiche: dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Russia all’India, compresa l’Europa che ultimamente arranca, non riuscendo a gestire una seria politica comunitaria a difesa dell’ambiente. Senza dimenticare l’Africa, la cui economia di ben 46 Paesi dipende dall’estrazione di materie prime: uno sfruttamento intensivo e predatorio sempre più famelico da parte delle grandi potenze e che alimenta in molti Stati l’avvento di regimi autoritari e dittatoriali, favoriti da un colonialismo senza scrupoli.
E se l’agenda verde scompare dai programmi politici di molti Stati, lo stesso dicasi per le varie opinioni pubbliche dei Paesi democratici, sempre meno disponibili a mettere le problematiche ambientali ai primi posti delle loro rivendicazioni politiche e sociali. In effetti, dopo i movimenti ecologici seguiti al forte impatto religioso e culturale a livello internazionale innescato dall’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’ del 2015 – impatto a cui aveva contribuito in maniera determinante la nascita delle Comunità omonime fondate da Carlo Petrini e da Mons. Domenico Pompili e quella di alcune associazioni come Fridays For Future di Greta Thunberg e di altre –, si è assistito ad un lento ma inesorabile declino di quasi tutti i movimenti di protesta e di proposta.

Ad ogni modo, il ‘verbo’ ecologista continua a dare i suoi frutti in maniera sotterranea, soprattutto a livello giovanile, irrigato da correnti di pensiero e d’azione meno appariscenti e modaiole (legate il più delle volte ad esigenze di natura mediatica), che associano esperienze di autentica vita e virtù ambientalista a livello individuale e associativo a politiche pubbliche che fanno i conti con la necessità improrogabile di una chiara e autentica transizione energetica e ambientale (decarbonizzazione, fonti rinnovabili, efficienza energetica, sviluppo sostenibile eccetera), che deve coinvolgere tutti in maniera responsabile e solidale.
Neve, gelo, caldo, incendi: giro del mondo del meteo estremo
Dall’Australia agli Stati Uniti, dal Cile al Mozambico, alla Russia e all’Argentina: numerose nazioni combattono condizioni meteo estreme.

Da LifeGate
Lo spreco alimentare in Italia e le realtà che lo contrastano, segnalate dalla community di Lifegate
di Carlotta Garancini
Ecco i dati diffusi in occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione
dello spreco alimentare e i progetti che salvano il cibo dalla spazzatura.

Da LifeGate
Non solo Fontana di Trevi: come l’Italia si muove
contro l’overtourism
di Simone Santi
Roma mette a pagamento una delle sue principali attrazioni, troppo affollata: l’ultimo caso dopo Venezia, le Cinque Terre, Portofino, Costiera Amalfitana. Sarà abbastanza?

Da LifeGate
Milano Cortina 2026, Legambiente: “Un’occasione
sprecata di sostenibilità”
dalla Redazione
Le Olimpiadi Milano Cortina 2026 deludono per poca trasparenza e gestione
della crisi climatica.Intanto in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige
censiti 78 impianti sciistici dismessi. Legambiente: “Ci saremmo
aspettati un nuovo modello di gestione del territorio”

A pochi giorni dall’avvio dei Giochi invernali, Legambiente non usa mezze parole per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 ormai ai nastri di partenza.
“Aldilà dei valori sportivi intrinsechi all’evento, questi Giochi Invernali – dichiara Legambiente – sono da bocciare sia sul fronte della sostenibilità ambientale-economica sia per la poca attenzione al tema della crisi climatica sull’arco alpino. La scelta di puntare su opere più volte criticate anche da associazioni e comunità locali, come ad esempio la nuova pista da bob, a Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes oppure le tante infrastrutture stradali che si stanno prediligendo rispetto a quelle ferroviarie, dimostrano come queste Olimpiadi si basano su un modello di gestione territoriale miope e obsoleto e che peraltro incide anche sul portafoglio dei turisti visto il rincaro dei biglietti dei mezzi di trasporto. Su un territorio, così, vulnerabile e soggetto agli effetti della crisi climatica, come l’arco alpino, serve puntare su un nuovo modello di gestione del territorio basato su adattamento alla crisi climatica, turismo sostenibile e innovazione”.
Eventi
Treviso

Portogruaro (VE)
Artisti alle Biennali 1900-1960
Dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento
13/12/2025 – 12/04/2026
Portogruaro (VE) – Palazzo Vescovile

Courtesy Gallerie Enrico, Milano
Rovigo
Zandomeneghi e Degas
Impressioniso tra Firenze e Parigi
27/02/2026 – 28/06/2026
Portogruaro (VE) – Palazzo Vescovile
Palazzo Roverella (dal 27/02/2026).

Venezia
Horst P. Horst. La Geometria della Grazia
21/02/2026 – 05/07/2026
Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore

Rovereto
Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco
06/12/2025 – 03/05/2026
Rovereto (TN) – MART

Brescia
Il Liberty a Brescia
24/01/2026 – 14/06/2026
Brescia, Palazzo Martinengo

Collezione privata)
Torino
Edward Weston a Torino
02/02/2026 – 02/06/2026
Torino, CAMERA – Centro italiano per la Fotografia

The University of Arizona. Dono di Estate of A. Richard Diebold, Jr)
© Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents
Firenze
Mark Rothko a Firenze
14/03/2026 – 26/07/2026
Firenze, Palazzo Strozzi

Bequest of Mrs. Mark Rothko through The Mark Rothko Foundation, Inc. 428.1981)
© 1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artists Rights Society (ARS), New York
Roma
Trent’anni con Amelia Rosselli

Pubblicazioni Finnegans
La luna e i falò
Letteratura e Poesia
Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva.
Testo di Mauro Scroccaro

Secondo capitolo della “trilogia delle acque”, curato da Mauro Scroccaro con il contributo fotografico di Giorgio Bombieri e Elisabetta Alongi, edito dalla Cooperativa sociale “La città del sole” in collaborazione con il Consorzio di bonifica “Acque risorgive”. Un’indagine e uno scavo storico-ambientale che scivola lungo l’alveo territoriale delle provincie di Padova, Treviso e Venezia, portando alla luce dei veri e propri “tesori” ambientali, che a volte sfuggono al nostro quotidiano e frettoloso ‘sguardo naturalistico’, ma che costituiscono l’essenza più autentica e reale di un antico ecosistema che combinava in modo equilibrato l’incessante attività dell’uomo e della natura.
Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva”, in un contesto di recupero di una memoria storica che sta piano piano scivolando verso l’oblio per la colpevole incuria di un ‘uomo’ proiettato verso un modello ambientale artefatto e in quello votato alla salvaguardia di un patrimonio paesaggistico e naturalistico di immenso valore culturale e sociale, rappresenta un fondamentale strumento di documentazione e di divulgazione per quanti hanno a cuore la valorizzazione di un ‘capitale’ ambientale, storico, simbolico, antropologico e didattico di grande fascino e valore culturale, che andrebbe messo a frutto a favore soprattutto delle nuove generazioni, ad iniziare dai primi percorsi di studio scolastico.
Un caloroso saluto,
Diego

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