RIVISTA DI CULTURA MEDITERRANEA

L’ANTIDOTO AI TEMPI BUI. “L’inventore dei libri. Aldo Manuzio, Venezia e il suo tempo”, di Alessandro Marzo Magno. Commento critico di Annarosa Maria Tonin

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Alcune edizioni di Aldo Manuzio (Biblioteca Ambrosiana di Milano – Foto di Luca Frigerio)

 

«Ponga termine dio a queste guerre disastrose che ti conturbano,
che da tanto tempo ti distolgono dai sacri studi delle lettere,
che non ti consentono la quiete e il tempo libero cui sempre
hai aspirato ardentemente per poter onorare quelle arti
cui ti dedicasti fin da fanciullo».
Aldo Manuzio ad Alberto III Pio, principe di Carpi, gennaio 1515

 

     Nel contesto geografico e politico degli antichi Stati italiani tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, coinvolti per anni in guerre sanguinose, vedono la luce innovazioni talmente rivoluzionarie da far parte del nostro tempo quotidiano.

     Di esse e di colui che le ha rese possibili parla L’inventore dei libri. Aldo Manuzio Venezia e il suo tempo (Laterza), saggio scritto da Alessandro Marzo Magno, che offre al lettore la ricostruzione, fin dove è possibile, della vicenda biografica e professionale di Aldo Manuzio, con un occhio costantemente aperto alla nostra contemporaneità.

     L’autore intreccia fili geopolitici, sociali, culturali generali come trama di relazioni parentali e amicali e di collaborazioni professionali, dando voce anche a quanto non è ancora chiaro della storia privata e pubblica di Aldo Manuzio, non ultimo il luogo di sepoltura: Carpi o Venezia?

     Esiste, però, un luogo in cui possiamo renderci conto nello stesso tempo delle reali fattezze di Manuzio e dell’importanza delle amicizie da lui coltivate, senza le quali, afferma Marzo Magno, l’editore non sarebbe diventato così famoso.

Bernardino Loschi, Aldo Manuzio e Alberto III Pio, particolare dell’affresco Alberto III Pio e i suoi famigli, Carpi, cappella di Palazzo Pio

      Alberto III Pio e i suoi famigli è un affresco eseguito da Bernardino Loschi per la parete destra della cappella di famiglia di Palazzo Pio a Carpi. La figura “con un lungo abito nero e berretto dello stesso colore”, ritratta davanti al principe Alberto III (1475-1531) è Aldo Manuzio (1450 ca.-1515), allora cinquantenne, suo precettore, mentore e amico.

     Già alla corte dei Pio, negli anni dal 1480 al 1489, egli vagheggia di fondare lì l’accademia aldina, rimasta, però, un’idea, anche se la sua casa veneziana, come si vedrà, diventerà un luogo reale di incontro delle più grandi personalità culturali del tempo.

     Ciò che sappiamo di certo su Aldo Manuzio compare nelle fonti primarie a cui Marzo Magno ha attinto: atti notarili, corrispondenze private e lettere dedicatorie dei volumi stampati.

     Manuzio si impone nella cerchia umanistica come insegnante, ruolo che lo spinge a rivoluzionare la storia della stampa e dell’editoria. Il valore educativo della lettura dei classici in originale è il primo gradino della scala che lo condurrà a pensare e stampare il libro come noi lo leggiamo e ad avviare la metamorfosi della lettura da attività legata allo studio, al collezionismo, al lavoro (pensiamo alla stampa liturgica o ai ricettari) a scelta consapevole legata al piacere, al diletto, al tempo libero.

     Si rivolge in prima istanza “ai ricchi e molto ricchi”, ha una visione elitaria. Lo scopo è istruire la futura classe dirigente: “chi studia sugli stessi libri da adulto si capirà meglio”, scrive Marzo Magno.

Cristofano Dell’Altissimo, Ritratto di Giovanni Pico della Mirandola, sec. XVI, olio su tavola, 59×45 cm – Firenze, Galleria degli Uffizi

     Il luogo in cui la rivoluzione si compie è Venezia. Aldo Manuzio ci arriva, forse, per la prima volta nel 1487, precettore al seguito di Alberto e Lionello Pio, figli di Caterina Pico, sorella di Giovanni Pico della Mirandola, nella cui dimora ha soggiornato nel 1482, incontrando il Poliziano.

     A Venezia il futuro editore si stabilisce intorno al 1489-90, assunto come precettore da Pierfrancesco Barbarigo, con cui qualche anno più tardi entrerà in società.

      “La bottega e la casa dell’editore si trasformano in un punto di aggregazione di studiosi e letterati non solo residenti a Venezia, ma anche di passaggio, che utilizzano l’ospitalità di Aldo per fermarsi in città” sottolinea Marzo Magno. Dal 1494-1495 la società Manuzio-Torresani-Barbarigo diventa esempio di collaborazione complementare, laddove Manuzio si occupa della selezione delle opere da pubblicare e mette a disposizione la sua fitta rete di relazioni, Andrea Torresani, suo futuro suocero, degli aspetti tecnici e Pierfrancesco Barbarigo del denaro necessario a stampare opere che nella prima fase, fino al 1501, saranno quasi esclusivamente in greco.

     La visione imprenditoriale di Manuzio è altrettanto chiara rispetto a quella culturale: esorta, infatti, gli studenti ad acquistare i buoni libri per formarsi come futura classe dirigente e in tal modo a fargli guadagnare le risorse necessarie a pubblicare altri libri “meritevoli”.

     Egli stampa nel 1493 una grammatica latina, Institutiones grammaticae, strutturata con regole brevi e facili allo scopo di evitare che gli studenti si scoraggino di fronte a testi prolissi e involuti. Nell’ottica di leggere i testi classici originali, a cui si è fatto cenno, Manuzio decide di stampare tutto Aristotele tra il 1495 e il 1498, anno in cui pubblica anche l’Opera omnia di Poliziano. In tali scelte Alessandro Marzo Magno ravvisa alcuni dei molteplici aspetti che fanno di Aldo Manuzio un precursore della modernità. Con la pubblicazione dei primi cinque volumi aristotelici, per esempio, un’opera è suddivisa in più volumi, da riporre in piedi e non più distesi. La fruizione dovrà essere comoda.

     Quali opere di Aristotele lo interessano? I trattati di storia naturale, “senza i quali non sarebbe nato il pensiero scientifico moderno”. Egli e i collaboratori ricercano più codici di qualità della stessa opera per confrontarli e ottenere, così, una stampa “filologicamente corretta”. Altre innovazioni si devono a Manuzio: la stampa su due colonne per pagina con il testo latino a fronte per agevolare anche in questo caso la didattica, l’introduzione del carattere corsivo e del libro tascabile con il conseguente passaggio alla colonna unica.

Tiziano Vecellio, Ritratto di Pietro Bembo, 1539 ca., olio su tela, 94,5×76,5 cm – Washington, National Gallery of Art

     La serie dei tascabili inizia nell’aprile del 1501 con Virgilio, per proseguire con Ovidio, Petrarca, Giovenale, Dante. Di particolare rilevanza risulteranno due pubblicazioni in lingua volgare, senza commento: Le cose volgari di Petrarca, più note come Rerum vulgarium fragmenta, e Le terze rime di Dante. “Una scelta di campo umanistica”, ribadisce Marzo Magno, nata grazie alla collaborazione con Pietro Bembo, il quale “compie – con Petrarca – le stesse collazioni dei codici antichi”, a cui si è accennato in precedenza.

      “Nel novero delle innovazioni aldine, il carattere tipografico rappresenta la più fortunata”, prosegue ancora Marzo Magno, che ricostruisce la collaborazione, ancora ricca di incognite, tra Manuzio e l’orafo bolognese Francesco Griffo, a partire dal De Aetna, un libro di viaggio scritto da Pietro Bembo, stampato nel 1496.

     Il lettore è condotto a scoprire le origini e lo sviluppo della fortuna del tondo aldino e del corsivo grazie a una prosa ariosa, ricca di riferimenti, ma anche di spunti utili all’approfondimento; un excursus dagli albori dell’età moderna alla fine del Novecento, “direttamente dal rinascimento ai giorni nostri” chiosa l’autore.

     Senza i caratteri di Griffo, non esisterebbero i libri tascabili.

Giorgione (attrib.), Ritratto d’uomo con libro verde, 1500 ca., olio su tela, San Francisco, Museum of Fine Arts

     Con la rivoluzione del libro di piccolo formato, ispiratagli dalla biblioteca di Bernardo Bembo, poco distante dalla sua bottega, come quella di Marin Sanudo, Aldo Manuzio editore lascia in eredità la sua più grande lezione da insegnante: la lettura silenziosa. Il passaggio è immortalato in due opere d’arte, citate a esempio da Marzo Magno: Ritratto di Federico da Montefeltro con il figlio Guidobaldo, dipinto nel 1475 dal pittore spagnolo Pedro Berruguete (1450-1504 ca.), nel quale il duca di Urbino è raffigurato mentre legge un grande volume in folio, e Ritratto d’uomo con libro verde, eseguito nel 1500 circa e attribuito a Giorgione, dove il protagonista legge un libro tascabile, al tempo chiamato portatile, che senza i caratteri di Griffo, non esisterebbe.

     Marzo Magno, attingendo come in altre sue pubblicazioni a una ricca aneddotica, racconta ciò che di vero sappiamo della vita di Griffo, anche dopo che ha lasciato Venezia per recarsi nelle Marche, dove collaborerà con Gershom Soncino, il maggiore diffusore della stampa ebraica in Italia.

     A tal proposito, la sfida sospesa nella vita di Manuzio editore è quella della pubblicazione della Bibbia in ebraico. Nel 1501, anno assai fecondo, stampa Breve introduzione alla lingua ebraica, alla quale avrebbero dovuto seguire un manuale di grammatica, un dizionario e i libri sacri. Si trattava, quindi, di un vero e proprio piano editoriale, purtroppo mai realizzato.

Hypnerotomachia Poliphili, frontespizio dell’edizione originale del 1499

     A Manuzio si deve, però, la pubblicazione nel 1499 del libro più bello della storia, l’Hypnerotomachia Poliphili, opera onirica dal linguaggio oscuro, dedicata a Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino. Misteriosa anche per la mancanza d’autore – forse un principe o un frate con lo stesso nome, Francesco Colonna? – celeberrima per le sue centosettantadue incisioni, ritenute opera del geografo e incisore padovano Benedetto Bordon, è concepita per lettori eruditi. Per la prima volta compare il simbolo delle edizioni aldine, riproposto nella copertina del libro di Alessandro Marzo Magno. L’àncora con il delfino avvolto intorno all’asta simboleggiano l’impegno editoriale di Manuzio, accurato e veloce.

     Il ritratto di Aldo Manuzio che Alessandro Marzo Magno ci offre nel suo libro è certamente quello di un umanista, colto e al tempo stesso innovatore, che, come tutti gli uomini di successo, vive anche il risvolto della medaglia: la concorrenza, l’insistenza degli aspiranti autori e, soprattutto, la contraffazione dei tascabili, dalla quale nel 1503 mette in guardia i lettori, spiegando come si riconoscono i falsi. Beffa delle beffe, i contraffattori modificano gli errori svelati.

Hans Holbein il Giovane, Ritratto di Erasmo da Rotterdam, 1523, olio e tempera su tavola, 76×51 cm – Londra, National Gallery

     L’autore si sofferma più volte sul fatto che Aldo Manuzio non avrebbe lasciato in eredità segni così tangibili del suo passaggio se non avesse coltivato amicizie fondamentali, come Pietro Bembo, di cui pubblica gli Asolani ed Erasmo da Rotterdam, di cui pubblica la seconda edizione degli Adagia.

     Il filosofo fiammingo è la fonte primaria che ci consente di conoscere la vita quotidiana e i patimenti in fatto di alimentazione in casa Torresani, di cui è ospite dal 1507 al 1509. Erasmo “lavora tutti i giorni nella bottega di Aldo, controlla le bozze e corregge il testo, scrive su un bancone vicino ai compositori, ai quali passa l’opera foglio per foglio”, compra le uova fresche perché non gli danno da mangiare abbastanza e se le ritrova sostituite da quelle marce. Alessandro Marzo Magno, dunque, mette in risalto la cerchia umanista intorno a Manuzio al pari del protagonista, suscitando anche la risata del lettore e rende evidente come il precettore-editore sia stato un uomo consapevole del proprio tempo e, in tal senso, ci ricorda che non ha mai percorso sentieri lontani dalla morale cristiana; in sostanza, le buone letture distolgono dai vizi e dall’eresia. Egli, inoltre, vivendo in tempi tumultuosi, i “tempi bui”, esprime costantemente il timore che la conoscenza degli antichi e coeva si disperda, a causa della guerra e altre calamità e “mai abbandona la speranza che i buoni libri spazzino la barbarie”, come Bassiano, il suo paese natale nel Lazio, ha sempre tenuto lontana la zanzara anofele e preservato i suoi abitanti dalla diffusione della malaria.

 

Autore: Alessandro Marzo Magno
Titolo: L’inventore dei libri. Aldo Manuzio Venezia e il suo tempo
Editore: Laterza
Anno di pubblicazione: 2020, III rist. 2021
Collana: I Robinson/Letture
Pagine: 224 – 20,00 euro

Alessandro Marzo Magno, veneziano per nascita e milanese per lavoro, si è laureato in Storia all’Univesità Ca’ Foscari di Venezia. Giornalista, è stato per quasi dieci anni responsabile degli esteri del settimanale “Diario”, diretto da Enrico Deaglio. Ha pubblicato numerosi libri di argomento storico. Per Laterza è autore di La splendida. Venezia 1499-1509 (2019).


Foto di copertina: Vittore Carpaccio, Sant’Agostino nello studio, 1502, tempera su tela, 141×210 cm – Venezia, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni 

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Annarosa Maria Tonin è nata a Vittorio Veneto nel 1969. Laureata in Lettere moderne all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sugli inviati veneti alla corte di Rodolfo II d’Asburgo, è stata docente di Materie Letterarie e Storia dell’Arte nelle scuole medie e superiori. Curatrice di eventi culturali, collabora con la rivista trimestrale Digressioni e la libreria Tralerighe di Conegliano. Autrice di racconti, romanzi e saggi, ha pubblicato per Digressioni editore la raccolta di saggi “L’uomo nell’ombra. Storie d’arte, potere e società” (2019) e il romanzo “Anatolia” (2020).

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