Voci e paesaggi dello spirito: «La Parola della Carità in tempi di epidemie: l’esempio di Basilio di Cesarea fondatore del primo Ospedale d’Oriente, di Raffaele Vertucci (Seconda parte)

 

La Parola della Carità in tempi di epidemie:
l’esempio di Basilio di Cesarea
fondatore del primo Ospedale d’Oriente

 di Raffaele Vertucci


(Seconda parte)

 

          Ritornando a Basilio e più propriamente al suo pensiero, ascoltiamolo: «L’uomo è una creatura che ha ricevuto l’ordine di diventare Dio per grazia». Sono appunto parole di Basilio («re», dal greco), che vive nell’epoca dell’acceso conflitto dottrinale con i seguaci di Ario, il quale nella Trinità attribuisce al Figlio una sostanza diversa e inferiore al Padre, e non la «stessa sostanza del Padre», come diciamo oggi nel Credo e come è stato definito nel Concilio di Nicea nel 325. Il tempo di Basilio, dunque, è segnato da tensioni tra i fedeli, lotte senza esclusione di colpi nel clero, ingerenze dell’imperatore orientale Valente – filo-ariano – con Vescovi nominati, allontanati, esiliati.
          Basilio, dopo gli studi a Cesarea, Costantinopoli e Atene, va a vivere tra monaci ed eremiti palestinesi, egiziani e armeni. Rimane lì per anni. Ne conosce tanti, e alcuni non li apprezza: in particolare coloro che eccedono in stravaganze penitenziali individuali e di gruppo, oppure quelli troppo anarchici, o chi è troppo «chiassoso» nella sua pietà. Ecco che allora decide di realizzare, non senza fatica, una regola monastica nuova, che definisce dopo averla collaudata: stabilisce penitenze e digiuni secondo ragione, la priorità della vita comunitaria, l’obbligo del lavoro, orari valevoli per tutti, e poi maggiore autorità ai superiori e meno gente «ferma» nei monasteri. Più di 1600 anni dopo, nel XXI secolo, continueranno a seguire questa regola i monaci greco-slavi, chiamati anche «basiliani».

San Damaso I, Papa (305-384 d.C.)

          È timido, Basilio, oltre che magro e debole di salute; per cui quella vita in solitudine o in piccoli gruppi è l’ideale per lui. Ma non dura per sempre. Nel 370 infatti cambia tutto, perché diventa Vescovo di Cesarea, eletto in mezzo a ostilità, in lotta con altri Vescovi, interpretato male da papa Damaso I. Gli è nemico anche Valente, ma non osa attaccarlo. Anzi, lo aiuta a creare «Basiliade», una città-ospedale: vi si curano tutte le malattie, accogliendo le persone disagiate chiamate «a diventare Dio». Successivamente, durante una carestia in Cappadocia, Basilio si assume di fatto anche l’onere del governo civile del territorio: organizza vari finanziamenti, gestisce i trasporti, fa aprire granai e magazzini degli speculatori. E non amministra solamente: si mette anche il grembiule e distribuisce la minestra agli affamati.
          Tutte queste attività e responsabilità stroncano il fisico mingherlino e malaticcio di Basilio, che muore spossato dalla fatica a meno di 50 anni. Ma anche con la morte compie un’impresa eccezionale, un «miracolo»: unisce cristiani e non cristiani in un’azione comune: piangerlo.
          San Basilio di Cesarea, con le parole e gli scritti, esortò i monaci ad avanzare nella perfezione. Oltre alle grandi opere di carità assistenziale (come abbiamo visto la costruzione di ospedali), si preoccupò comunque di dare un importante impulso alla preghiera, diffondendo specialmente i Salmi tra i fedeli, i quali per merito suo li pregavano anche di notte. Si oppose agli eretici, fu un grande apostolo e fedele servitore della Chiesa. Per questo, specialmente per i gravi errori diffusi nella Chiesa di oggi e per la crisi delle vocazioni alla vita consacrata, dovremmo pregare e chiedere la sua intercessione.
          L’influsso esercitato sul monachesimo dalle Regole di san Basilio di Cesarea (329-379) fu immenso, specialmente per quanto concerne la regola benedettina, dettata nel 534 da san Benedetto da Norcia, che considerò Basilio come suo maestro.

San Benedetto da Norcia

          Basilio scrisse quattro regole: le Morales, le fusius tractatae, le brevius tractatae e quelle ad monachos, oltre a fondare diversi monasteri cenobitici (forma comunitaria contrapposta all’eremitismo). Basilio nacque intorno al 330 d.C. a Cesarea di Cappadocia, regione che, nella seconda metà del IV secolo, divenne patria di tre personaggi fondamentali nella lotta contro l’arianesimo: Basilio stesso, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo.
          Basilio ricevette una prima educazione letteraria dal padre, per recarsi poi a perfezionarsi a Costantinopoli e ad Atene, dove strinse amicizia con Gregorio di Nazianzo. Prima di tornare in patria, nel 356 circa, compì un lungo viaggio, che lo portò in contatto con i monaci egiziani, ma anche con quelli di Siria, Palestina e con Eustazio di Sebaste, in gioventù discepolo di Ario, il quale fondò il cenobitismo in Armenia e fu fautore di un evangelismo radicale. Dopo aver ricevuto il battesimo, si ritirò a vita monastica presso Annisa, nel Ponto; erano con lui anche la sorella Macrina e la madre Emmelia.
          In parallelo con la vita monastica, iniziò l’impegno ecclesiale: divenne lettore nel 360, poi presbitero ed infine succedette a Eusebio nell’episcopato a Cesarea di Cappadocia nel 370. Basilio fu vescovo e metropolita della Cappadocia per nove anni, operando in tutti gli ambiti dell’attività del suo ufficio; in particolare riordinò la vita monastica con ritmi di preghiera regolari e frenandone gli eccessi; fondò Basiliade, una città ospedaliera ed assistenziale con ospedali, ospizi e monasteri annessi.
          Da un punto di vista dottrinale, Basilio si era formato in ambienti di centro, ostili agli ariani; aderì alla posizione del Simbolo Niceno, fondando in seguito il neonicenismo: l’unica οὐσία (sostanza, natura) definisce la divinità comune alle tre ipostasi, le quali si specificano l’una nei confronti dell’altra (Padre, Figlio, Spirito Santo).

Chiese ruprestri nella Cappadocia – Il villaggio di Zelve

Lascetica

          Parte rilevante dell’impegno letterario di Basilio sta nelle opere di carattere ascetico. L’ideale monastico fu infatti fondamentale nel delineare la sua personalità, così come i molti viaggi compiuti in giovinezza e la frequentazione di personaggi quali Eustazio di Sabaste, con il quale fu in rapporti stretti; successivamente Eustazio si staccò da lui, spostandosi verso posizioni filoariane e dando inizio ad un’aspra polemica contro Basilio.
          Basilio concepisce la vita monastica non come qualcosa di separato da quella del cristiano comune, ma come un pieno compimento delle promesse battesimali; sul tema continuò a riflettere e scrivere fino agli ultimi anni dell’episcopato, quando curò un’edizione di scritti ascetici, dal titolo Ipotiposi di ascesi (come data di composizione è stato proposto il 366).
          L’edizione presenta un prologo, una breve trattazione Sul giudizio, una Confessione di fede, i Morali; infine la parte più ampia, consistente in una serie di domande e risposte, le Regole ampie e le Regole brevi (l’insieme delle Regole è chiamato Grande Asceticon). Non si tratta di regole, ma dell’esito di una ricerca spirituale, in quanto la stessa struttura e genesi delle Regole ampie, le fusius (55 domande con risposte) e di quelle brevi, le brevius (318 domande con risposte), si colloca all’interno dell’esperienza monastica con i problemi e le questioni quotidiane. L’influsso delle opere ascetiche di Basilio è stato immenso, molto importante fu in particolare la traduzione latina che realizzò Rufino di Aquileia (345-411) della prima redazione delle Regole (Piccolo Asceticon).

San Basilio Magno e San Gregorio di Nazianzeno

Le Regole

          Le Regole morali, composte intorno al 360, si rivolgono a tutti i cristiani di buona volontà; sono 80 brevi enunciati, che comprendono al loro interno più di 1000 versetti del Nuovo Testamento, ripartite in sottocapitoli e brevi ed incisivi titoli guida. Contengono verso la fine anche istruzioni bibliche per i laici e gli sposati, anche se i veri destinatari dell’opera dovevano essere gli asceti.
          Nel Prologo, Basilio definisce questo scritto «una regola a partire dalle Scritture»; egli non prescrive nient’altro al di fuori di quello che viene dalla parola di Cristo. Basilio tratta dell’esistenza cristiana in generale, ma gli argomenti affrontati sono vari: si va dall’importanza della penitenza al fatto di testimoniare con coraggio e senza paura il Vangelo ed all’importanza di non mentire. Il Grande Asceticon, insieme delle regole ampie e brevi, invece, consiste in una serie di domande e risposte: i monaci chiedono a Basilio come comportarsi nelle varie situazioni della vita monastica di tutti i giorni.
          La differenza tra le due è che, mentre le Regole ampie sono una vera e propria catechesi sistematica, redatte in maniera ordinata sulla base dell’esperienza, le Regole brevi sono una raccolta di improvvisazioni orali, scritte dagli uditori così come erano state dette. Dunque, nelle ampie la forma di domanda appare come una finzione letteraria, nelle brevi invece possiamo leggere domande verissime, trascritte senza alcuna correzione, nate proprio dalla necessità, che avevano i monaci, di trovare risposte in situazioni, che si verificavano di frequente nella vita comunitaria, e le risposte sono trascritte in una forma non ritoccata successivamente.

Re Salomone – Affreschi del XII Sec. (Duomo di Monreale)

          Riportiamo una delle tante domande, la 113:
          «Colui al quale è stata affidata la cura delle anime può osservare la parola: “Se non vi convertite e diventate come i fanciulli (Mt 18,3)”, allorché ha a che fare con molte e diverse persone? Risposta: Il sapientissimo Salomone ha detto: “C’è un tempo per ogni cosa (Qo 3,1)”; dobbiamo dunque sapere che c’è un tempo proprio per l’umiltà e uno per l’esercizio dell’autorità, per il rimprovero e per la consolazione, per la misericordia e per la franchezza, per la bontà e per la severità, in una parola per ogni cosa. Così, quando è il momento di mostrare ciò che è proprio dell’umiltà, bisogna imitare nell’umiltà i fanciulli, soprattutto quando sia il momento di rendersi reciprocamente onore e di compiere i propri doveri e di prestare servizi o cure al corpo dei fratelli, come ci ha insegnato il Signore. Altre volte bisogna usare l’autorità, che il Signore ci ha dato per edificare e non per distruggere (II Cor 13,10): quando cioè sia necessario muoversi con franchezza. E nel tempo della consolazione bisogna mostrare la bontà, nel tempo della severità bisogna mostrare lo zelo ed allo stesso modo per ciascuna delle altre cose».

Un «luminare della Chiesa»

          San Basilio è stato definito dai testi liturgici bizantini «un luminare della Chiesa». Con grande equilibrio riuscì ad unire il servizio alle anime e la dedizione alla preghiera alla meditazione ed al raccoglimento spirituale. Con le parole e gli scritti esortava i suoi figli, i monaci, ad avanzare nella perfezione. Il contributo che diede al monachesimo fu immenso, come ebbe a sottolineare anche Giovanni Paolo II nella lettera apostolica “Patres Ecclesiae”.
          Oltre alle grandi opere di carità assistenziale come la costruzione di ospedali, si preoccupò di dare un importante impulso alla preghiera, diffondendo specialmente i Salmi tra i fedeli, i quali per merito suo li pregavano anche di notte. Con grande coraggio e spirito di verità, Basilio si oppose agli eretici che negavano la divinità dello Spirito Santo e che non riconoscevano che Gesù Cristo fosse Dio come il Padre.
          Fu uno dei Padri che formulò la dottrina della Trinità; fu un grande apostolo e fedele servitore della Chiesa. Per questo motivo, specialmente per i gravi errori diffusi nella Chiesa di oggi e per la crisi delle vocazioni alla vita consacrata, dovremmo pregare e chiedere l’intercessione di san Basilio il Grande, affinché illumini la Chiesa intera, mostrando la Verità e la bellezza della fede autentica.

San Basilio Magno

          Consapevole che «la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa, e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (Sacrosanctum Concilium, 10), Basilio, pur preoccupato di realizzare la carità che è il contrassegno della fede, fu anche un sapiente «riformatore liturgico» (cfr Gregorio Nazianzeno, Discorso 43,34). Ci ha lasciato infatti una grande preghiera eucaristica [o anafora] che da lui prende nome, e ha dato un ordinamento fondamentale alla preghiera e alla salmodia: per suo impulso il popolo amò e conobbe i Salmi, e si recava a pregarli anche nella notte (cfr Basilio, Omelie sui Salmi 1,1-2). E così vediamo come liturgia, adorazione, preghiera vadano insieme con la carità, si condizionino reciprocamente.
          Con zelo e coraggio Basilio seppe opporsi agli eretici, i quali negavano che Gesù Cristo fosse Dio come il Padre (cfr Basilio, Ep. 9,3; Ep. 52,1-3; Contro Eunomio 1,20). Similmente, contro coloro che non accettavano la divinità dello Spirito Santo, egli sostenne che anche lo Spirito è Dio, e «deve essere con il Padre e il Figlio connumerato e conglorificato» (cfr Lo Spirito Santo). Per questo Basilio è uno dei grandi Padri che hanno formulato la dottrina sulla Trinità: l’unico Dio, proprio perché è Amore, è un Dio in tre Persone, le quali formano l’unità più profonda che esista, l’unità divina.
          Nel suo amore per Cristo e per il suo Vangelo, il grande Cappadoce si impegnò anche a ricomporre le divisioni all’interno della Chiesa (cfr Epp. 70 e 243), adoperandosi perché tutti si convertissero a Cristo e alla sua Parola (cfr Il giudizio 4), forza unificante, alla quale tutti i credenti devono ubbidire (cfr ibid., 1-3).
          In conclusione, Basilio si spese completamente nel fedele servizio alla Chiesa e nel multiforme esercizio del ministero episcopale. Secondo il programma da lui stesso tracciato, egli divenne «apostolo e ministro di Cristo, dispensatore dei misteri di Dio, araldo del regno, modello e regola di pietà, occhio del corpo della Chiesa, pastore delle pecore di Cristo, medico pietoso, padre e nutrice, cooperatore di Dio, agricoltore di Dio, costruttore del tempio di Dio» (cfr Regole morali 80,11-20).
          È questo il programma che il santo Vescovo consegna agli annunciatori della Parola – ieri come oggi –, un programma che egli stesso si impegnò generosamente a mettere in pratica. Nel 379 Basilio, non ancora cinquantenne, consumato dalle fatiche e dall’ascesi, ritornò a Dio, «nella speranza della vita eterna, attraverso Gesù Cristo Signore nostro» (Il Battesimo 1,2,9). Egli fu un uomo che visse veramente con lo sguardo fisso a Cristo, un uomo dell’amore per il prossimo. Pieno della speranza e della gioia della fede, Basilio mostra come essere realmente cristiani.

Foto di copertina: San Basilio il Grande

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Nato nella provincia di Salerno nel 1975, Raffaele Vertucci si laurea nel 1998 in Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Perugia con una tesi di laurea dal titolo “Il Fondamento etico nel pensiero di Albert Schweitzer; il rispetto per la vita”.
Sviluppa intanto dei temi legati alla non violenza e ad Aldo Capitini attraverso delle pubblicazioni, per poi concentrarsi pi
ù propriamente – grazie al prof. Edoardo Mirri e al Prof. Marco Moschini dell’Università di Perugia – allo studio del filosofo italiano Teodorico Moretti-Costanzi e al suo rapporto con Spinoza, i Padri della Chiesa, tra cui Giustino e il pensiero di San Bonaventura da Bagnoregio.
Consegue nel 2008 con il 
summa cum laude il Dottorato di Ricerca di Filosofia presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense, con una dissertazione dal titolo: “Sapienza, amore, verità: il pensare di san Giovanni della Croce: un mistico-filosofo, un filosofo-mistico”, pubblicata dalla stessa Università nel 2010.
È stato componente la Redazione di Perugia della rivista filosofica-politica-pedagogica 
Prospettiva Persona, con sede a Teramo (presidente del Comitato scientifico P. Ricoeur) ed è attualmente componente il gruppo di Ricerca della Fondazione “Siro Moretti-Costanzi” dell’Università degli Studi di Perugia, attraverso cui continua lo studio della Mistica e del suo rapporto con la Patristica e la Filosofia.

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